Io e loro

Descrivi un cambiamento positivo che hai apportato nella tua vita.

Avevo messo da parte me stessa per dare la precedenza ad ogni membro della mia famiglia stupenda famiglia. L’ho fatto con amore ed intenzionalità: volevo che ognuno di loro fosse il centro del mio mondo.

Il mio principio primo era accrescere la loro autostima e sicurezza.

Li ho abituati a venire prima di me, delle mie necessità e dei miei desideri.

Li ho viziati di attenzioni perchè avevo il desiderio che si sentissero liberi di essere se stessi e sicuri di poter parlare di tutto con me.

Distanza zero tra me e loro. “Tutto è possibile”, era il principio delle nostre giornate. Perché volevo motivarli, crescerli sicuri. Così come: “ciò che è mio è anche tuo”, perché ritenevo giusto fossero curiosi ma anche rispettosi di quanto apparteneva a me.

Un’assenza di barriere che li ha confusi, perché prendevano senza chiedere, lasciando solo orme di disordine dietro ogni loro passo.

Li ho abituati al si,  così che hanno iniziato a dare tutto per scontato.

Ero diventata il genio della lampada: “chiedi e ti sarà dato”.

Un bambino che sa di poter avere tutto non smette mai di chiedere: diventa tutto solo una triste e noiosa abitudine. Pretenziosità.

Ho capito di dover mettere distanza tra me e loro. Dei limiti.

Il  “no” esiste, dovevano scoprirlo anche loro e ancora più importante, parlare anche di ciò che desideravo io.

I miei figli avevano finito per scambiare il mio ruolo di madre con quello di un’amica.

Colpa mia e della mia impostazione troppo amichevole e complice nei loro confronti. Li ho confusi, di nuovo, lo ammetto.

Essermi annullata è stato uno svantaggio: mi ero persa: avevo smesso di curare me stessa. Non avevo spazi tutti miei.

Non esisteva il: “questo è mio, non devi toccarlo”, “ho voglia e necessità di stare da sola. In silenzio”.

In un mondo dove tutto è concesso, a distanza zero,  si perde l’interesse e  la reciprocità.  Ero finita per diventare solo un mezzo attraverso il quale ottenere. Avevano perso il desiderio di avere per il gusto di avere e sostituito con la necessità, sbagliata, di avere sempre.

I miei figli erano diventati dipendenti dell’avere. Alla ricerca continua di  qualcosa di nuovo da aprire o scartare. Un momento solo e breve di cui ci si dimenticavano subito. Come dei fiammiferi. Si accendevano per poi spegnersi immediatamente. L’avevo creata io quella dipendenza: il pretendere di avere sempre ad ogni richiesta.

Si tende a voler per i propri figli quel che non si ha avuto.

Io ho sbagliato in questo perché  avevo dato alla materialità troppa importanza, senza essermene resa conto.

Si perde anche il rispetto.

Un bambino pretenzioso e viziato sa solo urlare più forte se la sua richiesta è inascoltata. Non scende a patti e ti vede solo come un mezzo. Diventi solo un tramite tra desiderio e la pretesa momentanea. Perdi valore. Il mondo perde valore. Salgono solo le grida di chi pretende.

Capito il mio grosso errore, ho lasciato urlare e ignorato le continue richieste. Dire semplicemente di no era inutile: sarei stata inascoltata. Ho fatto sfogare liberamente la frustrazione e la rabbia derivanti dalla mia negazione e una volta che i miei figli  hanno ritrovato la calma ho dato la giusta spiegazione.

Ho aperto loro gli occhi e così facendo i loro cuori e con in sottofondo la giusta tranquillità, loro hanno capito e accettalo la scelta.

Ora ottengono molto meno.

Dal ricevere e avere meno abbiamo ora di più. Valutano le loro richieste. Godono di ogni dono e mi vedono per ciò che sono sempre stata.

Ora sanno che non esistono solo le richieste dei figli ma anche quelle di mamma e papà.

Alla loro disponibilità risponde la nostra.

Si, fanno ancora fatica perché non capiscono né accettano il “devi fare come dico io perché sono tua madre”, “ora devi stare zitto, abbassare la voce ed ascoltare perché sono tua madre”, “devi mettere a posto, adesso, semplicemente perché ti sto dicendo di farlo”. Da bambini in pubertà devono ancora imparare a capire il mondo e se stessi. Sono in un’età in cui si hanno i piedi come su sabbie mobili, si lotta con ormoni. L’età della trasformazione.

Una lotta. Una rivoluzione. Per tutta la famiglia. Si cresce insieme, cercando di evitare i vecchi errori, di trovare le giuste strategie alla giusta distanza. Perché ognuno deve avere il giusto spazio e la giusta posizione. Solo dobbiamo ancora capire quale essa sia. È un “lavoro” che impegna  tutti quanti. Una fatica immane. Quotidiana. Crescere. Crescere insieme non è facile. Le difficoltà, in fondo, danno più sapore ad ogni vittoria. Perciò, maniche rimboccate e avanti  alla prossima battaglia! 

Le difficoltà vanno affrontate, qualunque sua la loro dimensione; insegnarlo ai propri figli è più che doveroso.

Mai mi stancherò di dire loro che il mio ruolo di madre è aiutarli ad essere la migliore versione di sé stessi.

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