166- diritto ad amare

Osservavo Fabrizio con attenzione. Come chi legge la stessa pagina di un libro per scovare ogni possibile significato. Ogni possibile sfumatura. Un particolare sfuggito ma carico di valore.

Guardavo lui per capire meglio me stessa. Esaminare lui era come scoprire i mille veli di cui ero ricoperta. Più vivevo il nostro legame più volava via uno strato sottile. Era un processo lento. Una guarigione lenta e graduale che sapevo avrebbe richiesto anni.

La consapevolezza del cambiamento mi rendeva euforica ed impaurita. Vivevo a due temperature: con Fabrizio vivevo la mia personale primavera; era come tornare nel grembo materno e lì crescere protetta.

In famiglia, con i miei genitori era il gelo totale: il rifiuto gridato in piena faccia senza mezzi termini.

Fabrizio rinnovava il mio diritto ad essere amata.

Mi insegnava ad amare, mi cullava tra le braccia teneramente quando mia madre e mio padre rinnegavano il loro ruolo di fatto negando il mio.

La loro decisione era tutta privata. Nessuno all’infuori di quelle fredde mura ne era a conoscenza. Lei, tuttavia, correva ancora in camera mia con la speranza di trovare nella mia borsa la legittimazione a buttarmi fuori casa e poter gridare al mondo quale mostro io fossi.

Nessuno scambio di parole era più necessario tra di noi. Era semplicemente come se non ci fossi.

Lei non cantava o fischiava più in mia presenza come faceva prima per punirmi o ferirmi.

Adesso mi ignorava completamente.

Una situazione senz’altro preferibile che avevo accettato, a cui non pensavo di voler o poter oppormi. Ero troppo giovane ed ingenua per capire e lottare contro l’illegittimità della loro decisione. Preferibile rifugiarmi e scappare fisicamente e mentalmente nel mio giovane ma profondo amore.

Ero un coniglio impaurito che ammirava un maestoso giovane leone. Vedevo in Fabrizio quella pacatezza di chi ha lo stomaco soddisfacentemente pieno. La libertà con la quale si lasciava vivere il nostro legame.

Avevo finalmente capito che avere fame di quell’amore era un mio diritto: anche io meritavo quella leggerezza.

Ero una bambina che aveva deciso di fidarsi di quel giovane uomo ed in lui ho cercato e trovato il padre che non ho mai avuto. Il padre di un cuore e di un’anima affamata d’amore, perché nel momento in cui mi sono regalata la libertà e la dignità di cui avevo bisogno ho scoperto che la mia fame era incommensurabile e per la prima volta nella mia vita vedevo per me stessa la possibilità di essere saziata.

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