134-montagne russe di umori

Queste mie giornate della ventenne che ero risultavano essere caraterizzate solo da una cosa: il disordine.
Montagne russe di umori neri.
Quali erano i miei sentimenti?
Oscillavo tra tristezza, delusione, solitudine, disillusione, dolore non fisico eppure cento volte più forte.
Ero la palla di un flipper.
Vivevo perché qualcosa mi spingeva a farlo ma le mie giornate erano senza calore né colore.

“Che destino da povera sfigata è il mio…Questo è un ulteriore periodo in cui l’avrei fatta finita. Non mi manca la disperazione; piuttosto la determinazione al suicidio.
Non riesco a trovare la forza per togliermi la vita, però aspetto e desidero la morte. Non vedo ragioni a giustificare la mia misera vita”.

“Mi trovo molto bene con le bambine che guardo. Curarmi di loro mi permette di sentirmi utile a qualcosa.
Avere le tasche con qualche soldo mi da più libertà di movimento. Una libertà sempre relativa; molto limitata perché è misera dentro le mura della mia casa. Come al solito ogni mia vittoria agli occhi dei miei è qualcosa di sbagliato, un errore della figlia del demonio”.

“Lavorare in cucina quasi mi è di aiuto. Lavare padelle, pulire frutti di mare, tagliare e selezionare frutta e verdura mi è di aiuto: come se nel lavare questi oggetti avessi la possibilità di lavare me stessa. Una piccola catarsi del mio cuore. Una risciacquata dal mio mare nero…Quanto sono sciocca..Troppa poesia Clara mia! La verità è che lavorando come una trottola come sguattera hai la possibilità di non pensare. Ecco qual’è la tua più grande libertà: il non pensare”.

“Cristian, con dolore ho appreso della tua morte. Ne sono terribilmente dispiaciuta. Il mio ricordo di te e di un ragazzone alto, bellissimo…Si, il mio cugino bonazzo; tutte le ragazze ne hanno uno; tu eri il mio…E ora non ci sei più..A te che la vita è stata tolta faccio una promessa: vivrò. Ti prometto di vivere. Di non mollare e quando sarò vicina al mio limite di sopportazione, cugino mio, il tuo ricordo e questa mia promessa mi daranno la forza per continuare a lottare. Si Cristian, io lotterò per te”.

“I miei vicini di casa mi lodano per le buone valutazioni dei miei esami, per la mia determinazione, per il mio lavorare. Tutto l’opposto di quanto avviene in casa mia: qui sono la peggiore delle criminali. La peggior figlia del mondo.
La soluzione è una: andarmene finche sono in tempo.
Cercherò un lavoro fisso che mi impegni la sera, in qualche pub o in qualche ristorante e studierò durante il giorno. Purtroppo è la cosa giusta da fare”.

“Profondo senso di solitudine. Ho così tanti conoscenti, ma nessuno che capisca il mio stato d’animo. Fosse solo uno stato d’animo! Sono davvero un macello di ragazza! In realtà nessuno sente il mio disperato bisogno di sentirmi amata. Quanto vorrei un po’ di genuino calore umano.
Nessuno mi ama. Nessuno risponde ai miei bisogni. Quant’è complicata la mia vita…complicata di per sé, ma ancor di più resa impraticabile dal mio passato e da me stessa”.

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