Chiccho

Racconta la tua prima cotta.

Quando ero molto piccola ero molto spregiudicata e ardita. Erano i tempi della scuola elementare, a Bogotà.

Chi voleva stare con me non doveva avere pretese ma in compenso avrebbe dovuto portarmi un regalo tutti i giorni. Sempre diverso. Un dono che avrebbe dovuto stupirmi e piacermi.

La mia impostazione, non certo simpatica e altruista,  e non certo giustificata da bellezza o prestanza, non ha trovato molte vittime e i miei pretendenti, già molto scarsi, diminuirono ancor di più.

Un povero mal capitato, però, l’ho trovato.

Il karma ha colpito la mia prepotenza  e la storia è durata solo un giorno.

Il suo regalo è stata una Bibbia illustrata. Non entusiasmante, un regalo deludente, ma i disegni erano belli, perciò accettai.

Peccato che le suore supercattoliche dell’orfanotrofio si accorsero all’istante del grave errore: era dei testimoni di Geova e mi insegnarono a suon di sonori schiaffi che un testo del genere era sacrilego e assolutamente vietato. Allora ho accolto il pestaggio senza ben capire il motivo della mia punizione e serbando un profondo rancore per chi aveva causato il mio male. Sapevo che la mia storia d’amore poteva ritenersi conclusa; ecco perché ho rotto con il mio corteggiatore la mattina successiva: “Il tuo regalo è terribile! Non possiamo continuare a stare insieme”,  ho spiegato con rabbia, del tutto indifferente alla sorpresa e alla confusione di lui.

L’esperienza ha prosciugato la mia sicurezza come neve al sole e di ragazzi e di regali non ho voluto piú saperne nulla. Meglio una vita senza problemi e rischi inutili. Meglio essere trasparenti. Per gli occhi di tutti.

Poi si cresce, solo un poco, in effetti e cambia tutto.

L’interesse ritorna, anche non ricercato.

Ci vai a sbattere addosso e ti ritrovi ad osservare qualcuno che conoscevi e che è diventato improvvisamente bello da morire. Sei incredulo ma quel nodo che ti si crea in gola è il primo sintomo che sei fritto: cotto al punto giusto.

Non si può ignorare.

L’amore scoppia che siamo ancora dei bambini e mai nella vita avrà la dolcezza e la purezza di quel primo trasporto per qualcuno.

Perché il sole non si trova più al di là del cielo ma sembra essersi spostato dentro qualcuno e ti brucia teneramente. Vorresti ignorarlo, non fissarlo, ma gli occhi si piegano a quella strana calamita che attira verso quella persona. Inesorabilmente. Perché tutto ha bisogno del sole per vivere.

La prima cotta.

Chicco, nel mio caso.

L’amore romantico per antonomasia. Fatto di farfalle, sguardi persi nel nulla, stupidi sorrisi sul viso, ginocchia al petto e braccia a circondare il corpo, quasi a voler intrappolare il nodo caldo che ti ritrovi dentro al cuore. Fantastichi della futura vita insieme: matrimonio, figlio e fantastica vita insieme.

È percorrere una strada del tutto nuova. Una novità. Tutto è magia. Il protagonista assoluto si trova tra le costole  e il suo battere impazzito nel petto è una musica assordante che fa fischiare le orecchie, asciuga la gola e regala lievi capogiri.

Un “Ciao”, per lui casuale, per te diventa la canzone preferita.

Un incontro inatteso diventa la testimonianza che è l’amore della tua vita.

Lo vedi arrivare e cominciano i sospiri. Le palpitazioni. Ti senti come tramortito, incapace di decidere se il tuo corpo è diventato improvvisamente pesante, tanto da faticare a muoverti, o tanto leggero da poter volare via.

Incrociare il suo cammino diventa l’evento più importante delle tue giornate.

Chicco era la mia cotta estiva. Durata anni. Da giugno ad agosto era il mio dolce pensiero fisso. Per lui io ero quasi inesistente, quando lui, per me, era la mia meravigliosa estate.