144- la bolgia infernale

Avevo preso una decisione.
Non avrei mai più riportato sui miei fogli le sue accuse. Le sue volgarità.
Sentire quella merda uscire dalla bocca di una donna era sgradevole, sentirlo dalla propria madre era intollerabile, sapere che erano parole destinate a te era come olio bollente versato sulla pelle.
Poi, tutto sommato, il discorso era sempre lo stesso.
Scriverlo poi avrebbe significato che negli anni lo avrei riletto.
Rileggerlo avrebbe significato riviverlo.
Non dimenticarlo mai.
Non volevo concederle questa eternità.
Tra il suo repertorio si presentava una novità: mi accusava di essere una drogata.
Avevo provato ad ignorare le sue accuse, le sue provocazioni.
Inutile.
Piangevo.
Non riuscivo proprio a stare sui libri. Se ne stavano davanti a me. Sfocati dalle mie lacrime e pieni di parole che non mi erano di alcun sollievo.
Il resto del mondo così lontano da me e il buio pesto dentro al cuore.
Di nuovo la tentazione a farla finita.
Mi sentivo maledetta.
Presa in giro dalla vita.
Rispetto.
Rispetto! Rispetto!
Quanto ne davo e quanto mi veniva negato!
Mi sentivo un insetto calpestato.
Cosa ci stavo a fare dentro quella casa?
Che senso aveva vivere quando non si ero davvero libera di farlo?
Eppure…Eppure in quei dannati momenti di disperazione assoluta, perché non ho avuto la forza di recidere questi miseri polsi che non erano cari a nessuno!?Cosa mi bloccava?
La promessa fatta a Cristian?
Per quanto importante c’era qualcos’altro.
Ero così stanca di essere forte.
Ero stanca di essere madre e padre di me stessa.
Ero stanca di essere sola.
Era orribile non avere un posto in cui scappare.
Un rifugio. Un posto sicuro. Tranquillo.
Questo non era un mondo adatto a me.
Qui non ero pronta a vivere e, a quanto pare, neanche a morire.
Mi ritrovavo in mezzo a queste due strade. Né viva. Né morta.
Che senso poteva esserci in questa condizione di merda!?
Andatevene tutti a fanculo!
Si, voi che avete il diritto di vivere e ignorate me!
Mi rimaneva solo la rabbia, la delusione.
Ero così stanca di essere la perpetua compagna di questo dolore.
Solo Gianluca sembrava vedermi. Solo lui sembrava non voler stancarsi di me. Quanto era dannatamente ingiusto subire tutto questo!
Non avevo chiesto io di essere mandata in questa porzione di mondo!
Portavo persino rispetto ad una totale estranea e mi tenevo alla giusta distanza dal fidanzato corteggiatore.
Per cosa poi?
Per essere trattata come una ribelle testarda, una folle, una maleducata, una svergognata, una mignotta, una drogata, una bugiarda?
“Non ho la forza di resistere ulteriormente. Che qualcuno mi aiuti a prendere una delle due strade. Una o l’altra. Non importa quale, l’essenziale è lasciare questo crocevia perché questa situazione è peggiore di qualunque bolgia infernale”.
Qualcuno, del tutto inaspettatamente, ha risposto alla mia preghiera.

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