Docenti stimolanti

Chi è stato il tuo insegnante più influente? Perché?

Influente nel mio caso non è la parola giusta; preferisco dire che nel corso della mia carriera scolastica ho avuto insegnanti “stimolanti”.

La paura dei miei compagni verso i docenti era direttamente proporzionale alla mia voglia di confrontarmi con loro.

Determinante per questo mio approccio è stata la maestra Ottavia, maestra di matematica delle elementari e mio incubo per molti mesi. Sapere di dover a che fare con lei mi faceva venire il mal di pancia. Facevo fatica a guardarla in faccia. A volte non riuscivo neppure a rispondere alle sue domande talmente mi sentivo piccola ed incapace in sua presenza. La odiavo di fatto. Poi un giorno mi sono detta che la mia paura verso di lei era solo controproducente e limitante. Non mi aiutava: mi frenava. Non volevo essere controllata dal mio terrore verso di lei: sarei stata io stessa a controllarlo. Non avrei più accettato quei sentimenti verso un docente: non erano più che persone che facevano il loro lavoro. Ero stufa di somatizzare la mia paura nei suoi confronti. Lei si accorse subito del mio cambiamento. Ne fu felice, non me lo disse, se non molti anni dopo, quando non ero più sua allieva ed in classe spesso era un botta e risposta di battute sarcastiche tra di noi. Fu la prima maestra verso la quale provai profondo rispetto e vera simpatia. Fu la prima persona ad avvisarmi che nel futuro avrei avuto grandi difficoltà con mia madre. Al momento non capii quella strana previsione. La compresi a pieno solo molti anni dopo.

Finite le elementari ed iniziate le scuole medie, grazie alla maestra Moscerino, un insegnante che amava il suo lavoro, coltivai la mia passione per le materie letterarie ed il mondo classico greco romano. Il mio odio per la matematica e attitudini personali hanno determinato il mio passo successivo: il liceo classico.

Non mi sono goduta le superiori. Avrei potuto fare meglio e la caoticitá che mi portavo dentro, iniziata durante la seconda media e cresciuta progressivamente, aveva smorzato il mio interesse per lo studio. Furono anni sterili a livello di apprendimento, anni banali. Come banali furono i miei insegnanti. Fortuna furono gli anni in cui incontrai le amicizie con la A maiuscola.

Poi durante l’università ho incontrato docenti molto interessanti. Poi lei: la Morabito, a parer mio l’insegnante per eccellenza.

Le sue lezioni saziavano la mia sete, una sete che lei stessa aveva acceso. Adoravo in modo in cui insegnava. Aspettavo le sue lezioni, piena di interesse per la sua materia: psicologia generale.

Avete mai conosciuto qualcuno che vi attira come una calamita? Le cui parole sono tanto stimolanti da accendere continuamente un interesse che sembra non finire mai ed aspettare con impazienza l’incontro successivo, quello in cui incontrerai di nuovo la sua voce?

La Morabito era così. L’avrei scelta come relatrice di laurea se non avessi abbandonato gli studi. Perché era tanto speciale?

Era eclettica, enciclopedica. Ascoltare la sua voce era come leggere un libro superbamente scritto. Non si concentrava esclusivamente nella sua materia, inseriva la tematica di ciascuna sua lezione, ogni volta dannatamente interessante, nel suo contesto storico, letterario e artistico. Era talmente chiara e fluida che non seguirla o capirla era impossibile; le domande potevano essere solo di approfondimento. Ero innamorata di tutta la sua conoscenza.

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