147- il bacio

L’avevo baciato.
Per rabbia.
Per ferirlo.
Avrebbe dovuto portare i libri per la lezione di spagnolo.
Li aveva dimenticati.
Con la pelle di un verde significativo, e gli occhi vacui mi aveva chiesto scusa.
Lo avrei preso a schiaffi!
Sapeva quanto odiassi che fumasse.
Ho cercato di allontanarmi da lui per non litigarci.
Non volevo proprio averlo sotto gli occhi.
Senza libri non aveva senso rimanere in classe.
Il problema era uno: lui mi seguiva come un cagnolino.
La cosa mi ha disturbato ancora di più.
Ero fumante di rabbia.
Furiosa, mi sono girata e l’ho baciato.
Un contatto semplice. Le mie labbra sulle sue.
Breve. Leggero.
Voleva essere una punizione destinata a lui.
La legge del contrappasso mi ha colpito come una fucilata in pieno petto.
La sua dolcezza mi ha disarmato.
Quello che doveva essere il suo castigo è diventata la mia pena.
Vederlo sorridere come se gli avessi donato la mia vita con quel bacio mi ha fatto sciogliere come la cera di una candela.
L’ho guardato incredula e quasi fuori di me e non più padrona del mio corpo l’ho riavvicinato.
Ci siamo scambiati un secondo bacio, del tutto differente dal primo.
E’ stato allora che ho capito che ero già innamorata di lui.
Non ho potuto gioire della scoperta, piuttosto ne avrei voluto piangere.
Mi ha abbracciata.
“Andiamo dagli altri?”.
Era affettuoso, sicuro di aver finalmente vinto.
Mi sono lasciata trascinare.
Ero ancora confusa.
Panda aveva la mia mano nella sua.
Non sembrava disposto a lasciarla andare.
Ho guardato quel intreccio di dita con un certo disagio.
Mi è mancata l’aria.
L’ho costretto a lasciare la presa e sono scappata.
Ero terrorizzata.
Mi sono rifugiata nell’unico posto che mi sembrava sicuro: la biblioteca.
lì nel totale silenzio ho potuto calmare il panico del mio cuore.
Che diavolo era successo?
Come avevo potuto rovinare tutto?
No. No. No!
Non volevo affrontare l’ennesimo abbandono.
Non volevo soffrire ancora.
Non volevo dover allontanarmi dall’ennesima persona che avevo imparato ad amare. Non volevo ulteriori rinunce.
Come avrei potuto riporre fiducia in un ventenne?
Si sa che la sede del cervello di un giovane di quell’età sta molto più in basso rispetto al cranio.
Il terrore cieco che aveva seguito quei due baci mi ha fatto capire che già da qualche tempo Fabrizio aveva mi conquistata.
Si. Ero innamorata di lui.
Niente farfalle nello stomaco. Avevo sassi. Macigni pesanti che le mie gambe non volevano sopportare.
Cercavo disperatamente di razionalizzare l’accaduto.
Difficile col un cuore codardo e spaventato.
Avevo talmente ben soffocato i miei sentimenti che era una totale sorpresa per me.
Mi trovavo ora di fronte alla diga crollata ed il sottostante paese devastato ero io.
Non ne potevo avere il minimo dubbio.
Quel bacio aveva scardinato le difese con le quali avevo celato a me stessa la verità.
Non ero affatto felice.
Mi sentivo come chi avesse perso tutto.
Niente più oasi di pace per me.
Dovevo difendermi: da me stessa e dal resto del mondo.
La mia prossima mossa era decisa: sarei scappata.
Non volevo più vedere Fabrizio.
Lui avrebbe trovato un nuovo amore.
Io non volevo rischi. Non volevo l’ennesima ferita. L’ennesima battaglia a mio sfavore.

Lascia un commento