Tutto accade per un motivo.
Bisogna solo saperlo vedere e capirlo.
A volte i segnali sono così chiari che ti arrivano addosso come bastonate. Impossibile ignorarle.
Sono quelle che danno una svolta alla vita e arrivano quando meno te le aspetti.
Attraversavo un momento relativamente sereno. Aspettavo mio fratello per pranzo. Avevamo deciso di prenderci del tempo esclusivo solo per noi due. Mi sentivo fiera di me stessa, carica: l’appartamento era lindo e pinto e tutte le portate che avevo pensato erano praticamente pronte.
Un imprevisto dell’ultimo momento scombussoló il mio sereno equilibrio: mi ero accorta di aver dimenticato un ingrediente chiave per il dolce che avevo pensato. Ho deciso, quindi, di correre quanto più velocemente possibile al supermercato più vicino; nella speranza che Javier non arrivasse proprio in quel momento.
Non impiegai più di dieci minuti per andare e tornare, ero quasi di fronte al portone di casa, con il fiatone, lieta che mio fratello non fosse arrivato in mia assenza, quando una macchina nera accostò poco più avanti a me.
Non sono mai stata un’appassionata di auto, ma una bella macchina la riconosce chiunque. Si vedeva chiaramente fosse stata appena comprata e fosse nuova di fabbrica. Aveva attirato il mio sguardo ed ero fissa sulla carrozzeria lucida quando arrivò il vero colpo di scena: mio fratello scese dalla parte del passeggero.
Ci incontrammo davanti al portone. Sereni. Ciascuno lieto della presenza dell’altro.
“Ti ha accompagnato un amico?”, gli chiesi nel depositare un bacio sulla sua guancia.
“Papà. Quella che hai visto è la macchina nuova che si è appena comprato”.
Mi rimbombarono in testa parole già sentite: “Adesso sto in pensione…Le spese sono tante…Conti alla fine del mese…”…Mi salì alla bocca una nausea mai provata prima.
Avevo appena ricevuto una di quelle notizie che ti trafigge. Talmente incredibile da non sembrare vera.
Mi mandó in tilt il cervello.
Era impossibile.
O era successo davvero?
Non poteva essere vero.
Poi all’incredulità si sostituí una rabbia cieca.
Fredda come non mai.
Preferibile pagare le rate di una macchina nuova piuttosto che me. Che dolci sapevano essere i Roselli.
Quanto ero stata stronza.
Beffata come una cretina.
Avrei urlato a squarciagola, tanto da perdere la voce e farmi avere la gola dolorante. Na no. Era la giornata mia e di Javier.
Ingoiai e ignorai tutti i sentimenti che mi esplodevano dentro.
Indossai il mio sorriso e decisi di ignorare quella devastante verità, anche se il tarlo della rabbia era difficile da zittire e mi accompagnó, insensibile ed ostinato come una zanzara fastidiosa, fino a tarda notte.
Solo quando rimasi da sola, in serata, diedi libero sfogo a tutta la mia incredulità.
Ero arrabbiata, delusa da me stessa per essere caduta nel tranello.
Il vero problema era stato che io avevo creduto alle parole dei Roselli. Il vero problema, quindi, ero stata io. Avevo agito contro me stessa. A mio svantaggio. Mi ero data la zappa sui piedi: pensando di fare del bene a loro mi sono sono danneggiata da sola.
La mia voglia di non ricevere più nulla da loro, la mia voglia di dimostrarmi sensibile nei loro confronti erano stati sfruttati. Io mi ero lasciata sfruttare. Beffare.
Provavo schifo.
Di nuovo mi arrivó quella sensazione di nausea profonda. Quel fastidioso acido in bocca.
Una nuova macchina quando a me avevano parlato di difficoltà.
L’ennesima bugia.
L’ennesimo inganno.
L’ultimo.
Il fondo era stato raggiunto.
Non avrei loro permesso altre possibilità.
Fine.
Succede così quando ami chi non lo merita: chi non ti ama più ma tu Continui ad amare. Si continua a sperare perché quel legame vive ancora dentro di te.
Poi arriva un evento che come un fulmine a ciel sereno cambia tutto.
Io dovevo vedere quella macchina perché era arrivato il momento di disinnamorarmi.
Io dovevo vedere quella macchina per poter conoscere la verità.
Finalmente, dopo così tanto tempo, sentivo di non provare più niente.
La rabbia era sparita.
Il dolore era sparito.
Sapevo di essere arrivata al punto di svolta: lo sentivo dentro di me.
Ero finalmente pronta e finalmente consapevole: ero giunta a quel momento: quando un amore si esaurisce e muore.