Ferita mortale all’anima
Desiderio bramato,
sogno della me, orfana bambina,
sconosciuta amata,
radicale bisogno divenuto reale.
Attesa immagine sfocata per anni immaginata
ora ottenuta.
Mia madre.
Concepita, cresciuta e partorita
nello stesso attimo di quel nostro primo abbraccio.
Nata quell’istante per amore dell’amore.
Nata due volte per imparare la realtà della vita.
Oggi ci sono solo risate amare, sciape e grigie per me.
Bizzarro giullare sa essere il destino;
ama prendersi gioco di terrori e speranze:
tesse instancabile ma se concede è per togliere,
fa sorridere per acquisire la facoltà di farci piangere.
Terrificante la verità mi si è mostrata:
sei il mio incubo, la follia,
la ferita mortale all’anima.
Non biasimo i lunghi boccoli di pece che mi hanno dato vita:
non ferisce un unico lontano freddo ricordo.
Condanno te,
che hai definito forme già plasmate
per poi rifiutarle.
Mi hai lasciata ad una non vita.
Mi hai fatta aggrappare a te
per calpestarmi.
Condanno te,
che mi hai sorriso per sputarmi sul cuore.
Fata benigna con lingua di vipera,
occhi pazzi,
mente delirante,
crudele giudice di accuse insensate,
bimba viziata in corpo di donna.
Sei un’infinità di bei ricordi fasulli.
Ingannevole possibilità di una banale e difficile normalità,
sei una moltitudine di caldi abbracci bugiardi.
Sei falso amore.
Tutto di te è inganno;
l’insensibile vento della consapevolezza ha spento ogni illusione.
Oggi so che non ho mai stretto niente.
Non figlia, ma animale, puttana parassita.