145- Panda

Il solo vederlo mi faceva stare bene.
Meglio.
In principio lui non sapeva nulla delle mie problematiche famigliari.
Fino al giorno in cui sono scoppiata a piangere davanti a lui.
Ero silenziosa. Mogia mogia.
Poi è arrivato un pianto disperato.
Non volevo farlo.
Ho sempre odiato piangere davanti agli altri.
Mi sono seduta sulle sue gambe e mi sono rifugiata tra le sue braccia.
Come una bambina.
Non mi ha chiesto niente.
Mi ha coccolata per un tempo che non avrei saputo stabilire.
Quel giorno non mi importò di perdere lezioni.
Tra quelle braccia stavo bene e da lì non volevo muovermi.
Anche dopo aver trovato la calma siamo rimasti in silenzio. Sempre attaccati. Io immersa tra le sue braccia, quasi nascosta.
Poi ho scostato la mia testa dal suo petto e ho cercato i suoi occhi.
Un sorriso triste e poi ho iniziato a parlare.
Lui mi ha ascoltata. Solo i suoi occhi reagivano al mio racconto. Il resto del suo corpo intento ad accogliermi.
Poi anche le mie parole sono finite.
Ho riposato la testa là dove si trovava prima del mio monologo.
“Clara io sono qui. Sarò sempre qui per te”.
Parole attese. Desiderate. Cercate disperatamente.
Nuotavo nel mio mare nero, esausta, senza alcuna fede, prossima al lasciarmi affogare ed ecco finalmente qualcuno mi aveva gettato un salvagente.
Un significativo raggio di sole entrò nella mia vita.
Da compagno di tempo Fabrizio diventò mio Amico.

Di seguito a quel giorno lui diventò mio confidente.
Mi concessi la libertà di sfogarmi.
Parlavo e attraverso la lingua tiravo fuori il veleno che avevo dentro.
Parlavo della mia famiglia. Non tanto di me stessa.
Parlavamo tanto e meglio all’università perché sapevo che le nostre chiamate al telefono erano sempre ascoltate da mia madre.
Mi sembrava di sfruttarlo, però era l’unico essere di questa terra che riuscisse a darmi un po’ di conforto.
Di serenità.
Con lui non dimenticavo ma condividevo.
Si sa che portare un peso in due procura meno fatica ed era proprio questo che sentivo: finalmente sentivo meno peso sul mio cuore.
Fabrizio aveva attirato la mia attenzione al primo sguardo: lo avevo trovato genuinamente interessante. Un’impressione che voleva essere dimostrata. E quanto era giusta. Quanto si svelava stranamente vero. Una scoperta così piacevole…Era strano…Come se avessi incontrato qualcuno che sapevo di conoscere ma che avevo dimenticato.
Il mio compagno.
Quanto sei sempre stato in grado di farmi sentire meglio.
Si. Voi lo avete capito: era amore.
Solo io non lo vedevo.
Non lo vedevo perché non volevo vederlo.
L’amore allora mi terrorizzava.

Un pensiero su “145- Panda

  1. Rileggere è rivivere.
    Fabrizio mio quanto è dolce rileggere l’inizio della nostra storia.
    Oggi ho rivissuto il principio della nostra reciproca scelta e la cosa mi ha trasmesso una tenerezza infinita, soprattutto a paragone di ciò che è oggi il nostro legame; come vedere la foto di un neonato e sapere esattamente quale adulto diventerà.
    Grazie amore mio perché da questo specifico giorno non hai mai smesso di tenerli tra le tue braccia coccolandomi, custodendomi, insegnandomi che anche a me era destinato l’amore e una vita piena.

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