165a- tu non parli ma io so come leggerti

Come si riconosce un amore vero?

Come si vince la paura?

Sapevo che se con Fabrizio fosse finita male i mille pezzi del mio cuore sarebbero stati spazzati via come cenere e da lì nessuna Araba Fenice ne sarebbe sorta. La mia fragilità mi aveva portata sul bordo del burrone. Sarei caduta o avrei costruito il ponte che mi avrebbe condotta al livello successivo?

Perché poi pensare in negativo?

Se invece fosse andata bene?

Se avessi incontrato l’amore della mia vita con Fabrizio?

Rinunciare a questa possibilità per paura dell’ennesimo abbandono? Dell’ennesimo tradimento.

Affrontare la possibilità di finire in cenere o provare a dar fiducia a questo legame?

Darla vinta alla paura e scappare per proteggermi?

Questa scelta avrebbe significato la chiusura in una clausura totale. Se avessi rinunciato a Fabrizio avrei rinunciato a chiunque altro. Questa era l’ultima possibilità che mi sarei concessa. Era la battaglia definitiva: o vittoria o sconfitta.

Lottare contro i pesi del mio cuore e lasciarmi andare completamente?

Sentivo di non avere dentro di me questa forza.

L’ho trovata grazie al mio nemico.

La voce di lei che mi derideva nel dire: “Tanto anche questo ti lascerà non appena ottenuto quella che veramente vuole” mi dava una determinazione che sapeva di disperazione. Uno strattone, certamente, che tuttavia mi faceva procedere in avanti: non nel burrone ma oltre ad esso. Fabrizio aveva già ottenuto quello che a dire di mia madre era il suo vero intento, eppure non era sparito: lui era ancora al mio fianco. Lui amava e si lasciava amare. Io al contrario amavo soltanto perché credevo di non meritare di essere amata.

Capivo che il dilemma fosse tutto e solo mio: per lui io ero perfetta esattamente come mi presentavo.

Io ritenevo impossibile piacere con quelle mie brutte cicatrici sulle gambe. Difficile che qualcuno potesse amare il nodo di complessi che ero. Difficile che qualcuno potesse amare me e la mia storia strappa lacrime.

La chiave era lavorare su me stessa: accettare finalmente il diritto fondamentale alla vita che mi era stato dato alla nascita.

Come si impara ad accettare di essere amati?

Come si impara ad essere amati?

Esattamente come un bambino impara a camminare.

Un bambino si fa guidare dall’ istinto. Si fida delle possibilità del suo corpo prima sedendosi, gattonando ed infine, vince la paura del cadere semplicemente provando a muovere i suoi primi passi.

Ho deciso di fare lo stesso. Giorno per giorno, mese per mese ed anno per anno.

Allora non riuscivo a parlare di questo con Fabrizio. Non sapevo come spiegarlo. “Sei l’unica ragione per cui la mia testa al mattino si sveglia felice. Poi mi ricordo che mi fai paura proprio perché mi piaci, quindi mi sento prendere dal terrore; quindi vorrei andare il più lontano possibile da te; però so anche che non posso e non voglio vivere come una tartaruga, perciò ho deciso che tu sei la persona che ho scelto per imparare a camminare”. Era un casino dentro la mia testa, figurarsi a provare a spiegarlo al quel ragazzo speciale. Meglio saltare le spiegazione e procedere nel giocare. Fabrizio, d’altronde, aveva quella sua sensibilità speciale che gli fece capire che qualcosa era finalmente scattato dentro di me e che finalmente qualcosa dentro di me era scattato.

Il negarmi questo diritto si ripercuoteva anche sulla nostra intimità: un cervello che non si lascia amare è un corpo che non si lascia amare.

Proibivo e negavo al mio corpo le sue mille possibilità. Come non meritavo l’amore non meritavo neppure il sesso. Fingere non funziona a lungo con chi ama profondamente e come me Fabrizio aveva capito che dovevo lavorare su me stessa.

“Se non sai tu per prima cosa ti piace come posso aiutarti io? Devi imparare a conoscere ed accettare il tuo corpo: è un lavoro di testa Clara. Devi lasciarti andare. Tu meriti di godere di ogni aspetto della vita e poi ricorda: io, Fabrizio sarò sempre con te e ti aiuterò in ogni modo a me possibile: tu non mi parli ma io so come leggerti”.

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