146- Philofobia

Paura di amare. Di innamorarsi.
E’ una fobia che in psicologia è definita philofobia.
Cosa era Fabrizio per me?
Se qualcuno me lo avesse chiesto io avrei risposto senza alcuna esitazione che lui era l’amico che avevo desiderato.
Il fatto che lui fosse distante anni luce dalla tipologia di ragazzo verso la quale ero attratta di dava sicurezza.
Non mi ero mai soffermata su quanto potesse essere attraente o no semplicemente perché non avevo alcun bisogno di domandarlo.
Lui era il mio consulente emozionale, il mio sfogo, la mia isola di pace.
Per me lui era sicurezza.
Si, ero egoista.
Avevo deciso di ignorare.
Far finta di non accorgermi di nulla.
Mi buttavo su di lui con naturalezza, senza doppi fini; per il puro bisogno di sentire il suo calore e la tenerezza con cui mi stringeva tra le braccia.
Abbracci che per me erano il mio piccolo angolo di pace. Di Paradiso.
Piangere e tranquillizzarmi su di lui, attraverso di lui era quasi il mio rituale. Ciò era sintomatico di quanto mi fossi legata a quel burbero panda.
Gli sguardi che mi rivolgeva erano di una dolcezza disarmante, carichi di qualcosa che io negavo di vedere.
Era il mio legame sicuro.
Potevo affrontarlo senza paura.
Era il mio affetto senza ombre.
Io non volevo perdere il mio amico.
Lui ha voluto cambiare le cose.
“Clara mi sono innamorato”.
Mi si è fermato il cuore.
Sarei scappata.
Non poteva essere successo.
La sfortuna mi aveva risorteggiata.
Da codarda ho fatto finta di non sapere.
“Si? Chi è la fortunata, la conosco?”.
“Va fanculo”.
E siamo rimasti in silenzio.
Lui si era dichiarato. Si era dichiarato a me. Lo sapevamo entrambi.
Era mortificato della mia reazione. Era chiaro.
A me era tornato il terrore nel cuore.
Io non avrei mai risposto ai suoi sentimenti.
Ero stanca degli abbandoni.
Innamorarmi di lui mi avrebbe procurato l’ennesima bastonata.
Io non volevo.
A me bastava quello che avevamo.
Non volevo dover fare a meno di lui.
Non potevo, tuttavia, ignorare i suoi sentimenti.
Preferivo un amico a cui non avrei mai dovuto rinunciare che l’ennesimo salto nel vuoto.
Io non avrei aggiunto nulla di più: il colore rosa della nostra amicizia per me era il massimo cui potevo permettermi. Il rosso non era per me.
Di angoscia ne avevo anche troppa.
Si parlava di me.
Fabrizio lo avrebbe accettato? Sarebbe stato d’accordo con me?

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