Grandi novità a casa: mio fratello aveva la ragazza.
La notizia era stata accolta con entusiasmo.
Mille le domande: “chi e?”
“Come l’hai conosciuta?”
“Dove abita?”
“Che fanno i genitori?”
Poi l’ultima :”Quando potremo conoscerla?”.
Poi il grande colpo di scena: “Ma perché sabato non facciamo la pizza e la invitiamo a casa?”.
Detto con inusuale felicità dalla voce della mia mamma.
Ascoltavo il loro discorso dalla mia camera, mentre i miei genitori cenavano con mio fratello.
Lei aveva persino alzato la voce per farsi sentire meglio.
Poteva star tranquilla: avevo ben sentito e le sue parole avevano centrato il bersaglio.
Una gelosia cieca, mista a rabbia mi esplose nel petto.
Sarei stata bugiarda se avessi detto che non mi aveva ferita.
Erano mesi e mesi che Fabrizio faceva parte della mia vita e non aveva neppure il diritto di chiamare al telefono fisso di casa mia ed una “appena arrivata” aveva già meritato quanto negato a lui.
Paradossale. Completamente folle.
Ero pienamente consapevole che lei facesse tutto questo solo per ferire me.
Era andata persino contro il suo primo comandamento: nessuno poteva entrare in casa sua: nel suo regno; men che meno i conoscenti miei e di mio fratello.
A quanto pare la legge era cambiata: a stare lontani da casa sua e da lei dovevano essere soprattutto quelli che sceglievano me (legge in vigore ancora oggi a quanto pare).
Avrei voluto avere la forza ed il potere di non reagire alle sue parole, ed invece mi rodeva tanto il culo che mi sarei mangiata il fegato.
Di nuovo senza cena nello stomaco, perché senza alcun appetito, mi buttai le coperte addosso, testa compresa e mi rifugiai dentro al mio letto, quasi volessi tenere fuori tutto quello che mi circondava. In maniera di tutto infantile speravo di non ascoltare più le loro voci da lá sotto.
“Ma sai che ti dico: perché non la invitiamo in montagna? Può dormire in camera di Clara!”.
Quante novità per una serata sola. Purtroppo le loro voci continuavano a raggiungermi. A ferirmi.
Non le avrei dato la soddisfazione di piangere. Non quella sera. Meglio restare razionale e quanto più controllata.
Mi chiedevo come preferissero la presenza di una totale estranea; come per loro fosse del tutto normale che lei entrasse in una casa che io non avevo mai visto, dove io non avevo mai messo piede. Lei avrebbe dormito in un letto mio, dove io non lo avevo mai posato neppure gli occhi.
Una totale estranea aveva più diritto di me…ma, purtroppo, con loro, era da aspettarselo.
A farmi rabbia era il fatto che lei potesse ciò che a Fabrizio era stato negato.
A farmi rabbia era il fatto che il nuovo e recente amore di mio fratello passasse avanti a quanto legasse me e Fabrizio.
Davvero brava la mia mamma. Nomino solo lei, perché come al solito, la voce di mio padre era assente, silenziosa come sempre e chi tace acconsente.
La mia matriarca avrebbe meritato l’oscar per la capacità di far soffrire la gente. Lei si che sapeva come attaccare il nemico, soprattutto il nemico Clara.
Quanta amarezza.
Ero quasi addormentata quando Javier entrò in camera mia.
“Clara, sabato viene Viola a cena…”
“Si,ho sentito. Sai perché mamma sta facendo tutto questo, vero?”
“Si, lo so…Mi dispiace… Devo solo chiederti un favore: puoi unirti a tavola anche tu quando verrà Viola…sai, almeno far finta di essere una famiglia normale… Almeno per la prima volta che entrerà qui?”
“Assolutamente no: mi stai chiedendo troppo”
“Ok. Lo capisco… Buona notte”.
E chi poteva più dormire?
Arrivò il sabato.
Per amor di mio fratello mi sedetti di nuovo, dopo tanto tempo, a tavola con la famiglia al completo: mio padre presente come un quadro appeso al muro, educato e sempre al suo posto; lei, mia madre, contenta, con un sorriso sornione sulla bocca, quasi ricaricata da quella vittoria; io, costretta in quella situazione, umiliata e taciturna; mio fratello felice per quel miracolo avvenuto ed infine Viola, del tutto inconsapevole della battaglia psicologica che stava avvenendo intorno a lei in quel momento.
Ero a tavola, presente e testimone della gioia di mio fratello e di Viola.
Il mio silenzio era il mio atto di protesta.
Mi sembrava surreale quanto stava accadendo. Una marionetta consapevole di appartenere ad un teatrino misero. Un’esibizione pietosa.
Mangiai la pizza più disgustosa di tutta la mia vita.