“cogito ergo sum”

Condividi uno dei migliori regali che tu abbia mai ricevuto.

Avrei potuto dire l’amore, i figli o semplicemente la mia vita.

La mia risposta invece è un’altra.

Il mio regalo più bello è: essere ciò che sono.

La mia intelligenza. La mia  consapevolezza e la mia autocritica.

La capacità di riconoscere e dare un ruolo a ciò che ruota intorno a me, come anche ciò intorno a cui ruoto io.

Saper riconoscere e riconoscersi.

Ritengo di avere una buona capacità di giudizio e di saper riconoscere tanto le mie doti che i miei difetti. Ciò è alla base di una buona conoscenza di me stessa e chi ha una buona analisi di sé stesso è facilitato nel dare un significato a tutto il resto.

Attraverso il mio “cogito ergo sum” sono perfettamente in grado di riconoscere i regali più belli che la vita mi ha concesso e riconoscere vuol dire godere a pieno. Sono perciò grata di avere questo meraviglioso metro di giudizio ed a questo mio meraviglioso regalo voglio regalare il primo posto.

180-Foglia al vento

Avere tutto e avere la sensazione di non avere niente.

Essere obbligata ad aspettare, ad aspettare tanto, mi aveva come fiaccata.

Mi sentivo una foglia al vento. Una foglia che da verde che era stata si ritrovava ad essere diventata di un giallo smorto e sbiadito. Trasportata passivamente da forze esterne. Sempre in movimento, in un perenne volo imposto  e in attesa di essere deposta chissà quando e chissà dove.

Mi sentivo assolutamente non stimolata.

Sveglia. Sistemati. Vai al lavoro. Otto ore dentro un negozio a vendere abiti di lusso a totali estranei che mi sembravano avere di più e meglio di me. Sorridi. Nascondi quella strana sensazione dietro un bel viso. Rientra a casa quando fuori è già buio in una stanza che non hai mai sentito tua. Struccati. Lavati. Mangia. Rilassati, ma non troppo perchè l’indomani ti aspetta il dovere e poi al letto a dormire. Riposati per affrontare il giorno successivo.

Tutti i giorni. Sempre la stessa routine. Sempre con questa strana sensazione di vivere una vita che senti come estranea, senza colori, in un corpo che conosci da una vita eppure nel quale ti senti stretto.

Avevo perso il mio fuoco?

Dove era di finita la passione con cui affrontavo la mia quotidianità?

Avrei voluto essere un robot. Non avere un cuore. Non avere alcuna percezione nervosa perché la sensibilità della mia pelle mi infastidiva. Contemporaneamente, però, volevo essere così sensibile da poter bruciare per il tocco delle dita di Fabrizio.

Stranamente mi arrabbiavo perché mi sentivo come anestetizzata ma altrettanta rabbia mi dava l’ assenza della mia vecchia fame di vivere.

Avevo voglia di sentirmi affamata ma  il pensiero del cibo mi dava la  nausea. Avevo voglia di uscire con gli amici ma il pensiero di dovermi preparare mi fiaccava. Non avevo neppure voglia di scrivere…Non avevo di che scrivere…Mi sentivo vecchia dentro i miei vent’anni .

La vita di chiunque altro mi sembrava migliore della mia. Combatti per avere il tuo meglio allora! Potevo arrivare ovunque volessi!…Quale era il mio meglio? Dove volevo arrivare?…Mi ponevo domande alle quali non avevo alcun a voglia di rispondere. Mi sembrava non di vivere ma di sopravvivere ad ogni giornata.

Autobiografia

Se ci fosse una biografia su di te, quale sarebbe il titolo?

“Il nido del condor”.

Storia di un’adozione.

Nessun condizionale: nessun se.

La mia biografia già esiste con titolo più di qualche articolo condiviso.

Un progetto partito da molto lontano e sospeso, monentaneamente, per una scelta personale.

Aspetto ritorni la voglia di riprendere a scrivere. Non perché abbia ripensamenti, quanto piuttosto, per la necessità di pensare.

Condividere se stessi, senza tabù, è come mostrarsi nudi davanti a tutti. Non facile, per me e per la maggior parte di noi…Eppure non è tanto la mia “nudità” a pormi freni.

A rallentarmi, a farmi riflettere è il fatto di essere madre.

Ciò che scrivo può avere conseguenze sui miei figli. Non che io nasconda loro qualcosa: cerco da sempre con loro la piena comunicazione. Con la trasparenza più possibile in virtù della loro etá e delle loro capacità.

A farmi esitare è la probabile reazione di un chiunque, di un qualunque lettore nei loro confronti. La tematica è delicata e scavando nel mio passato lo è diventata sempre più. Argomenti fin troppo delicati, difficili da trattare…Che ricadendo su di me ricadono sui miei bambini.

Se mi fosse garantita l’intelligenza, ed una positiva interpretazione del mio scrivere, riprenderei a scrivere domani. Non mi aspetto di piacere a tutti, chiaro; ma una buona lettura di ciò che condivido, si, mi farebbe piacere.

Mi rendo, tuttavia, conto di aspettarmi l’impossibile.

Non posso controllare la reazione di ogni ipotetico lettore; perciò aspetto. Resto ferma finché i miei bambini siano grandi abbastanza e pronti intelletualmente a rispondere con coscienza ed intelligenza a qualunque obiezione, attacco, critica o  affermazione di chiunque; perché non posso controllare il mondo ma di certo posso preparare i miei figli al mondo.

40 anni

Cosa facevano i tuoi genitori alla tua età?

Quando avevano la mia età non li avevo ancora conosciuti.

Li avrei incontrati otto anni dopo in Colombia, quando so o venuti a prendermi dopo aver scelto di adottarmi.

Non ho attualmente la possibilità di chiedere direttamente a loro ma li conosco abbastanza bene da sapere io stessa che persone fossero 40 anni.

Mia madre e mio padre erano immersi nel loro dovere di genitori, di marito e di moglie. Lui un gran lavoratore; nel senso che il lavoro impegnava gran tempo della sua quotidianità. Lei una mamma casalinga. Entrambi impegnati nei loro doveri.

Avessi potuto incontrarli e parlargli, avrei dato loro un consiglio: di godere della vita, perché non è solo dovere ma anche piacere.

Quando si è immersi troppo in qualcosa è facile soffocare. Una pausa. Una bolla di serenità e tempo per se stessi è d’obbligo. Le coccole non servono solo ai bambini: servono a tutti, solo cambiano nel tempo. Una cena fuori. Un corso di ballo…Qualunque interesse può essere stimolante per fare qualcosa di nuovo. Io ai miei genitori avrei consigliato di prendersi del tempo per se stessi. Solo per due soltanto. Tempo per non pensare ad altro se non a loro stessi.

Guerra persa

Se avessi il potere di cambiare una legge, quale sarebbe e perché?

Personalmente è una battaglia persa.

È una sorta di matrimonio fallito il mio con l’Italia: non si può cambiare ciò che non vuole essere cambiato.

Mi ha dato tanto ma non abbastanza. Non mi ha tutelato come mi sarei aspettata: richiede tanto, troppo alle generazioni più giovani, e non ricambia le attenzioni.

Uno stato che non tutela il proprio futuro (e con questo intendo i più giovani) è solo una cattiva matrigna. L’Italia è troppo impegnata nella cura dei più forti e dei più grandi. È uno stato vecchio che si cura di ciò che è vecchio.

Da cambiare c’è davvero fin troppo.

A cambiare sono stata io: vivo a Berlino e a malincuore devo purtroppo ammettere che è stata la scelta giusta.

Casa dei sogni

Casa è dove sei libero di essere te stesso

Dove? In mezzo al verde.

Poca importanza quale nazionalità abbia il terreno: si impara a vivere ovunque se hai l’intelligenza di adattarti ed integrarti.

Le dimensioni? Quanto grandi sono le tue necessità: solo ciascuno di noi può essere cosciente di ciò che è essenziale, necessario o che si definisce capriccio.

Io nella casa dei miei sogni non voglio perdermi nella materialitá, ma avere quanto realmente serve. Quando si ha troppo, si tende a dimenticare persino di averlo. In casa voglio solo ciò che serve: quando lo cercherò saprò esattamente dove cercarlo: non dimentichi l’utile ma il superfluo senz’altro.

Gli spazi personali: essenziali. Ognuno in casa deve avere una stanza che rifletta la sua personalità. Ciascuno deve avere il proprio nido: un bozzolo nel quale curarsi ed esprimersi.

Spazi comuni. Devono attirare come i fiori attirano gli insetti impollinatori. Bene garantire la privacy di ciascun membro della famiglia ma altrettanto importanti sono le stanze in condivisione: le stanze del “vivere insieme”. Ambienti nei quali il principio primo è la condivisione ed il fare insieme.

Numero di stanze. Villa. Appartamento. Rifiniture di lusso. Piscina. Sono tutte minuzie…nella casa dei sogni il principio primo è sentirsi liberi di essere se stessi e vivere la vita come si è scelto di farlo: sia nell’intimo della proprio stanza che insieme alla famiglia.

Godere il monento

Hai delle notizie straordinarie, incredibili e fantastiche. Qual è la prima cosa che fai?

La Clara di una volta sarebbe corsa a condividere la notizia con chi è essenziale per me (e non sono molti, perciò preziosi), ora invece mi sarei presa il tempo per godere il momento da sola. Per vivere le sensazioni e le emozioni solo con me stessa. Per riflettere su come mi sento e sulle conseguenze dell’evento.

Si, mi sarei regalata la possibilità di vivere e godere da sola la straordinarietà e il fantastico di quelle notizie; un tempo breve, ma un momento esclusivo per potermi vivere e capire, per concedermi il momento; poi, si, sarei corsa a condividere con i miei amori e assaporare la novità insieme a loro.