Qual è la cosa che la maggior parte delle persone non sa di te?
Il giorno d’oggi si tende a condividere troppo. Sventoliamo superficialmente la nostra vita un po’ ovunque. Lo faccio anche io: riconosco di avere la mia buona dose di narcisismo.
Tutto deve risplendere in una versione migliore di ciò che è in realtà: non possiamo fare a meno dei filtri e dei ritocchi. Dobbiamo far stupire. Sorprendere. Viviamo la nostra vita in case le cui pareti sono diventare di vetro trasparente. Per nostra scelta personale. Tutto è facilmente visibile, condivisibile con chiunque. Uno scambio che è diventato quasi sterile e superficiale tanto è diventato banale.
Oggi il vero privilegio, a mio avviso, è la riservatezza. Ciò che rimane personale.
Io ho condiviso e condivido davvero tanto della mia vita col mondo. La ragione l’ho spiegata più volte e se c’è qualcosa che la maggior parte delle persone non sa di me significa che mi voglio concedere il privilegio alla riservatezza.
Le mie giornate volano ad una velocitá così vertiginosamente sbalorditiva che ho la strana percezione di “perdere il mio tempo” e che mi scorra via dalle dita come fosse acqua. Non lo posso fermare né controllare. Lo subisco passiva. Alla grande quando lavoro, quasi un sollievo posso dire; ma ci sono momenti in cui davvero vorrei poter fermare, o almeno rallentare, questo dispotico ed insensibile flusso.
Ho un vago ricordo di quando la mia vita sembrava andare al rallentatore: quando i minuti mi sembravano ore; quando la lancetta dell’orologio sembrava non voler camminare e l’unico consiglio imperativo e categorico, purtroppo inutile, che mi davo era: “Non guardare di nuovo il maledetto quadrante!”. A scuola per esempio. O quando ero un’annoiata commessa che odiava la sua occupazione…Di fatto non portavo addosso alcun orologio (abitudine che mi è rimasta): una scelta saggia per evitare la tentazione; peccato la loro presenza mi fosse imposta forza terzi. Impossibile che non ti capiti la vista di un orologio davanti agli occhi. Devo però ammettere qualcos’altro: ho da sempre la stramba capacità di romperli con niente, forse una cattiva relazione dovuta alla mia antipatia verso di essi? Non ho mai avuto una buona relazione con gli orologi da polso, perciò li ho sempre evitati.
Mi domando perché il tempo sembrasse andare al rallentatore quando oggi scorre ad una velocità che mi lascia sbalordita. Forse avevo una vita meno allettante allora? Forse adesso gli impegni del quotidiano sono così ben incastonati da impegnarmi tanto da riempire quasi ogni momento delle mie giornate?…Chi può dirlo, di certo lo considero tra i regali più belli che si possano donare: regalare tempo; perché regalare tempo non è altro che una forma di amore.
Combattere contro il caos. Quello assoluto. Nessun punto di riferimento. Nessun appiglio. Tutto sembra sbagliato.
Ogni giorno un circolo infinito di errori. Discussioni. Sempre le stesse. Ogni parola sembra essere stata buttata al vento. Anche quando sembra essere stata recepita. Combattere contro un bulimico che si ingozza per poi vomitare. Ogni giorno.
Il disordine che regna sovrano dentro le mie ragazze adolescenti traspare anche all’ esterno; in realtà in tutto ciò che fanno. Non che non ci sia amore in questo marasma. Si può dire il contrario: più un figlio si concede libertà nel vivere questa sorta di anarchia, più litiga con te, più significa che confida in te. Si fida di ciò che gli hai trasmesso e ti ama, perciò si sente sicuro di affrontarti.
Camminare sulle sabbie mobili è arduo per chiunque, per loro maggiormente. Io ho quasi dimenticato questa tappa della mia vita. Non so se per fortuna. Certo è un riflesso di ciò che ora è davanti a me e sono sincera, è difficile anche per un genitore trovare equilibrio nell’occhio del ciclone. Passo da un sentimento all’altro come un’ubriaco: la soddisfazione diventa rabbia, l’orgoglio incredulità. Ti domandi se hai davanti un bambino stupido o un piccolo genio. A tratti così maturi ed il secondo successivo bimbi smarriti. A volte ti trovi ad essere perso anche tu, a non sapere quale sia la scelta giusta. Provo solo ad incoraggiarli. A rinnovare la mia presenza e il legame che ci lega per sempre. Una guerra che ci lascia tramortiti, persi, delusi e arrabbiati, tanto io quanto loro…E cavolo che voli di parole! Ci feriamo profondamente per poi curarci reciprocamente, perché il dolore che dai ti torna indietro ma più di ogni altra cosa e fortunatamente : l’amore che hai dato e che dai rimargina ogni ferita e da quelle cicatrici il nostro legame si rinnova.
Ciò che puoi vedere di me lo lascio ai tuoi occhi; niente di troppo difficile: non è un tragitto lungo, dato il mio metro e cinquanta (arrotondato, devo ammetterlo). Non che mi importi molto: noi piccoli abbiamo una gran fortuna: abbracciamo ma soprattutto siamo abbracciati. Come può dispiacermi? Sono uno stimolo alle coccole. Chi non lo vorrebbe?…Quindi si, sono piccola e felice di esserlo, nonostante le difficoltà che derivano dall’ esserlo, perché dal mio punto di vista, il mondo è più grande e pensato per chi ha più centimetri di me. Dimenticavo: sono anche mancina, altro aspetto che rende le mie giornate un poco piú “complicate”, giacchè tutto è pensato per la maggioranza destroide…Non fa niente anche in questo caso però: le difficoltà mi hanno resa solo più intraprendente e creativa: trovo soluzioni geniali per aggirare gli ostacoli. O semplicemente ignoro la situazione e vado avanti. Un esempio?…Quando disegno o scrivo a lungo ho sempre la mano sinistra inesorabilmente macchiata e ogni mio scarabocchio che mi impegna più del previsto lascia la sua impronta sulla mia pelle.
Dimostro meno della mia età e i più mi considerano di buona compagnia e risponde positivamente in mia presenza. Gli estranei, soprattutto bambini e animali reagiscono a me con dolcezza, simpatia e un vivo interesse. Riesco facilmente a fare nuove conoscenze.
“Emani un’energia particolare”,”So che a te posso sempre chiedere aiuto”, “Sai mettere le persone a loro agio”, “Sei la dolcezza di un sorriso e la simpatia di uno scherzo ben fatto”, “Sei una bella battuta”, “Hai stimolato a far venire fuori il meglio di me”, “Scrivi frasi la cui profondità fa riflettere”, “Sai emozionare”; parole che mi sono state regalate nel tempo: fiori tra i più belli di cui vado fiera e nonostante il mio essere minuta mi fanno sentire un gigante.
Di virtù ne ho ma i difetti sono quelli che mi rendono “speciale”. Sono cocciuta. Testarda allo stremo. Il mio cervello lavora a modo tutto suo. Faccio voli pindarici coi pensieri che definirei originali e tutti miei, profondamente personali; un treno che non segue mai le rotaie predefinite ma procede spedito su strade bianche. Mio marito dice che ho un ragionare tutto strano, che so essere geniale ma quando prendo una sbandata rasento la stupidità più genuina. Davvero non posso dargli torto.
Sono autocritica e riflessiva.
La mia autostima nel vedere il mio riflesso, come per ogni donna, è determinato dal mio ciclo ormonale: ci sono i giorni: “Ragazza, guardati, niente male!” e i giorni: “Mamma mia che cesso!”. Punto forte? Direi gli occhi, ma, attenzione, ancora più significativo: la mia originale testolina. Senz’altro il mio aspetto migliore. Può forse sfuggire ad una prima osservazione, ma chi ha la giusta motivazione o curiosità può scartarlo e gustarlo come una buona caramella. È quello che mi piace fare con gli altri: scoprirli, farli svelare e comprenderli. Non c’è niente di più motivante del conoscere un’altra persona ed una mia buona capacità è quella di attirare persone interessanti o “particolari”, anche se in varianti non sempre positive.
Sono un’eterna alunna della vita: mi piace imparare e sono un’osservatrice attenta.
Sono caparbia: se voglio qualcosa la ottengo; se mi metto in testa di fare qualcosa, per quanto arduo, faccio di tutto per portarla a termine. Nel miglior modo a me possibile. Perché se decido di fare qualcosa devo farlo bene. Molto bene.
Le mie promesse sono sacre. Venire meno alla parola data mi sminuirebbe come persona, perciò mantengo sempre la parola data. Quasi sempre. Il 99% delle volte.
Sono generosa. Mi piace esserlo ma la generosità degli altri nei miei confronti mi mette fuori posto, in leggero imbarazzo, ecco perché mi piace pensare e fare i regali giusti per gli altri ma riceverli meno.
Sono divertente. O almeno credo di esserlo. Mi piace scherzare, prendermi anche in giro da sola e ridere. Ridere tanto. Regalare gioia, leggerezza ed emozioni positive a chi incrocio….Non che io sia tutta luce: c’è chi mi ama, si, poi c’è chi mi odia. Non sono troppi, per mia fortuna, ma quei pochi che mi disprezzano portano avanti il loro astio con determinazione e profondità. A sentire loro sono davvero una pessima persona. Personalmente non mi vedo così terribile ma è vero: anche io ho i miei spigoli e di certo sbattere contro essi deve essere doloroso.
Condividi una lezione che vorresti aver imparato prima nella vita.
Avrei voluto imparare a concedermi più libertá molto prima.
A lasciarmi andare. A perdere il controllo e fare sane pazzie.
La sicurezza di oggi avrei voluto scoprirla e averla avuta molto prima.
Si, chiaramente ho sempre avuto un accenno di ciò che sono oggi; la matrice di chi sono è sempre stata latente in me, altrimenti non sarei stata in grado di alzarmi dalle mie più grandi ferite del passato. Il dolore mi ha fortificata e da esso ho avuto molto da imparare ma anche il male ha determinato la persona che sono: l’ho digerito, elaborato e accettato. Vivere nel brutto mi ha insegnato a godere il bello, vivere nell’ombra mi ha insegnato ad amare la luce, anche se di essa avevo paura. Non ho idea da dove derivi la forza che mi ha sempre accompagnata, so solo che dentro di me ho sempre avuto una spinta a non cedere. A non perdere. A momenti sono stata sul punto di cedere, ma da terra ho sempre saputo rialzarmi.
Sono sempre stata forte ma insicura di me stessa. Sembra una contraddizione. Non lo è. Non mi sono mai lasciata abbattere da situazioni o persone: io stessa sono stata la prima a criticarmi. A volte a odiarmi. Sono stata codarda in piú di un’occasione e sono scappata da ciò che non volevo affrontare; ciò era dovuto alla mia vecchia ma passata incapacità di amarmi.
Sono sempre stata troppo protesa al dovere. A ciò che il mondo si aspettava da me.
Colpa mia?
Come può esserlo se ci educano in funzione esclusiva del dovere? “Il dover fare”, “il dover essere”, “il come fare”.
Il “chi sei”, il “cosa desideri da te stesso e dalla tua vita” non te lo insegna nessuno. Quasi non ha spazio. Nessuno ti educa o insegna a essere felice. A far risplendere il fuoco che ognuno ha dentro di sé. Siamo tutti vulcani spenti. Dentro di noi bolle il nostro mondo personale ma la necessità di rispondere al dovere esterno ci ha tolto vitalità. Viviamo, ma senza risplendere.
Perché non ci educano al piacere? Perché non ci educano al saper vivere il piacere? Perché non ci insegnano a vivere pienamente le nostre emozioni? A soddisfare i nostri desideri personali. A rincorrere i sogni. Soprattutto se arditi…Agli hobby sono destinati stracci di tempo, ultimi della lista quando dovrebbero essere protagonisti nelle nostre giornate. Siamo così immersi nel dovere che ci dimentichiamo della nostra vera natura…Peccato perché nascondiamo dentro di noi la luce più bella di ciascuno di noi: ciò che davvero ci rende unici e speciali.