In che modo un fallimento, o un fallimento apparente, ti ha preparato a un successo futuro?
Un fallimento diventa tale quando non sfruttato.
Durante tutto l’arco della nostra formazione scolastica viene tralasciato, a parer mio, un aspetto molto importante: non ci insegnano a pensare: non ci insegnano ad usare la nostra testa.
Non ci insegnano ad usare le potenzialità del nostro intelletto.
Riempiti come vasi vuoti, quando in realtà siamo più che pieni di noi stessi.
Solo non ne siamo consapevoli.
Quanto abbiamo imparato?
Quanto ci è rimasto di tanti sforzi e anni e anni sui libri?
Perché in realtà ciò che ci rimane e ci rimarrá per sempre è esattamente ciò che siamo…Eppure siamo talmente immersi, impegnati e protesi verso l’esterno che continuiamo a ignorare ciò che conta di più.
In questo continuo processo e sforzo ci si ritrova ad essere non esseri pensanti ma solo formiche operaie… Può una formica pensare ai propri fallimenti? No. Pensa solo al suo sforzo successivo. Al compito che verrà.
Un vero peccato. Perché allora la vita stessa diventa un fallimento.
Ho lasciato l’università dopo averla frequentata per un anno. Non per incapacità. Non sto qui a spiegarne i motivi ma posso orgogliosamente dire che avevo una media di 28 su trenta.
Non ho una laurea e avevo tutte le potenzialità per poter diventare un’ottima formica operaia.
Sono rimasta e rimarrò una cicala: continuo a cantare le mie storie: non ho una laurea appesa al muro ma ho una fortuna maggiore: posso vedere e interpretare i miei fallimenti perché sono ciò che sono, mi conosco e mi capisco.