Una volta avrei risposto senza esitazione: la voglia di riscattarmi, di dimostrare il mio valore, il desiderio affermare la mia realizzazione personale.
L’amore. La famiglia. Uno stipendio che mi permetta di vivere senza preoccupazioni. Vivere serena e orgogliosa.
Ho avuto ed ho la fortuna di avere tutto ciò che sognavo e sogno.
La mia é stata una partenza in salita visto che quando volevo disperatamente afferrare mi terrorizzava. Non è facile avere desideri e aggrapparsi ad essi: bramarli profondamente ed in contemparanea esserne terrificato.
Avete mai pianto di felicità con il cuore a pezzi? Lacrime a cui non sai attribuire il giusto significato, perché non sai se piangi perché ci credi o non perché non ci credi. Mi sentivo esclusa, impossibilitata e priva del diritto a vivere come avrei voluto. Poi mi sono lanciata nel vuoto, affrontato le mie paure e lentamente ho imparato a lasciarmi vivere.
Una volta dicevo: voglio vivere.
Ci sono riuscita.
Mi sono presa ed ho afferrato questo mio diritto. Non ho preso a mozzichi la vita, come la Clara di oggi avrebbe fatto; ho imparato a camminare decisa e sicura, ho preteso, lottato e ottenuto.
Oggi dico a me stessa: “Voglio sapore nella mia vita”. Si, voglio una vita degna di essere vissuta ma soprattutto voglio una vita piena di sapore, perché é unica ed irripetibile. Voglio vivere con lo slancio di chi mangia il suo perfetto piatto preferito, con la passione di un’innamorato. Voglio mordere la vita.
Ho sempre amato le materie letterarie. Una passione che é esplosa quando ho scoperto l’epica classica: l’Iliade, l’Odissea e poi l’ Eneide. Passavo ore e ore a leggere ed i nomi mi sono diventati tanto famigliari da non averli mai dimenticati. Mi sono appassionata della mitologia greca perché una sua caratteristica mi aveva colpita: adoravo l’imperfezione delle divinità: il loro essere schiavi delle passioni e dei vizi come qualunque altro essere umano. Unica differenza: l’eternità. Terribilmente umani eppure essere superiori. In essi era possibile vedere tanto il meglio che il peggio dell’umanità e dall’intervento delle divinità sulla vita dei comuni mortali nascevano le storie più belle: miti che sbalordiscono e che lasciano pensare; non per niente il padre della psicologia si é servito della mitologia classica per attribuire nomi a concetti che sono conosciuti in tutto il mondo e sono alla base della psicologia freudiana. Narciso, Edipo, come non conoscere le loro storie sbalorditive…Poi ho iniziato a studiare la filosofia ed é stato un colpo di fulmine, amore profondo; mai materia ha saputo interessarmi di più. Avevo persino deciso che se mai avessi avuto una figlia l’avrei chiamata “Sofia”.
É innegabile: studiare qualcosa che appassiona da un sapore tutto particolare allo studio.
Arrivato il momento della scelta dell’università ho scartato la mia materia preferita: ha vinto la concretezza sulla passione, il dilemma di fatto non c’è stato: per quanto la filosofia possa essere interessante non mi avrebbe portato ad uno sbocco lavorativo solido. Ho scelto la pedagogia, perché pensavo al giorno d’oggi vincesse il concreto insegnare piuttosto che il pensare. In teoria, almeno, perché la vita mi ha portato ad abbandonare entrambe e mi sono trovata semplicemente e banalmente a lavorare ed é da allora che non penso più alla mia materia preferita.
In linea di massima mi piace sentirmi positiva. Mi piace vivere con uno slancio solare: perseguo la positività, la ricerco e tendenzialmente lei ricambia le mie attenzioni.
Mi piace la serenitá: non rompo le palle al prossimo e mi piace che il mio stato di pace non sia disturbato da terzi. Mi piace vivere dentro una pacifica fluidità, dove tutto sembra coincidere ed essere parte di un buon sistema. Come il meccanismo di un buon orologio; il mio personale pacifico panta rei.
“Sorridi e il mondo non potrà che rispondere al tuo sorriso”, questa é la Clara che vivo più spesso. In generale le emozioni che mi accompagnano più spesso sono di un tenero colore pastello. Tenero ma di sfumature decise. Quanto più possibile.
La vera caratteristica di ciò che provo é una: l’ntensità delle mie emozioni: pura concentrazione. Niente è diluito ma vissuto in maniera profonda, perché la mia vita difficilmente si accontenta delle mezze misure: tutto deve essere vissuto al cento per cento. Tutto fuido ma di colori scargianti.
Qual è la cosa che la maggior parte delle persone non sa di te?
Il giorno d’oggi si tende a condividere troppo. Sventoliamo superficialmente la nostra vita un po’ ovunque. Lo faccio anche io: riconosco di avere la mia buona dose di narcisismo.
Tutto deve risplendere in una versione migliore di ciò che è in realtà: non possiamo fare a meno dei filtri e dei ritocchi. Dobbiamo far stupire. Sorprendere. Viviamo la nostra vita in case le cui pareti sono diventare di vetro trasparente. Per nostra scelta personale. Tutto è facilmente visibile, condivisibile con chiunque. Uno scambio che è diventato quasi sterile e superficiale tanto è diventato banale.
Oggi il vero privilegio, a mio avviso, è la riservatezza. Ciò che rimane personale.
Io ho condiviso e condivido davvero tanto della mia vita col mondo. La ragione l’ho spiegata più volte e se c’è qualcosa che la maggior parte delle persone non sa di me significa che mi voglio concedere il privilegio alla riservatezza.
Le mie giornate volano ad una velocitá così vertiginosamente sbalorditiva che ho la strana percezione di “perdere il mio tempo” e che mi scorra via dalle dita come fosse acqua. Non lo posso fermare né controllare. Lo subisco passiva. Alla grande quando lavoro, quasi un sollievo posso dire; ma ci sono momenti in cui davvero vorrei poter fermare, o almeno rallentare, questo dispotico ed insensibile flusso.
Ho un vago ricordo di quando la mia vita sembrava andare al rallentatore: quando i minuti mi sembravano ore; quando la lancetta dell’orologio sembrava non voler camminare e l’unico consiglio imperativo e categorico, purtroppo inutile, che mi davo era: “Non guardare di nuovo il maledetto quadrante!”. A scuola per esempio. O quando ero un’annoiata commessa che odiava la sua occupazione…Di fatto non portavo addosso alcun orologio (abitudine che mi è rimasta): una scelta saggia per evitare la tentazione; peccato la loro presenza mi fosse imposta forza terzi. Impossibile che non ti capiti la vista di un orologio davanti agli occhi. Devo però ammettere qualcos’altro: ho da sempre la stramba capacità di romperli con niente, forse una cattiva relazione dovuta alla mia antipatia verso di essi? Non ho mai avuto una buona relazione con gli orologi da polso, perciò li ho sempre evitati.
Mi domando perché il tempo sembrasse andare al rallentatore quando oggi scorre ad una velocità che mi lascia sbalordita. Forse avevo una vita meno allettante allora? Forse adesso gli impegni del quotidiano sono così ben incastonati da impegnarmi tanto da riempire quasi ogni momento delle mie giornate?…Chi può dirlo, di certo lo considero tra i regali più belli che si possano donare: regalare tempo; perché regalare tempo non è altro che una forma di amore.
Ciò che puoi vedere di me lo lascio ai tuoi occhi; niente di troppo difficile: non è un tragitto lungo, dato il mio metro e cinquanta (arrotondato, devo ammetterlo). Non che mi importi molto: noi piccoli abbiamo una gran fortuna: abbracciamo ma soprattutto siamo abbracciati. Come può dispiacermi? Sono uno stimolo alle coccole. Chi non lo vorrebbe?…Quindi si, sono piccola e felice di esserlo, nonostante le difficoltà che derivano dall’ esserlo, perché dal mio punto di vista, il mondo è più grande e pensato per chi ha più centimetri di me. Dimenticavo: sono anche mancina, altro aspetto che rende le mie giornate un poco piú “complicate”, giacchè tutto è pensato per la maggioranza destroide…Non fa niente anche in questo caso però: le difficoltà mi hanno resa solo più intraprendente e creativa: trovo soluzioni geniali per aggirare gli ostacoli. O semplicemente ignoro la situazione e vado avanti. Un esempio?…Quando disegno o scrivo a lungo ho sempre la mano sinistra inesorabilmente macchiata e ogni mio scarabocchio che mi impegna più del previsto lascia la sua impronta sulla mia pelle.
Dimostro meno della mia età e i più mi considerano di buona compagnia e risponde positivamente in mia presenza. Gli estranei, soprattutto bambini e animali reagiscono a me con dolcezza, simpatia e un vivo interesse. Riesco facilmente a fare nuove conoscenze.
“Emani un’energia particolare”,”So che a te posso sempre chiedere aiuto”, “Sai mettere le persone a loro agio”, “Sei la dolcezza di un sorriso e la simpatia di uno scherzo ben fatto”, “Sei una bella battuta”, “Hai stimolato a far venire fuori il meglio di me”, “Scrivi frasi la cui profondità fa riflettere”, “Sai emozionare”; parole che mi sono state regalate nel tempo: fiori tra i più belli di cui vado fiera e nonostante il mio essere minuta mi fanno sentire un gigante.
Di virtù ne ho ma i difetti sono quelli che mi rendono “speciale”. Sono cocciuta. Testarda allo stremo. Il mio cervello lavora a modo tutto suo. Faccio voli pindarici coi pensieri che definirei originali e tutti miei, profondamente personali; un treno che non segue mai le rotaie predefinite ma procede spedito su strade bianche. Mio marito dice che ho un ragionare tutto strano, che so essere geniale ma quando prendo una sbandata rasento la stupidità più genuina. Davvero non posso dargli torto.
Sono autocritica e riflessiva.
La mia autostima nel vedere il mio riflesso, come per ogni donna, è determinato dal mio ciclo ormonale: ci sono i giorni: “Ragazza, guardati, niente male!” e i giorni: “Mamma mia che cesso!”. Punto forte? Direi gli occhi, ma, attenzione, ancora più significativo: la mia originale testolina. Senz’altro il mio aspetto migliore. Può forse sfuggire ad una prima osservazione, ma chi ha la giusta motivazione o curiosità può scartarlo e gustarlo come una buona caramella. È quello che mi piace fare con gli altri: scoprirli, farli svelare e comprenderli. Non c’è niente di più motivante del conoscere un’altra persona ed una mia buona capacità è quella di attirare persone interessanti o “particolari”, anche se in varianti non sempre positive.
Sono un’eterna alunna della vita: mi piace imparare e sono un’osservatrice attenta.
Sono caparbia: se voglio qualcosa la ottengo; se mi metto in testa di fare qualcosa, per quanto arduo, faccio di tutto per portarla a termine. Nel miglior modo a me possibile. Perché se decido di fare qualcosa devo farlo bene. Molto bene.
Le mie promesse sono sacre. Venire meno alla parola data mi sminuirebbe come persona, perciò mantengo sempre la parola data. Quasi sempre. Il 99% delle volte.
Sono generosa. Mi piace esserlo ma la generosità degli altri nei miei confronti mi mette fuori posto, in leggero imbarazzo, ecco perché mi piace pensare e fare i regali giusti per gli altri ma riceverli meno.
Sono divertente. O almeno credo di esserlo. Mi piace scherzare, prendermi anche in giro da sola e ridere. Ridere tanto. Regalare gioia, leggerezza ed emozioni positive a chi incrocio….Non che io sia tutta luce: c’è chi mi ama, si, poi c’è chi mi odia. Non sono troppi, per mia fortuna, ma quei pochi che mi disprezzano portano avanti il loro astio con determinazione e profondità. A sentire loro sono davvero una pessima persona. Personalmente non mi vedo così terribile ma è vero: anche io ho i miei spigoli e di certo sbattere contro essi deve essere doloroso.
Condividi una lezione che vorresti aver imparato prima nella vita.
Avrei voluto imparare a concedermi più libertá molto prima.
A lasciarmi andare. A perdere il controllo e fare sane pazzie.
La sicurezza di oggi avrei voluto scoprirla e averla avuta molto prima.
Si, chiaramente ho sempre avuto un accenno di ciò che sono oggi; la matrice di chi sono è sempre stata latente in me, altrimenti non sarei stata in grado di alzarmi dalle mie più grandi ferite del passato. Il dolore mi ha fortificata e da esso ho avuto molto da imparare ma anche il male ha determinato la persona che sono: l’ho digerito, elaborato e accettato. Vivere nel brutto mi ha insegnato a godere il bello, vivere nell’ombra mi ha insegnato ad amare la luce, anche se di essa avevo paura. Non ho idea da dove derivi la forza che mi ha sempre accompagnata, so solo che dentro di me ho sempre avuto una spinta a non cedere. A non perdere. A momenti sono stata sul punto di cedere, ma da terra ho sempre saputo rialzarmi.
Sono sempre stata forte ma insicura di me stessa. Sembra una contraddizione. Non lo è. Non mi sono mai lasciata abbattere da situazioni o persone: io stessa sono stata la prima a criticarmi. A volte a odiarmi. Sono stata codarda in piú di un’occasione e sono scappata da ciò che non volevo affrontare; ciò era dovuto alla mia vecchia ma passata incapacità di amarmi.
Sono sempre stata troppo protesa al dovere. A ciò che il mondo si aspettava da me.
Colpa mia?
Come può esserlo se ci educano in funzione esclusiva del dovere? “Il dover fare”, “il dover essere”, “il come fare”.
Il “chi sei”, il “cosa desideri da te stesso e dalla tua vita” non te lo insegna nessuno. Quasi non ha spazio. Nessuno ti educa o insegna a essere felice. A far risplendere il fuoco che ognuno ha dentro di sé. Siamo tutti vulcani spenti. Dentro di noi bolle il nostro mondo personale ma la necessità di rispondere al dovere esterno ci ha tolto vitalità. Viviamo, ma senza risplendere.
Perché non ci educano al piacere? Perché non ci educano al saper vivere il piacere? Perché non ci insegnano a vivere pienamente le nostre emozioni? A soddisfare i nostri desideri personali. A rincorrere i sogni. Soprattutto se arditi…Agli hobby sono destinati stracci di tempo, ultimi della lista quando dovrebbero essere protagonisti nelle nostre giornate. Siamo così immersi nel dovere che ci dimentichiamo della nostra vera natura…Peccato perché nascondiamo dentro di noi la luce più bella di ciascuno di noi: ciò che davvero ci rende unici e speciali.
Non mi piace nutrire rancore. Richiede troppa energia. Tende a durare troppo. Sono una tipa che preferisce rosicare. In maniera profonda ed esplosiva. Sono un vulcano più da eruzione piroclastica: violenta, concentrata e breve.
Vivere ogni giornata comporta un po’ di sacrificio.
Svegliarsi ogni mattino per “dover fare” è un sacrificio.
Soddisfare le necessità determinate dalla professione, curarsi della propria casa e di tutto ciò che ruota intorno ad essa. Adempiere al proprio ruolo sociale: sono impegni di un certo spessore che comportano un bel dispendio di energia. Fisica o mentale è lo stesso. Il dovere quotidiano è un sacrificio.
Grandi sacrifici da parte mia ci sono stati, e per come sono andate le cose, rifarei ognuno di essi: ogni sforzo procura o ha procurato una soddisfazione o mi porta a nuovi traguardi. E ognuno di essi ha comportato una vittoria che ho ottenuto da sola: quanto ho deriva esclusivamente dalle mie forze.
Il più significativo tra i miei sacrifici senza ombra di dubbio è stato lasciare Roma. Casa, e ciascuno dei legami che avevo in essa. Era tutto ciò che avevo: la mia piccola grande realtà. Il mare famigliare tra le cui acque nuotavo.
Per necessità ho lasciato quanto conoscevo per l’ignoto. Per un mondo nuovo, dove sarei stata io quella straniera. Dove la barriera linguistica era e sa essere a volte è un vero e proprio muro; una robusta campana di vetro perché non parlavo una parola di tedesco, nonostante la scelta sia stata Berlino (o Berlino ha scelto me…Devo ancora capirlo…). Provate a non poter comunicare: non c’è nulla di più avvilente. Aprire la bocca ma non saper emettere un suono comprensibile. Alienazione pura. Un’incapacità mortificante. Perché in più di un’occasione ho incontrato persone che non hanno accettato il mio inglese, perché: “Vivi in Germania quindi devi parlare tedesco”. Si, comprensibile, persino bruscamente stimolante, ma, per favore datemi tempo! Come puoi studiare una lingua partendo da zero con una bambina con poco più di un anno e una di un mese!?..Già solo dormire per più di quattro ore era un’impresa!…La realtà è che non si scende a patti con le convinzioni altrui, poco importa se indifferenti e carenti di empatia, per nulla disposte a comprendere le situazioni altrui. La sterile generalizzazione è una bella piaga nel mondo e benché io non sia disposta a cedergli non posso decidere per gli altri. Sono passata per analfabeta, in fondo lo ero, ma ho dimostrato di sapermi integrare e rispondere a chi mi ha voluto attaccare. “Invece di fare figli pensa a lavorare e non vivere a spese nostre!”, mi ha invitato una simpatica signora tedesca di una certa età mentre ero a spasso con i miei figli. È stato bello aprirmi la giacca e farle vedere che avevo ancora addosso la divisa dell’impresa di cui sono dipendente. Troppo orgogliosa per chiedere scusa ha continuato per la sua strada nel tentativo di allontanarsi da una situazione diventata scomoda. La mia lingua però non ha saputo tacere e le ho fatto presente che con le mie tasse sono io a pagare per altri. Uno a zero per Clara contro l’altezzosa sconosciuta. Grande soddisfazione personale.
Si, è stato un impegno dispendioso perché fatto con le nostre uniche forze (mie e di mio marito) e due bambine allora piccolissime. Titubanti ma determinati siamo partiti dal basso per arrivare ad una certa altezza e abbiamo ottenuto quanto meritato e ricercato. È stata dura, per anni e anni, ma i sacrifici fatti per amor proprio e della propria famiglia portano a vittoria sicura e risultati più che soddisfacenti.
Un sacrificio rende migliori. Fortifica. Rende sempre più grandi.
Come un profumo, un sapore, ha il potere di far rivivere ciò che è passato ma che attraverso la scrittura torna ad essere presente ed è rivissuto di nuovo. Il potere di poter ricordare per sempre. Rende i tuoi pensieri senza tempo.