Ci sono eventi chiave nella vita. Rivoluzioni che da una distruzione portano ad una rinascita. A nuove scoperte e crescite sbalorditive.
La fine del mio amore verso i Roselli è stato uno di essi.
Mi sentivo libera da un peso. Non mi mancavano. Non li pensavo.
Quella totale assenza di sentimenti mi stupiva. Come potevo aver amato fino al giorno prima e poi il nulla assoluto?
Come poteva un legame così profondo semplicemente sparire?…Avevo peccato di superficialità nell’attribuire radici così profonde al legame coi miei genitori adottivi?
No. Nulla di tutto questo.
Li avevo amati profondamente, come solo un sogno può essere amato: completamente, senza obiezioni, timidezza o esitazione. Semplicemente come solo un genitore può essere amato: visceralmente.
Un legame durato anche dopo il loro rifiuto. Un amare a senso unico. Da quanto era stato così?…Forse da sempre? O anche per loro aveva avuto un’inizio e una fine?…Semplice curiosità: poco importava per come erano andate a finire le cose.
Ora ero io il centro del mio mondo e ciò che desiderava distanza da me l’aveva finalmente ottenuta perché io mi ero arresa per davvero questa volta e avevo finalmente accettato la realtà.
Era una fine che in definitiva mi faceva bene. Basta con il dolore, l’attesa, la delusione. Basta a quel dannato rubinetto emozionale che perdeva. Uno spreco di amore che si disperdeva senza arrivare ad alcuna meta. Avevo finito di essere un innamorato non corrisposto che soffriva. Basta al tormento e alla perdita.
Avevo trovato attraverso il loro ennesimo errore e torto nei miei confronti la chiave per aggiustarmi. Si, perché ero rotta. Avevo un cuore che perdeva. I segni della frattura sarebbero rimasti per sempre ma una guarigione è solo positiva.
È stato l’inizio della mia vita perché mi sono finalmente decisa a concentrarmi su quanto avevo, lasciandomi dietro le spalle quanto non avrei mai potuto avere. Mi sono liberata dalla catena che mi impediva di volare via.
Potevo volare. Di strada davanti ne avevo. Chi ero in realtà? Cosa volevo? Avevo chiare le dinamiche malate nelle quali avevamo convissuto per anni. Fatto di limiti e distanza. Unica libertà: lo studio ma se puoi fare solo una cosa alla lunga finisci per odiarla. Mi avevano confinata. Limitata mentalmente, così tanto che non avrei saputo dire chi fossi. Come fossi. Ero estranea a me stessa, come altrettanto estranei erano rimasti i Roselli per me. Ero uscita dalla gabbia andando via da casa loro ma la gabbia l’avevo ancora dentro la testa.
Era il momento di una rivoluzione. Ero nata con le ali. Le avevo sempre avute ma mai aperte. Era ora di spiccare il volo. Lasciare la gabbia e scoprire la vera Clara.