Vivere un incubo.
Avere il terrore incollato sulla pelle come se fosse sudore. Entusiasmo?
In quel momento non sapevo neppure se esistesse.
“È un’esperienza che prima o poi dovrai avrontare”.
Mi ripetevo le parole di Javier come l’Avemaria ma non trovavo alcun coraggio in esse, semmai mi riempivano di tristezza.
Avevo fatto del mio meglio per proteggermi. Per sentirmi un briciolo più sicura.
Indossavo la mia biancheria intima migliore. Reggiseno e perizoma nero.
Il mio scudo,
La mia armatura fisica e psicologica, tuttavia,era altro.
Le mie benedette autoreggenti.Quella leggera copertura mi permetteva di respirare più facilmente…Solo a me sembrava non ci fosse ossigeno nella stanza…Fabrizio era dolce come sempre.
Protettivo.
Peccato io volessi solo scappare. Quasi mi sembrava che il mio cuore fosse un tamburo dentro al petto. Forte tanto da coprire le parole che mi erano rivolte.
Mi feci guidare sul letto quasi fossi un automa.
Mi sembrava ora di respirare meglio, un respiro caldo come lava. Difficile da controllare. Da sopportare.
Fabrizio era bello come sempre.
Lui era perfetto.
Gli occhi lucidi di piacere.
Carico di aspettativa.
Un bambino che scarta il suo dolce preferito…Solo più lui toglieva strati dal mio corpo, più io mi facevo piccola piccola.
Quanta paura mi faceva la nudità ed io gli stavo correndo addosso come un’automobile a duecento l’ora.
Avrei voluto perdere i sensi e risvegliarmi il giorno seguente.
Sapere che era accaduto ma non essere consapevole di nulla.
Avrei voluto essere ubriaca a morte, invece ero penosamente e pienamente consapevole.
Mi ritrovai senza vestiti,in biancheria intima.
Ero sul patibolo.
Perché non morivo di crepacuore in quell’istante?
Almeno sarei morta felice sapendo che un essere umano sulla terra mi aveva amato…Almeno per un po’…lnvece la tortura andava avanti.
Sapete cosa mi ha tolto a quel punto?
Le mie autoreggenti.
Quelle che io avevo programmato rimanessero incollate a me come se fossero la mia stessa pelle.
Non poteva andare peggio.
Più vedevo scivolare quella lieve stoffa più mi sentivo colpevole del peggiore dei reati.
Avrei voluto fermare quelle mani. Frenare lo scendere delle mie calze. Solo il mio corpo non mi rispondeva. Le mie mani non si sono mosse a fermare le sue.
Ho lasciato che la sua azione continuasse. Con la morte sul cuore.
Ero nuda. Nuda per davvero. Nuda come mai avrei voluto essere.
Tutto si è fermato.
Fabrizio si è fermato.
Mi guardava interdetto.
Incredulo.
Schifato?
Guardava le mie gambe per poi guardare il mio viso.
Il mio incubo era diventato realtà.
Stavo vivendo il terrore.
Una paura talmente grande da sembrare quasi dolore fisico.
“Perché non me lo hai detto?”.
Era deluso.
Che dirgli?
Le lacrime hanno risposto per me.
Non sentivo il mio cuore.
Il tamburo sembrava essersi fermato. Non batteva più. Non batteva affatto.
Guardavo il ragazzo davanti a me senza poter aprire bocca.
Aspettando di vedere le sue spalle che si allontanavano da me.
Quel silenzio era il rumore più brutto di tutta la mia vita.
Non lo sopportavo.
Che finisse la scena.
Desideravo finisse tutto lí.
Prima fosse capitato, prima sarei stata libera di vivere da sola l’ennesimo abbandono.
“Non sapevo come dirtelo…Non avevo il coraggio. Sapevo saresti scappato”.
Parlavo con la folle certezza di chi si crede capace di vedere nel futuro.
Leggere la delusione nei suoi occhi era una punizione terribile ma che mi sembrava di meritare.
Solo la interpretavo male.
La mia delusione non era la sua.
“Mi conosci così poco?”.
Si. Lo conoscevo poco.
Perché lui riprese a spogliarmi.
La cosa non sapeva rassicurarmi. Vedere Fabrizio prendersi cura del mio corpo mi faceva sentire morta.
“Sei come mi aspettavo: sei bellissima”.
Avrei voluto urlare dalla disperazione.
Non gli credevo.
Era tutta una grande bugia.
La verità era che gli facevo pena.
Le mie gambe erano terribili.
Ero la sola.
L’aspettativa delusa.
Lui continuava a baciare ed accarezzare il mio corpo solo perché era un ragazzo con un cuore grande.
Mi avrebbe accontentata.
Solo quella volta.
Solo in quel momento per non frantumare il mio povero ego già a pezzi; poi avrebbe fatto in modo di non farsi più trovare.
Di non farsi più sentire.
Mi faceva tenerezza.
Per me provavo solo pena.
Cosa mi diceva il mio corpo?
Cosa mi trasmetteva?
Nulla.
Solo brutte sensazioni.
Non sentivo assolutamente nulla. Come se ogni muscolo del mio corpo non funzionasse.
Come se il mio cervello fosse altrove.
Come se fossi del tutto insensibile.
Ok.
La mia prima, vera, consapevole volta e grande scoperta: ero frigida.
Sarei scoppiata a ridere se solo avessi potuto ed invece non provavo altro che maggior pena per me stessa.
L’odio ed il ribbrezzo per le mie cicatrici mi avevano talmente influenzato a non accettare ciò che ero, che ritenevo impossibile potessi piacere ad un altro essere umano.
Non avrei mai potuto e saputo condividere con Fabrizio quei sentimenti.
Fermarlo per avere comprensione, sicurezza, conferme, non sarebbe servito a nulla, perché io avevo deciso di non credergli.
Fu quasi un sollievo quando tutto terminò. Corsi a coprirmi con i miei vestiti. Come se con addosso quegli strati di stoffa potessi sentirmi meglio. Come se potessi rifugiarmi in essi.
Fabrizio con la solita dolcezza.
Contento avrei detto.
Mi godevo le sue attenzioni sapendo che non ne avrei usufruito mai più perché mai più lo avrei incontrato.