149-tentativo di vera fiducia

“Non è il mio tipo ma ha dei bellissimi occhi. Non fraintendere: non mi riferisco all’aspetto meramente estetico…il suo sguardo mi suscita rassicurazione. Ha gli occhi buoni. Il mio consiglio è uno: buttati Clara. Questa volta potresti sbagliare a non dare fiducia a quel ragazzo”.
Quello stesso sguardo non mi era apparso della stessa limpidezza percepita da Valentina.
Era arrabbiato per un duplice motivo: si sentiva sotto il giudizio di una totale estranea ed era offeso con me dato che era palesemente chiaro quanto lo stessi evitando.
Mi sono sentita in colpa.
Una stupida bambinetta inesperta ed impaurita.
Gli occhi offesi di Fabrizio erano titubanti, pieni di interrogativi.
Per la prima volta da quando l’avevo conosciuto aveva lo sguardo velato da brutte sensazioni.
Lo capivo.
Io avevo le risposte a tutti i suoi interrogativi.
Avevo paura di affrontarli.
Mi odiavo per queste esitazioni. Blocchi. Massi legati ai piedi che rendevano i miei passi uno sforzo immane.
Chiedere a me di dare fiducia al prossimo era come chiedere ad un musulmano o ad un ebreo di mangiare carne di maiale.
Un rifiuto categorico che non avrebbe certo reso migliore la mia vita.
Avevo chiesto aiuto alla mia amica speciale.
Ora restava da vedere se avrei accolto ed accettato il suo consiglio.
Che voleva fare Clara?
Quanto ero disposta a rischiare?
Se avessi rinunciato a questo ragazzo avrei dovuto essere coerente con me stessa e non lamentarmi mai più della mia condizione di solitudine e di non appartenenza.
Maturare voleva dire anche combattere contro i propri fantasmi, combattere contro la paura del buio. Oscurità che significava paura del prossimo. Di un legame significativo.
“Non vuoi crescere Clara? Vorrei ma la paura è la sensazione vincente. Forza!Forza Clara!
Non puoi accontentarti della solita e desolante sconfitta.
Nella fuga non c’è niente di lodevole”.
Ok.
Va Bene.
Mi sarei fidata di Valentina.
Un tentativo di vera fiducia.
Coraggio.
Avrei urlato a pieni polmoni se solo avessi avuto la libertà di farlo. Mi bloccava solo la consapevolezza che non volevo veder aggiungere la voce: “pazza” alla lunga voce delle virtù che la mia famiglia aveva stilato per me.

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