Sconcertava anche me la consapevolezza di quanto soffrissi l’assenza dei miei genitori.
Non mi era chiara la ragione.
Quel perché mi frullava in testa continuamente.
Mi toglieva la breve serenità che avevo ottenuto.
Come avere costantemente fame e perciò uno stomaco eternamente brontolante.
Solo che a brontolare era il cuore.
Non accettavo di essere un frutto senza ramo.
Non accettavo il rifiuto.
Non accettavo di apparire come uscita dal nulla.
Non accettavo di essere senza famiglia. Senza la mia famiglia.
Quanto è importante per ciascuno di noi il senso di appartenenza?
È un cuscino, una coperta psicologica che si porta sempre con sé. È un rifugio che conforta e riscalda qualunque sia la distanza. Una testimonianza di ciò che si è e si è stati.
Una famiglia è un biglietto da visita.
È un invisibile dolce gigante che ti cammina avanti per proteggerti dal mondo intero.
La domanda perenne era una: “Perché io no?”.
Ho iniziato a portare rancore verso qualunque altro essere umano perché mi sembrava che tutti avessero qualcosa che io aspettavo anche per me stessa.
Vedere padri o madri con figli adulti era quasi doloroso.
Provavo una gelosia acida.
Se prima adoravo osservare con occhi adoranti Fabrizio insieme alla sua famiglia, ora provavo un cieco risentimento.
Era un brutto tarlo difficile da accettare, che mi rendeva lunatica e distaccata. Sentimenti che non mi piacevano, che nascondevo dietro parole e sorrisi.
C’è una differenza sostanziale tra il subire la mancanza di qualcosa che si è avuto e qualcosa che non si è avuto.
Da bambina avevo desiderato due genitori semplicemente perché non li avevo.
Da grande subivo di nuovo la loro assenza, con un nuova variante: loro li avevo vissuti e amati tanto profondamente da non poter se non continuare a farlo.
Da parte mia c’era stata una così forte e profonda accettazione della loro figura che mi risultava difficile non pensarli dentro ai miei giorni.
Erano stati il mio dono. Il regalo più grande.
Come potevo rinunciare ad esso?
Io non riuscivo.
Era troppo importante per me ricucire il brutto strappo che ci divideva.
Lo credevo possibile.