141-il porco e gli squali

“Il bambino starà qualche giorno con la madre. Mi ha dato poco preavviso; ho pensato di non avvisarti prima al telefono, così avremo un po’ di tempo per conoscerci meglio. Per queste due sere staremo da mia madre”.
Sono stata con lui tutto il giorno.
L’ho accompagnato a fare tutti i giri della giornata.
Mi era sembrato strano che non mi avesse portata a casa a posare le valigie che per tutto il tempo erano rimaste in macchina.
Mi era sembrato strano che non mi avesse presentata alla madre di suo figlio.
Mi aveva portato a pranzo ad un ristorante sardo.
L’unica nota positiva della giornata.
Quell’uomo più passava il tempo, più mi piaceva meno.
Siamo rientrati dopo cena presso una bella villa sulla Cassia.
“Cerchiamo di non fare rumore. Non vorrei svegliare mia madre: qui abita anche lei. Ti mostro la stanza. Lì potrai metterti comoda”.
Neppure sua madre mi era stata presentata.
Eravamo entrati in casa come due ladri.
Mi sono ritrovata in un’immensa camera da letto.
Non ho disfatto le valigie, mi sono messa il mio pigiamone, mi sono fatta una bella doccia e sono scappata al letto dopo aver chiuso la porta a chiave.
Resa tranquilla da quel doppio giro di chiave mi sono finalmente addormentata.

“Perchè hai chiuso a chiave ieri sera? Sono stato costretto a dormire sul divano”,
“O mio Dio! Mi dispiace così tanto! È solo che a casa sono abituata a fare così e poi ero convinta che la stanza fosse destinata a me”, sorriso ingenuo da abile bugiarda.
Tutti i campanelli di allarme che avevano suonato dentro la mia testa trovavano riscontro nella realtà: lui si era aspettato che io dormissi insieme a lui!
Col cavolo che avrei fatto da bambolina gonfiabile in carne e ossa per questo porco!
“Senti, probabilmente dovrai accompagnarmi a qualche festa con grosso nomi, perciò dovrai essere impeccabile. Lunedì andrai al centro estetico della mia famiglia per farti una depilazione…la preferisci parziale a totale? Ti capiterà di indossare degli abiti di stilisti rinomati: dovrai essere perfetta. Non te l’ho ancora chiesto, per cosa hai un ragazzo?…”.
Il sudore freddo ha cominciato a scendere dalle mie tempie.
Ora avevo capito perché la tata precedente mi era sembrata tanto strana: la loro distanza personale era inesistente, stavano praticamente appiccicati. la frase: “Se ne torna in Polonia perché questa pazza si è innamorata di me”, che in principio avevo interpretato come una battuta, ora aveva trovato chiarimento.
Dove mi ero cacciata?
Che ragione avevano tutte quelle frasi?
Perché non parlare del bambino, delle sue abitudini, delle sue paure?
Con quale intenzione quest’uomo mi aveva presa con se?
In maniera del tutto irrazionale mi sono detta che era meglio affrontare questa terribile situazione che dover tornare a casa.
Meglio dover lottare contro un porco, tenerlo a bada e trovare alla svelta un nuovo posto di lavoro che dover affrontare altre discussioni con i miei exgenitori.
Meglio dover lottare contro le paure che in quel momento mi stavano togliendo l’aria, che dover subire le cattiverie di lei.
Abbiamo consumato i pasti in dei locali.
Siamo tornati a casa solo in tarda serata.
Mi sono rinchiusa in camera.
Mi sono coperta completamente con le coperte.
Il tepore mi ha fatto sciogliere il nodo che avevo allo stomaco.
Parte del gelo della mia anima si è dissolto.
L’indomani mi sarei dovuta finalmente occupare del bambino. Finalmente.
Il richiamo del mio cellulare mi ha fatto saltare fuori dal mio rifugio.
“Ciao zia”. Zia Teresa.
“Come hai fatto a riconoscermi?”
“Avevo il tuo numero in memoria”
“Ah…Senti come va?”
“Bene”
“Sicura?”
Le lacrime hanno preso a scendere senza freno.
“Clara fammi un favore, torna a casa! Domani mattina mi devi chiamare per dirmi che sei tornata indietro”
“Non ci riesco zia! Ho pensato di farlo, ma al solo pensiero mi piange il cuore! Non ci riesco! Non mi ci vogliono dentro casa. È una violenza continua. Un litigio al giorno!”
“Tua madre dice che il problema è che non studi”
“È una bugiarda. La mia buona media e i complimenti che mi fanno i professori lo negano. Non mi stai dicendo nulla di nuovo”
“Lei dice che sono voti che tu ti scrivi da sola. Dice che stai falsificando il tuo libretto universitario”.
Ecco la novità. Non potevo crederci. Metteva in dubbio la vericità di quello che era un documento propriamente detto. Come poteva credermi così imbecille? un atto illegale, tra le altre cose.
“E dopo tutto questo io dovrei tornare a casa? Come posso farlo se ogni ora che passa vengo a sapere novità sempre più brutte? Mi stanno rendendo la vita un inferno!…”
“Clara. Ho una brutta sensazione. Fallo per me. Torna a casa. Torna all’università continua gli studi. Cerca di stare in facoltà durante il giorno, studia in bibiloteca. Quando torni a casa chiuditi in camera tua. Evita qualunque contatto con lei”
“È qualche mese che cerco di farlo…è lei che mi cerca, che mi stuzzica; è come se lo facesse apposta…”
“Resisti, resisti finchè non avrai finito l’università”
“Non so se lei me lo permetterà e se io sarò abbastanza forte da farlo”
“Se non per te fallo per me”.
Una frase che mi è piaciuta.
Ho deciso di accontentare zia Teresa.
L’indomani sarei tornata indietro.

Avevo mantenuto il mio proposito.
Ero di nuovo a casa.
Nella mia camera.
Avevo finito di sistemare di nuovo le mie valigie.
Mio fratello mi guardava sorridente.
Era contento che fossi di nuovo con lui.
Il porco stava seduto nella loro camera da pranzo.
Gli orchi stavano discutendo tra loro.
Io ero troppo schifata per partecipare al loro finto colloquio.
Il porco stava dicendo che era stato costretto a riportarmi a casa perché non era scattata alcuna simpatia tra me e il piccolo Luca. Non era stata per colpa mia. I miei tentativi per guadagnarmi il suo affetto erano stati lodevoli; era stato il bambino ad aver rifiutato categoricamente la mia presenza…Che schifo! Gli avrei sputato in mezzo agli occhi.
Lei gli ha risposto dicendo che ero una ragazza difficile, complicata da capire. Una che aveva abbandonato gli studi perché con troppi grilli in testa, in poche parole che ero un’imbecille.
Non sapevo se ridere o piangere.
Avevo tre squali in salotto a parlare di me. d
Dovevo ascoltare mentre facevano a brandelli coi loro dentro aguzzi quella che loro credevano che fossi.
Non sapevo chi tra di loro mi facesse più schifo: il maiale, la vipera che era mia madre o il padre taciturno che ascoltava senza emettere suoni o giudizi.

La mia cara mamma mi ha raggiunta in camera.
La sua gioia era davvero grande.
“Non credere di poter fare quello che hai fatto fino adesso. Quando quell’uomo se se sarà andato faremo un bel discorsetto”.
Con voce gelida e occhi in fiamme è uscita sbattendo la porta.
Mi sarebbero mai capitate situazioni normali?
Da un’anomala situazione sono passata ad una strana, sporca, brutta situazione per poi dover fare ritorno alla vecchia cara anomala situazione.
Quali erano stati i vantaggi per me?
“Visto che sei ritornata mettiamo subito le cose in chiaro: in questa casa non si esce la sera durante la settimana; ad eccezione del sabato, a patto che a mezzanotte si stia a casa. Alla prossima sezione dovrai dare esattamente sei esami. Se ne salti anche solo uno, io smetterò di pagarti l’università e tu dovrai cercarti un lavoro”.
A parlare questa volta era stato lui.
Lei era stata davvero brava nell’ammaestrarlo.
Del suo discorso mi era piaciuta solo la parte degli esami da superare.
Per il resto io andavo come i gamberi: se in tutto il mondo ogni movimento tende all’evoluzione, io ero costretta all’involuzione.
Mi vedevo costretta a fare gli stessi orari di un minorenne.
Ma poi che mi importava?
Che cosa avevo mai da perdere?
Avevo talmente poco che non avevo davvero nulla da perdere.
Se prima tornavo tardi, era solo perché facevo la cameriera in un pub.
Non ero mai stata in discoteca con le amiche, e a parte la parentesi con Luca non avevo mai avuto appuntamenti con qualcuno durante la settimana.

Che bello ero di nuovo a casa!

Un pensiero su “141-il porco e gli squali

  1. zia Teresa.
    La persona che tanti anni fa ha impedito buttassi la mia vita al cesso.
    Da lei salvata.
    Neppure lei sa di averlo fatto ed è inutile tentare di rivelarglielo ora.
    Per lei non sono più una nipote.
    Colpa delle mie bugie, delle “cose” che ho scritto; talmente brutte da non poter essere credibili. Creazioni di una mente malata.
    Ecco cosa sono oggi per mia zia.
    Accetto le conseguenze delle mie azioni e delle mie scelte.
    Io ti ringrazio per avermi salvata da una cattiva scelta dovuta alla disperazione di allora e poi, beh, peccato tu abbia scelto di non accettare la verità.

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