Il mio primo compleanno fuori casa.
Lo avevo immaginato straordinario: piena libertà, una discreta autonomia economica e il mio fidanzato.
Nella mia fantasia lo avevo immaginato come un giorno speciale.
Ho aperto gli occhi con gioia e aspettativa.
Ero davvero curiosa di vedere cosa mi avrebbe regalato la giornata.
Ero euforica e carica di aspettative.
Erano gli anni degli squilli; quando un bib telefonico corrispondeva a “ti penso” o “sono qui per te”, così ho cercato Fabrizio per avvisare che il mio giorno era iniziato. La risposta è stata immediata: lui era già in piedi, aspettava solo il mio risveglio, perché, si, voleva essere il primo a farmi gli auguri ma solo un attimo dopo che io avessi aperto gli occhi. La sua sensibilità non mancava mai di sorprendermi: voleva essere il primo ma rispettando sempre i miei tempi. Piccoli gesti dal valore inestimabile. Mi ha ricoperta di auguri, mille parole dolci e un invito a cena per quella sera: anche i suoi genitori volevano festeggiarmi.
Come previsto quel nove dicembre si preannunciava speciale.
Con il cuore pieno di gratitudine per quelle attenzioni mi sono preparata per andare al lavoro con la gioia che solo una ventenne può avere nel suo giorno speciale.
Persino al lavoro mi sembrava di camminare senza toccare il pavimento.
Ero felice.
Era impossibile non corrispondere al mio sorriso beato.
La sera, mentre sedevo in una tavola dedicata a me, con la mia famiglia acquisita attorno a me, tutto è cambiato.
Ho iniziato a piangere.
Era strano. Un attimo prima ero euforica e poi all’improvviso mi sono sentita invadere da una tristezza che mi ha come spenta, che ha prevalso su ogni mia volontà o stato d’animo.
Nel pieno di quel festeggiarmi, un tarlo silenzioso ma determinato strisciava tra i miei pensieri.
Se non avessi avuto Fabrizio quella festa non la avrei mai avuta. Se non ci fosse stato lui, nessuno mi avrebbe chiamato per auguri o inviti. Le attenzioni di Giuliana, Sergio, Lisa e Marco derivavano da quelle del mio ragazzo. Senza di lui, io, quel giorno, sarei stata sola ed ignorata.
Ero immersa in un mondo bellissimo ma al quale non appartenevo, un mondo che mi era stato donato e del quale ero grata, ma in fondo al cuore sapevo che il giorno del mio compleanno non era quella la mia tavola.
La realtà è che l’assenza dei miei genitori si era fatta così concreta che quel dolore mi era calato sulla testa come un masso piovuto giú dal cielo.
Sarei voluta stare a casa mia, con i miei genitori. Avrei voluto le loro attenzioni.
Invece non avevo nulla.
Come uscita dal nulla.
Un nulla che avrebbe colmato il giorno del mio compleanno se io non avessi avuto Fabrizio.
E chi mai è riuscito a saziarsi col nulla?
Chi mai è stato felice della totale solitudine il giorno in cui si festeggia la propria nascosta?
Ero circondata di amore puro, sincero, eppure era l’assenza di un legame atavico e lungo anni a fare piangere i miei occhi.
Un abbraccio di otto braccia mi ha circondata e riscaldata. Cullata in quel caro intreccio multiplo non riuscivo poi tanto a calmare il mio pianto, che di fatto è diventato più forte e disperato: non erano quelle le braccia che tanto mi mancavano.