No, grazie

Porti rancore? Per cosa?

Non mi piace nutrire rancore. Richiede troppa energia. Tende a durare troppo. Sono una tipa che preferisce rosicare. In maniera profonda ed esplosiva. Sono un vulcano più da eruzione piroclastica: violenta, concentrata e breve.

Il quotidiano e le scelte

Quali sacrifici hai fatto nella vita?

Vivere ogni giornata comporta un po’ di sacrificio.

Svegliarsi ogni mattino per “dover fare” è un sacrificio.

Soddisfare le necessità determinate dalla professione, curarsi della propria casa e di tutto ciò che ruota intorno ad essa. Adempiere al proprio ruolo sociale: sono impegni di un certo spessore che comportano un bel dispendio di energia. Fisica o mentale è lo stesso. Il dovere quotidiano è un sacrificio.

Grandi sacrifici da parte mia ci sono stati, e per come sono andate le cose, rifarei ognuno di essi: ogni sforzo procura o  ha procurato una soddisfazione o mi porta a nuovi traguardi. E ognuno di essi ha comportato una vittoria che ho ottenuto da sola: quanto ho deriva esclusivamente dalle mie forze.

Il più significativo tra i miei sacrifici senza ombra di dubbio è stato lasciare Roma. Casa, e ciascuno dei legami che avevo in essa. Era tutto ciò che avevo: la mia piccola grande realtà. Il mare famigliare tra le cui acque nuotavo.

Per necessità ho lasciato quanto conoscevo per l’ignoto. Per un mondo nuovo, dove sarei stata io quella straniera. Dove la barriera linguistica era e sa essere a volte è un vero e proprio muro; una robusta campana di vetro perché non parlavo una parola di tedesco, nonostante la scelta sia stata Berlino (o Berlino ha scelto me…Devo ancora capirlo…). Provate a non poter comunicare: non c’è nulla di più avvilente. Aprire la bocca ma non saper emettere un suono comprensibile. Alienazione pura. Un’incapacità mortificante. Perché in più di un’occasione ho incontrato persone che non hanno accettato il mio inglese, perché: “Vivi in Germania quindi devi parlare tedesco”. Si, comprensibile, persino bruscamente stimolante, ma, per favore datemi tempo!  Come puoi studiare una lingua partendo da zero con una bambina con poco più di un anno e una di un mese!?..Già solo dormire per più di quattro ore era un’impresa!…La realtà è che non si scende a patti con le convinzioni altrui, poco importa se indifferenti e carenti di empatia, per nulla disposte a comprendere le situazioni altrui. La sterile  generalizzazione è una bella piaga nel mondo e benché io non sia disposta a cedergli non posso decidere per gli altri. Sono passata per analfabeta, in fondo lo ero, ma ho dimostrato di sapermi integrare e rispondere a chi mi ha voluto attaccare. “Invece di fare figli pensa a lavorare e non vivere a spese nostre!”, mi ha invitato una simpatica signora tedesca di una certa età mentre ero a spasso con i miei figli. È stato bello aprirmi la giacca e farle vedere che avevo ancora addosso la divisa dell’impresa di cui sono dipendente. Troppo orgogliosa per chiedere scusa ha continuato per la sua strada nel tentativo di allontanarsi da una situazione diventata scomoda. La mia lingua però non ha saputo tacere e le ho fatto presente che con le mie tasse sono io a pagare per altri. Uno a zero per Clara contro l’altezzosa sconosciuta. Grande soddisfazione personale.

Si, è stato un impegno dispendioso perché fatto con le nostre uniche forze (mie e di mio marito) e due bambine allora piccolissime. Titubanti ma determinati siamo partiti dal basso per arrivare ad una certa altezza e abbiamo ottenuto quanto meritato e ricercato. È stata dura, per anni e anni, ma i sacrifici fatti per amor proprio e della propria famiglia portano a vittoria sicura e risultati più che soddisfacenti.

Un sacrificio rende migliori. Fortifica. Rende sempre più grandi.

Senza tempo

Cosa ti piace di più della scrittura?

Come un profumo, un sapore,  ha il potere di far rivivere ciò che è passato ma che attraverso la scrittura torna ad essere presente ed è rivissuto di nuovo. Il potere di poter ricordare per sempre. Rende i tuoi pensieri senza tempo.

Il miglior consiglio

Qual è il miglior consiglio che tu abbia mai ricevuto?

Non ho un consigliere nella vita. Una persona intendo. Qualcuno a cui affidare perplessità o dubbi. La famosa certezza quando la pressione del caos sembra troppo eccessiva. Una responsabilità troppo alta, credo e una scelta che non vedo mia. Per niente.

Il “nessuno sa meglio di te per te stessa” è stato il mio principio guida. Si, principi ne ho tanti; mi affido preferibilmente a loro che non  alle persone.

Un bel conflitto di interessi per chi ha tre figli e ogni giorno non si stanca di ripetere:” A me puoi dire tutto, chiedere tutto, parlare di tutto semplicemente perché ti amerò sempre; qualunque sia la tua affermazione o domanda, o ancor più semplicemente perché non nutro alcun tipo di interesse se non il tuo stesso bene”.

Chiaramente non voglio diventare io la loro consigliera. Opinioni ne condivido volentieri, ma consigli, anche darli, a mio avviso ha del pretenzioso e dell’ardito…Ammetto anche: ho paura di sbagliare e fare commettere un errore ad altri. Il consiglio richiesto mi mette ansia…Di fatto inizio il discorso con: “Se io fossi al posto tuo”.

Si, viva la comunicazione senza paletti con i miei figli ma la loro strada devono trovarla e sceglierla da soli. Hanno tutto il tempo per elaborare le loro scelte. Li voglio sicuri di se stessi. Consapevoli. Autocritici e in continua crescita. Devono imparare a volare, a me aspetta solo dar loro il giusto slancio.

Mi rendo conto della mia complessità. Essere radicalmente diffidente col mondo intero dietro il sorriso e determinata ad essere una certezza per i miei figli…Si può essere tanto contraddittori?…Convivere con gli altri. Vivere con gli altri ma non essere emotivamente dipendente da nessuno…Sono un’atea convinta: purtroppo non credo nel mio prossimo. Ecco perché il miglior consiglio non esiste. Chiaramente per me. Credo nelle azioni degli altri. Non nelle loro parole.

Quanto sopra detto spiega la mia posizione e il perché non ricerco i consigli altrui. Non li voglio. Mi piace imparare dagli altri. Mi piace arricchirmi di conoscenza attraverso gli altri. Mi piace avere modelli di ispirazione.

Di fatto con i miei figli mi freno. Mi mordo la lingua per non sentirmi dire loro: “Non ti fidare ciecamente di nessuno”. Il personale e unico consiglio che ho dato a me stessa molto tempo fa. La diffidenza devono scoprirla, decifrarla, interpretarla e capirla da soli. Assaggiare il sapore della vita attraverso le esperienze dirette genera una conoscenza profonda che non può essere dimenticata. Soprattutto attraverso gli errori. Un altro aspetto che spiega la mia ostilità verso il consiglio.

Un’eccezione per me c’è.

Il famoso: “darebbe la vita per me”. Credo così tanto in questa persona che ho più fiducia in lui che in me stessa.  Di fatto è la mia scelta e il padre dei miei figli. Anche lui non è un “consigliere” ma la persona le cui decisioni hanno sempre incontrato la mia approvazione e condivisione.

Interventi non richiesti. Di questa categoria ne ho a milioni. Ecco cosa sono i consigli che mi sono venuti addosso improvvisamente. Non attesi. Non voluti. Non invitati a manifestarsi. Di certo chi me li ha offerti ha creduto di aver fatto una grande azione, o un’affermazione grandiosa. Forse quell’intervento ha cambiato la loro di giornata…Peccato io non creda nel consiglio…Figurarsi poi il miglior consiglio.

Malleabilità

Cosa ti piace di più della scrittura?

Il suo non avere limiti, se non quelli che decidi di importi.

La sua malleabilità e il suo essere pluridimenzionale.

Ogni lettura ha una sua personale interpretazione;  risveglia qualcosa di specifico in ogni lettore, eppure ha anche un significato oggettivo, chiaramente visibile a chiunque. Un po’ come l’amore, così ricco di specificità come di aspetti comuni per tutti.

Come una bella canzone.

Una forma d’arte saper creare e costruire con le parole.

Emozionare.

Far riflettere.