Aspettavo mio fratello fuori dal negozio dove lavoravo. La mia pausa pranzo era appena iniziata.
Lo osservai avvicinarsi da lontano con quei suoi ravvicinati e rapidi passi leggeri. Avrei potuto riconoscerlo tra mille per il suo modo di camminare. Mi salutò con un sorriso.
Ero curiosa.
Quali notizie mi avrebbe portato?
Una chiamata della sera precedente mi aveva avvisata che voleva parlarmi. Non aveva rivelato tanto, in realtà quasi nulla.
Significava che loro, i Roselli, volevano parlarmi, lui sarebbe stato un semplice messaggero.
Il suo invito ad andarci a sedere mi fece capire che il discorso aveva una certa importanza e durata.
Mi guardò un poco imbarazzato.
“Mamma e papà vogliono parlare con te. Deve essere durante la settimana perché, come puoi immaginare, il weekend loro vanno in montagna. Devi far vedere loro quanti soldi hai messo da parte fino ad ora”. Lapidario e quasi meccanico come un fax.
Del tutta diversa la mia risposta. Ho risposto con una risata sarcastica ed incredula.
“Hanno considerato il fatto che lavoro durante tutta la settimana!? Non gli frega un cazzo di me ed io devo chiedere un giorno libero, prendere il treno, andare a casa loro e far vedere loro il mio conto!? Per me possono andare a fanculo! Se lo possono scordare!”.
Ero imbestialita.
Lui sospirò. Per l’assurdità della richiesta o per il dover essere stato buttato in mezzo alla situazione?,”Si aspettavano questa risposta; hanno detto che se non ti presenti non ti pagheranno più la metà del tuo affitto”.
Rabbia. Quanta rabbia mi salì in quell’istante.
Ero andata via di casa. Dalla loro casa, solo qualche mese prima. Mi avevano pagato loro l’affitto. Per intero. Il patto; un patto stipulato arbitrariamente e unilateralmente da loro era stato questo: “siamo disposti a pagare purché tu te ne vada di casa”. Ok, avevo pensato, sotterrando il mio orgoglio; forse sarebbe stato meglio anche per me. Neppure tre mesi e il patto cambió. A stabilirlo sempre e di nuovo loro. Erano disposti a pagare solo la metà del mio affitto: dovevo imparare a gestire le mie entrate. Che genitori premurosi!
Poi questa novità.
Quante volte ancora avrei dovuto annullare il mio orgoglio? Sotterarlo ancora e ancora sotto le loro richieste folli? Per un attimo pensai di non presentarmi e farla finita in questa maniera, eppure no, questa volta il mio orgoglio voleva fare sentire la sua.