I miei sentimenti verso di loro cambiavano come il mutar della direzione del vento.
Mi era difficile, ormai, anche nella mia testa, pensare a loro come “mamma” e “papà”. Era diventato improbabile associare parole tanto dolci e significative a quelli che erano diventati gli orchi che avevano distrutto il mio sogno di bambina e le mie mille speranze.
Erano diventati “i Roselli”.
Li chiamavo così, sforzandomi di creare una maggiore distanza tra me e loro perchè nella follia della situazione sentivo che ancora mi mancavano. Rimanevo ostinatamente attaccata a qualcosa che non esisteva più.
Dover aspettare tanto per la ricerca dei miei genitori biologici mi aveva ributtato in questo vortice malefico di tira e molla. Una battaglia che sapevo essere unicamente mia perché consapevole che per loro ero un capitolo chiuso.
Era un sentimento combattuto il mio. Avevo nel cuore questa strana malinconia, tipica di un amore finito. Una rottura che, tuttavia, ancora non era stata accettata.
C’è una differenza sostanziale nel lasciare e nell’essere lasciati. Nel affrontare e decidere la scelta e nel subirla.
Loro avevano scelto di lasciare me.
Io mi trovavo ancora nella posizione di chi deve accettare una decisione altrui.
Poco importava quanto quel legame fosse stato tossico: la mia colpa era stata averli amati troppo profondamente. Di averci creduto.
Avevo quel vuoto nel cuore che proprio non riuscivo ancora ad accettare. Mi chiedevo se a farmi più male fosse avere quel vuoto o essere vuota di loro.
La grigia malinconia diventava a quel punto rabbia nera.
Mi riempivo del desiderio di colpirli laddove sapevo avrei fatto centro: conoscevo il loro tallone d’Achille ed ero pienamente consapevole che l’unica arma in mio possesso era colpire la loro apparenza.
Si sentivano protetti tra le grandi mura della loro villa, con quella loro rassicurante distanza da tutti e da chiunque ma in una posizione dove tutti potevano ammirare quanto in loro possesso. Orgogliosi di mostrare la magnificenza della loro casa, del loro giardino perfetto e ben curato.
Amavano che si pensasse solo bene di loro; che si pensasse fossero i buoni, quasi vittime e che tutti potessero vedere il loro benessere materiale. Erano come pavoni fanatici del loro fantastico piumaggio. Peccato con un cuore sterile. Peccato si potesse nascondere.
Io però non sarei stata zitta. Non avrei sostenuto il loro castello di bugie. Avrei detto la mia. Era ora che si sapesse la verità e chi fosse realmente Clara.
Giusto.
"Mi piace""Mi piace"