ciò che sono e non sono

Quali strategie usi per far fronte alle emozioni negative?

Mi chiudo in me stessa. Ermeticamente.

L’umore nero tanto quanto le emozioni negative mi impongono la  necessità primaria di mettere più distanza possibile ed allontanarmi da tutto.

Mi chiudo nel mio silenzio e non parlo. Zero contatti verbali, zero contatti visivi, men che meno contatti fisici. Mi chiudo a qualsiasi tentativo di comunicazione. Intensionale o meno che sia.

Ignoro tutto e tutti. Come se diventassi trasparente.

È il mio modo di gridare silenziosamente che odio tutto e tutti. La mia forma di protesta.

Rappresenta l’esatta antitesi della mia personalità. Empatia, simpatia, vivacità, dolcezza, dialogo aperto, sparisce tutto per il suo opposto.

Che sia la mia personale strategia punitiva?

Cancello e tolgo la possibilità di condividere il bello che ho in me e che sono per rispondere con il nulla.

Chi mi conosce bene sa che rappresenta il mio raggiungere il limite, il confine invalicabile. 

Ho notato che spesso si cerca invano di evitare il mio isolamento. Il momento del: “mamma mia, credo di averla combinata grossa!”.

Noto con una certa soddisfazione che questa mia chiusura agita e turba chi mi circonda. Mi viene da pensare che la mia reazione sia dannatamente efficace. Vedo quanto odiano la mia reazione, perciò tentano di prevenirla pochi attimi prima che io imploda ma è semplicemente troppo tardi per me: non sono disposta a perdonare  ed è un tentativo che mi fa imbestialire: cercare il dialogo, il contatto quando è troppo tardi è solo stupido e non fa che aumentare il mio bisogno di fuga. I rimedi improvvisati, quelli che si applicano per evitare l’inevitabile, non li accetto. Soprattutto quando è quel qualcuno che ha provocato la mia trasformazione.

Solo quando sono lontana da qualunque cosa o persona riesco a trovare la pace persa.

A cosa penso in quei momenti?

A niente. Resetto il cervello. Blocco i pensieri e lascio vivere la frustrazione, rabbia, la delusione o ciò che sia. Non  fermo le mie sensazioni. So che sono come l’acqua quanto sta per raggiungere la temperatura critica: la lascio libera di “bollire in libertà”, perché lasciate esprimere le sue migliaia  di bolle, ritornerà la pace e la mia solita me.

Non ho idea di quanto a lungo possa durare questa fase, in quei momenti mi chiudo davvero rispetto a quanto ho intorno. Di certo, è sempre festa, quando torno ad essere ciò che sono sempre.

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