Avrei voluto poter avere la spensieratezza tipica dei miei vent’anni.
Avrei voluto che i miei problemi fossero stati consoni alla mia età.
La pressione del peso delle difficoltà che gravavano su di me mi sembravano vincere le mie possibilità di resistenza.
Se Fabrizio prima era il mio unico sostegno, ora mi appariva come una trappola ulteriore.
Mi sono resa conto solo allora di quanto la mia totale diffidenza nei confronti del prossimo mi avesse condizionata.
L’unico mio desiderio ora era quello di fuggire dalla persona che sembrava realmente interessata a me.
Mi aspettavo l’ennesimo tradimento, mi aspettavo che si esasperasse o che la vista del mio corpo potesse disgustarlo.
A mio avviso si prospettavano solo negatività dal un futuro insieme a Fabrizio.
Non mi ero mai trovata così vicina all’orlo del burrone chiamato follia.
Qualcuno mi amava.
Ero terrorizzata.
Una soffocante paura mi dava il tormento: che Fabrizio mi facesse perdere la ragione nel buttarmi a capofitto in questo legame e poi mi voltasse le spalle.
Come potevo credere in lui e nei suoi sentimenti quando avevo finito per non avere fiducia in nessuno.
Io credevo ciecamente nell’amore.
Non credevo nelle persone.
Era un labirinto senza uscita nel quale ero stata chiusa e nel quale avevo fatto modo di perdermi.
Mi sentivo come paralizzata.
Avevo una paura fottuta di amare.
Si sarebbe meritato la fiducia che facevo così tanta fatica a concedergli?
Mi avrebbe voluta abbastanza da voler affrontare la mia disastrosa situazione famigliare?
Sapeva tutto.
Quello che non sapeva riguardava me.
Non conosceva i miei complessi, non conosceva le mie più profonde paure.
Mi sentivo in mezzo ad una tempesta nella quale non avevo alcun potere.
La tempesta era fuori e dentro di me.
Ora si che potevo interpretare le mie cotte: Giannni, dieci anni più grande di me; Luca, un libertino don Giovanni e Gianluca, fidanzato.
Mi ero volutamente innamorata di tipi dai quali mi sarei potuta aspettare relazioni a tempo determinato. Legami brevi. Piccole sorsate di amore dalle quali io o loro ci saremo tirati indietro e stancati. Quella determinatezza mi aveva dato sicurezza.
Mi ero fissata ancora di più con Gianluca perché sapevo che essendo fidanzato non si sarebbe avvicinato troppo. Avevo goduto della sua corte, delle sue attenzioni, dei suoi messaggini dolci. Mi era bastato quello a farmi sentire viva e non un cadavere ambulante.
Avevo totalmente sottovalutato Fabrizio.
Pensavo che da me volesse solo amicizia.
Non avevo capito che aveva iniziato ad unirci qualcosa di molto più profondo.
Lui non aveva mai combattuto contro i suoi sentimenti.
Semplicemente aveva mantenuto il suo posto; persino quando gli raccontavo di Gianluca.
Non avevo voluto vedere i suoi occhi frustrati, quasi arrabbiati nel dover sentire della mia stupida infatuazione. Perché non mi aveva mandata a cagare? Perché continuava solo a dirmi: “Io sono qui”?.
Il problema era che non volevo proprio dover arrivare a rinunciare al mio Panda. Contemporaneamente non potevo più ignorare la nuova situazione.
Gli dovevo il massimo rispetto.
Avrei dovuto sforzarmi di essere corretta.
Si può piangere di dolore nello scoprire che c’è una persona innamorata di te!?
La decisione era presa: dovevo evitare Fabrizio.
Non volevo ricadere nell’errore di routine.
Reggevo le cadute, temevo, però, di non avere la forza e la volontà di alzarmi per l’ennesima una volta.
La vigliaccheria di questa fuga non mi rendeva fiera.
Una piccola parte di me avrebbe voluto crescere ed affrontare la nuova situazione, la maggior parte di me era troppo terrorizzata al pensiero di fare un passo verso Fabrizio.
Il clima famigliare non faceva che alimentare il mio disagio.
Mi sembrava di camminare sulle uova.
Aspettavano un mio errore per saltarmi alla gola.
Mi sentivo come una preda centrata dal mirino di un cacciatore instancabile.
Una sensazione di asfissia continua.
Si, ecco, questa era la troia che avevate in casa: una ragazza che aveva il terrore di innamorarsi. Questo mio rifiuto di lasciarmi andare ad una cosa così bella era colpa vostra.
Pur con i miei complessi, se avessi avuto una madre nella quale trovare conforto, rifugio, coraggio e ascolto, non avrei avuto tutto questo terrore dentro di me.
Sareste dovuti essere la chiave di volta che legava e armonizzava la mia personalità. Tirandovi indietro avete fatto crollare tutto ed io mi ritrovo perduta.
Tu cara mamma saresti stata la speranza. La fiducia. Tu, papà la sicurezza; il sapere che le tue braccia forti mi avrebbero sempre difesa da tutto. Allora si che mi sarei sentita forte, e se così non fosse stato mi sarei comunque appoggiata a voi.
Ero così diversa dalla Clara che vedevate.
I libri arricchiscono ma non insegnano a vivere. Ad affrontare la vita.
Mi sentivo sola.
Impreparata. Senza alcuna arma di difesa.
Piccola piccola di fronte a tutto che a differenza di me appariva gigantesco.