Mamá

È qualche mese che ho ripreso a parlare con mia madre.

A seguito di una discussione piuttosto forte avevamo smesso di sentirci.

Non mi era mancata.

Un cuore titubante e scettico come il mio quasi se l’era aspettato; ero perciò preparata e come senza di lei avevo vissuto, così  avrei continuato. Senza alcun rimorso, perché le mille domande che avevo, avevano trovato risposta. Perché avevo ricostruito quella parte della mia vita che non conoscevo.

Poi lei mi ha ricercata e, come è tipico di me; una seconda possibilità non la nego a nessuno. Figurarsi a chi ti mi dato la vita.

Ho ritrovato mia madre cinque anni fa. Grazie a Facebook. Uno degli eventi più emozionanti della mia vita. Ho digitato il suo nome, in realtà lo ha fatto mio marito e dopo aver trovato una foto significativa ci siamo messe in contatto. Io curiosa di conoscerla e di porle le mie migliaia di domande e lei intimorita perché non si aspettava tanta fame di conoscenza sennò rabbia e risentimento. Quanto poco mi conosceva mia madre..

Una foto è stato l’inizio.

Riconoscere e riconoscersi.

I miei occhi mi hanno immediatamente confermato che era lei.

Indipendentemente dal tempo trascorso, sapevo che era lei, perché mi vedevo riflessa in lei.

La strana sensazione di conoscere un totale straneo ma che estranea non era. La donna che mi ha portato in grembo e custodita all’interno del suo corpo finché non sono stata pronta per il mondo.

Allora lei aveva solo vent’anni e già altri due bambini. Tre; come me oggi. Stesso numero ma al contrario: lei due maschi e una femmina, io due femmine e un maschio.

Mi ha partorito in casa. Sono nata con effetto sorpresa ma velocemente. Senza alcun supporto medico. Era solo lei e una sua sorella che per fortuna era passata a trovarla. Una sorella minore, che non ha potuto fare molto per lei, se non gridare spaventata mentre piangeva: “o Dio, Lelis, stai perdendo tutti i tuoi organi interni!”. Nel bel mezzo del travaglio mia madre ha dovuto rassicurare la ragazza.  In mezzo al dolore del parto ha dovuto tranquillizzare la sorella. Se non altro non era stata sola e qualcun’altro aveva potuto badare ai miei fratelli.

Siamo perciò state solo io e lei al mio principio. Lei mi ha preso per prima al mondo tra le mani. Il mio passaggio dal suo corpo alle sue braccia è stato simultaneo.  Lei ha tagliato il cordone ombelicale.

Ha avuto una paura profonda quando non ha sentito il mio pianto. Sono nata silenziosa e silenziosa volevo rimanere.

Mia madre no: lei voleva assolutamente le mie urla e fece di tutto per sollecitare i miei polmoni: pacche sul sedere, pizzichi sulle gambe minuscole e finalmente il mio pianto arrivò.

Un principio particolare il mio. Forse il primo accenno al fatto che la mia vita sarebbe stata fuori dal comune.

Mia madre mi ha amata profondamente.

Non amava la sua vita.

Non amava il padre dei suoi figli.

Non più.

Non amava la sua casa, perché tutta l’abbondanza che le era stata promessa era svanita e si era ritrovata a vivere nel nulla e nella miseria. Tutto a causa della gelosia. Quella aveva corroso il già fragile legame tra i miei genitori e prepotenza, violenza e povertà sono stati massi troppo grandi per le giovani spalle di mia madre. Di chiunque in realtà.

Vent’anni. Con la brama di vivere che solo una giovane donna può avere. Aveva le fiamme dentro ma intorno a lei solo cenere.

Noi, certo, ma non abbastanza per lei. Soprattutto quando si è innamorata. Innamorata per davvero e profondamente.

Lei ha scelto mille altre nuove possibilità e messo noi da parte. Voleva vivere mia madre e aveva pensato che senza di lei la nostra vita sarebbe potuta essere migliore. Lontana dal vecchio. Si, perché quando sono  nata mio padre aveva 54 anni. Avrebbe potuto essere mio nonno. Aveva conquistato mia madre solo grazie al suo benessere. Un miele con cui l’aveva attirata, con cui si era assicurato il legame con lei ma di cui aveva privato tutta la famiglia per il bisogno di allontanare mia madre da qualunque tentazione; così che la nostra bella villa è diventata una casa in costruzione che mancava ancora di tutto: luce elettrica, bagni, persino i pavimenti perché il vero paradosso era che mio padre era benestante ma la sua necessità di controllarla ci aveva ridotto al non avere nulla. Tutto era nelle mani prepotenti di mio padre.

Mia madre se ne è andata con il suo nuovo amore. Non sopportava più la situazione, la miseria e le botte quotidiane.

Io dimenticai presto mia madre. Tanto che non ricordavo nemmeno le sue visite sporadiche. Lei tornava a trovare noi. Vinceva la rabbia, la paura e il ribrezzo che provava per il vecchio. Voleva vedere che stessimo bene e ogni volta faceva l’ennesimo tentativo: quello di portarmi via con lei. Non accettava che io vivessi con lui; ma io non mi sarei mai allontanata dai miei fratelli, per nessuno al mondo; men che meno per una donna che per me non significava più nulla. Io non la cercavo, e mio padre se la rideva del mio disinteresse totale per lei. Poco importava che rifiutassi anche lui: importante era che io non provassi niente per mia madre.  Un situazione che sarebbe rimasta invariata per molti anni.

Il richiamo alle proprie radici, alla propria storia può essere silenzioso ma è un richiamo che vive sempre finché non esplode.

Io credevo di poter fare a meno di lei. Come era sempre stato. Era un’illusione. Ho bisogno di lei, della sua voce, delle sue parole, delle sue quotidiane frasi d’amore e dell’orgoglio che dimostra costantemente nei miei confronti.  Credevo di poter vivere senza il suo amore, avendolo ricevuto,  ho compreso finalmente quanto mi fosse mancato e quanto forte sia un legame  viscerale che vince tempo e distanza. Come al principio ora siamo io e lei. Paga i suoi errori con l’attesa e l’impossibilità di avermi tra le sue braccia. Io però le ho promesso una sorpresa e lei vive di questa speranza. Sarà come il nostro primo giorno insieme: due cuori che battono legati dal tanto atteso abbraccio e tante lacrime di gioia.

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