82-non più figlia

Per molto tempo  non ho parlato  tra le mie pagine dell’evento che ha fatto crollare il mio mondo.

Ricorderò per tutta la mia vita quel giorno: 15 aprile del 2003.

Come una codarda mi sono rifugiata in altri argomenti nella la precaria speranza di poter distrarmi dalle ferite della mia anima.

È stato peggio della sera in cui mi sono bruciata con  fuoco e benzina.

Il dolore fisico passa.

Quello interiore dura una vita intera.

Accampagna ogni respiro.

Mi è stata inflitta una tortura che mi porterò sulle spalle a ogni mio passo.

Le labbra di questa ferita non si chiuderanno mai.

Ho fatto finta che non fosse successo.

Che fosse l’ennesimo errore dovuto alla rabbia.

L’ennesima offesa verbale.

Poi ho capito che non era così.

Lei lo pensa davvero.

Ne era convinta.

Una è stata la goccia che ha fatto traboccare il suo vaso minuto.

Era lunedì.

Il primo giorno dopo la mia punizione eterna.

due giorni dopo che ero rientrata alle tre del mattino.

Quello che non sapevo era che mia madre non aveva ancora finito di parlarmi.

Quella domenica si era trattenuta.

Non mi aveva detto tutto quello che avrebbe voluto dirmi.

Aveva aspettato quel lunedì pomeriggio.

Eramo da sole a casa.

Papà al lavoro e mio fratello a fare gli allenamenti.

Io non meritavo di fare sport perché non ero brillante a scuola.

Nemmeno mio fratello lo era.

Lui, però, ne aveva bisogno per sfogarsi: era un uomo.

Giusto. Molto corretto. Democratico.

Mia madre mi ha raggiunta  in camera mia.

“Noi due dobbiamo parlare”.

Che bello.

In tutti quegli anni di convivenza non lo avevamo mai fatto per davvero.

Siamo sempre rimaste due estranee.

Che stesse per cambiare qualcosa?

Ho aspettato che aprisse bocca.

“Devo dirti solo due cose: quello che hai fatto sabato è stato troppo grave: per me non sei più mia figlia: io non provo niente per te. Seconda cosa: calma i tuoi ormoni bollenti. Sei un animale. Me ne sono accorta, non sono mica una stupida, so bene che tu ci stai provando con tuo padre. Ho tante prove: come ti trucchi: lasci la porta aperta e fai la provocante per farti vedere e poi ti ho spiata: ho fatto delle riprese e delle foto mentre ti tocchi”.

Telegrafica.

ha detto questo e mi ha guardata.

 Non ho ribattuto nulla.

Ho semplicemente risposto al suo sguardo.

Era come se fossi stata narcotizzata.

Come se il mio corpo si fosse anestetizzato per proteggersi da se stesso.

Ecco che cos’era il disagio che sentivo da qualche tempo, quel leggero presagio che galleggiava nell’aria come se avesse voluto prepararmi a non crollare di fronte a queste parole.

Finalmente  era chiarito il mio presentimento.

Sul momento non ho sofferto.

Non avevo ancora assimilato la concretezza di quelle frasi.

“Fammi vedere i video e le foto”.

Ho detto solo queste parole.

Sono rimasta seduta a guardarla.

Estremamente calma.

La calma coatta che deriva solo dai grandi traumi.

Sapevo bene che quanto aveva affermato era falso.

Che non mi amasse, era chiaro da molto tempo.

Quell’affermazione era vera.

Finalmente lo aveva ammesso.

Il resto costituiva la più crudele delle bugie.

Non era mai stata in grado di prendere una macchina fotografica in mano.

Figurarsi fare una ripresa.

Che mi avesse spiato. Si. Era vero.

Lei ha sempre amato farlo.

Con chiunque.

Non perdeva occasione per nascondersi dietro porte o persiane chiuse per impicciarsi di qualunque rumore.

Mi ero masturbata?

Non era credibile.

Mai fatto.

Un’educazione cattolica portata avanti per anni dalle suore in orfanotrofio e una madre rigida come lei avevano soffocato qualsiasi tipo di curiosità.

La masturbazione era un’argomento pressocchè inesistente per me.

Farlo mi avrebbe fatto sentire terribilmente sporca.

Se mi ero toccata era stato solo per prendere coscienza dei cambiamenti del mio corpo. Qualunque adolescente guarda con curiosità il proprio corpo davanti ad uno specchio.

Il fatto era che lo avevo fatto molti anni prima. Quando ero più piccola.

Una curiosità che non aveva nulla di erotico ma che era il normale stupore di una bambina di fronte al suo sviluppo.

Se c’era qualcuno che aveva violato qualcun’altro, era lei perchè aveva spiato la mia intimità.

Le parole non mi avevano turbata perchè non mi ero sentita colpevole.

Non ero io nel torto.

“Lo farò quando vorrò farlo”

“O non lo fai perché sai che non esistono?”

“Mi fai schifo. Sei una bestia in calore”, mi ha sputato contro e se ne è andata.

Rimasi immobile per ore.

Non ebbi la forza di muovermi.

Il corpo mi era diventato improvvisamente pesante.

Permisi alle prime lacrime di uscire.

In silenzio.

Era come se mi colasse dell’acido dalle guance.

Avevo sempre pensato che il nostro problema fosse l’incomunicabilità.

Non andavamo d’accordo.

Era una verità più che concreta.

Il mio amore per lei, tuttavia, era altrettanto reale.

La amavo.

A modo mio la amavo.

L’avevo sognata per troppo tempo perché non fosse così.

La avevo accettata come madre dal primo istante in cui l’avevo abbracciata e da allora lo era sempre stata.

Le ero corsa incontro frenaticamente prima ancora che i miei occhi si fossero posati sul suo viso.

La amavo già prima di incontrarla.

I nostri caratteri erano incompatibili; eravamo delle totali estranee perché incapaci di parlare l’una con l’altra.

Era mia madre, però.

Ora lei non si considerava più tale.

Non provava nulla per me.

Ho sentito il mio cuore lacerarsi.

Non mi reputavo una vittima.

Ero più diavolo che angelo tra le mura di casa.

Ho cercato sempre di rimanere sempre dentro i limiti imposti alla mia età e al mio ruolo. Cosa che lei non ha mai fatto.

Era davvero un così grave errore aver fatto tardi e non aver avvisato?

Questo mio errore valeva il mio diritto di essere figlia?

Mi è sembrato un prezzo troppo altro per uno sbaglio che fa qualunque adolescente. Nemmeno figli assassini ricevono un trattamento tanto crudele.

È stato…Non sapevo neppure come definirlo…Sentirsi dire queste parole da mia madre…Mi sono sentita come il fedele che scopre che il Dio nel quale serbava il suo più profondo amore incondizionato fosse solo un’illusione.

Non ho mai pensato a lei come una madre adottiva.

Era mia madre.

Tutto e semplicemente questo.

Cristo Santo!

Davvero era successo?

Di nuovo mi sono sentita come sotto sedativo.

Ogni mio sentimento sembrava sopito, sotto torpore.

Mi sentivo un guscio vuoto.

Sarei dovuta andare via?…E dove?

Avrei dovuto chiedere aiuto?…E a chi?

…Avevo solo terra bruciata intorno a me…

Sono rimasta seduta sul letto per tutto il pomeriggio.

Quale era la soluzione per poter convivere in ambiente famigliare nel quale non ero la benvenuta?

Diventare un guscio vuoto?

Privarmi di ogni gioia per escludere il dolore?

Avrei dovuto cessare di avere aspetttative nel mio prossimo per impedire qualunque tipo di delusione?

Se costretta a diffidare dei miei stessi genitori di chi avrei mai potuta fidarmi?

Se mia madre e mio padre non erano riusciti ad amarmi chi mai avrebbe potuto farlo?

Prima di esprimermi ulteriormente decisi di aspettare la sera, durante la cena avrei chiesto dei chiarimenti.

Davanti a tutta la famiglia.

La mia speranza più grande era quella di trovare il sostegno necessario per dimostrare a mia madre che il suo era un grande errore di valuzione.

Speravo tanto nel loro aiuto.

Mi sono sentita mancare l’aria.

Decisi di rifugiarmi in un dolce pensiero: il mio Fabio.

Il sollievo è stato  immediato.

Arrivarono le farfalle, non nello stomaco, bensì, dentro al cervello.

Sono scappata  in quella mia relazione adolescenziale per non dover affrontare pensieri torbidi come fango.

ripensare agli sguardi, alle parole, alle sue attenzioni, al suo amore trasparente mi ha fatta sentire subito meglio…Miseramente felice di essere importante alleno per lui.

4 pensieri su “82-non più figlia

  1. non da molto sono venuta a conoscenza del fatto che i miei genitori leggono il blog.
    una tale ammissione implica il fatto che non ci siano stati contatti tra di noi. infatti è così.
    volevo solo sottolineare qualche dettaglio; il perché del mio scrivere l’ho dichiarato al principio del mio blog; non voglio soffermarmi ancora sulla questione…ciò che è mio desiderio sottolineare è che non provo piacere alcuno nel narrare le brutte giornate de l mio passato; non agisco non intenzioni di vendetta…posso solo immaginare come vi sentiate: smarriti, macchiati, feriti…proprio come mi sono sentita io per molto tempo…proprio per questo vi capisco…il dolore ci unisce…per anni e anni ho conservato queste pagine nella certezza che un giorno le avrei strappate; le avrei buttate via nel momento in cui ci saremo ritrovati: per questo negli anni da quel lontano 2005 ho fatto sporadici tentativi di riavvicinamento.
    ad ogni vostro rifiuto è cresciuto il peso di queste pagine. per questo le ho conservate.
    ad ogni vostro no, al vostro silenzio, al vostro negarmi, il mio dolore cresceva…ma non ho mai perso le speranze.
    la nascita delle bambine mi aveva lasciato sperare nel miracolo: perciò ho tentato, non una ma tante volte…fino ad una settimana dalla mia partenza per Berlino.
    A quell’ennesimo no ho ceduto.
    a quell’ennesimo no ho capito di aver perso. e come ho perso io avete perso voi.
    anneghiamo insieme di fronte alla possibilità che la vita stessa ci ha offerto e allora ho preso la decisione di condividere la mia storia.
    per la prima volta vi vedo reagire, costretti ad uscire da quell’isolamento che vi faceva da cuscinetto…ed ora siete costretti a reagire alle conseguenze delle vostre scelte.
    non mi piace essere foriera di brutti sentimenti e sensazioni, non mi piace come vi sto facendo sentire…sta a voi credermi…e aggiungo solo una cosa: la fine di questo blog non è scritta: se gli errori del passato non si cancellano per lo meno impariamo da essi.
    essere genitori è l’impegno più gravoso per ogni essere umano, non concede pause, tregue…ti rende responsabile e sensibile all’altro fino all’ultimo respiro…che futuro volete per voi?..voi ci credete nel lieto fine? nella continua crescita e miglioramento di se stessi?
    siete stati mia madre e mio padre, ci siamo smarriti lungo il cammino ma nulla vieta di venirci incontro: potete tornare ad esserlo. che futuro volete per voi?…a voi sta scrivere il lieto fine…non voglio nemmeno parlare delle bugie crudeli che state tentando di spargere tra i nostri pochi parenti: sono gesti dettati dall’insicurezza, dalle sabbie mobili sotto i piedi, dalla paura, dal dolore…bugie totalmente inutili.
    cresciamo insieme.
    basta attaccarci. basta ferirci…se desiderate è ora di ricucire…penelope è stanca di sfilare le sue tele..ma solo voi avete il potere di fermarla.

    "Mi piace"

  2. Avatar di Cristiano Cristiano

    Brava Clara, bel gesto di apertura. Speriamo di cuore venga apprezzato, capito e valorizzato. Per il bene di noi grandi ma soprattutto per il bene dei nostri ragazzi. Perché seppur tra “pochi parenti” possano ancora definirsi un domani una famiglia e trovare all’interno di essa quell’aiuto e sostegno che solo una vera famiglia può dare. Dai zio… dai zia… restiamo uniti.

    Piace a 1 persona

Scrivi una risposta a claralisialavinia Cancella risposta