Ho presto accettato l’appartamento di Maria come casa. Non mi piaceva, ma era relativamente vicina a quella di Fabrizio e nulla mi vietava di cercare qualcosa di nuovo, ancora meglio se nello stesso quartiere del mio ragazzo. In fin dei conti era il posto dove avrei dormito e fatto colazione: il resto del mio quotidiano si sarebbe svolto altrove, perciò perché dargli tanto peso?
Ciò che davvero contava era tutt’altro: mi sono lasciata contagiare dalle novità, piccole cose normali che per me erano una conquista: il peso e il rumore delle chiavi del mio appartamento, il poter uscire e rientrare senza dover guardare l’orologio, il non dover chiedere il permesso per fare qualunque cosa, il non sentirmi seguita, osservata, spiata e giudicata.
Era come se tutto fosse diventato improvvisamente più leggero: dopo anni e anni cominciavo a vivere serena. Questo era il cambiamento più significativo: la tranquillità con la quale trascorrevano le giornate.
In quel periodo avevo un solo timore: quale idea si fossero fatti di me i genitori di Fabrizio. Quale poteva essere il giudizio nei miei confronti?
Erano stati testimoni di situazioni sgradevoli: quando mi sono presentata alla loro porta nel pieno della notte quando, avendo fatto tardi, i mei genitori avevano deciso di non aprirmi il cancello di casa e ora la nuova novità: pagata purché lontana da casa.
Cosa potevano mai pensare di me?
Chiaramente non mi conoscevano, avevamo avuto solo qualche chiacchierata e qualche pranzo, ed io avevo una gran vergogna di ciò che potevano pensare di me.
Temevo il pregiudizio, perché contro di lui avevo dovuto lottare per lungo tempo e perché contro di lui avevo perso.
Faticavo a credere che si potesse avere un buon giudizio di me a causa della mia storia.
Temevo soprattutto il pregiudizio gratuito, quello che nasce senza alcun fondamento. Quello che deriva da un’occhiata superficiale.
Secondo grande cambiamento della mia vita: nessun pregiudizio ma osservazione attenta, attiva e diretta: i genitori di Fabrizio mi hanno vissuta e così conosciuta. Come? Mi hanno invitata a trascorrere i fine settimana con loro e la conoscenza è stata reciproca.
Io ero semplicemente ciò che ero: totalmente libera perché non avevo nulla di cui avere paura o da nascondere e grata della possibilità offerta.
In aggiunta a ciò ho potuto essere testimone della magia che si racchiude dentro alla parola “famiglia”: il dialogo reciproco, i baci, gli abbracci ed amarli è stato del tutto normale. Se Fabrizio si era dimostrato speciale, è perché dietro e con lui ci sono due genitori straordinari. Osservavo e analizzavo quelle tre persone perché erano ciò che avevo sognato per me stessa. Loro conoscevano me ed io conoscevo loro.
Condividevo le mie osservazioni con Fabrizio, e da subito gli ho detto che era bellissimo vederli coccolarsi. Adoravo vedere i loro baci e abbracci. Tenerezze tra adulti ma dolci come quelle tra bambini. Me ne riempivo gli occhi e sorridevo felice. Erano il mio spettacolo personale. Del tutto normale, spontaneo per loro eppure così prezioso davanti al mio sguardo. Una vita che si amavano quei tre, una cosa così normale che capitava senza che cogliessero la bellezza nascosta dietro quella tenerezza.
“Clara mi hai insegnato ad amare consapevolmente la mia famiglia: davo molto per scontato perché non mi rendevo conto di quanto fortunato io sia; invece tu mi hai aperto gli occhi: se prima me ne allontanavo, con te ho riscoperto il piacere dello stare con i miei genitori”.