132-Basta

Non scrivevo più nulla riguardo a Luca, il mio modo di accettare che non faceva pipì parte delle mie giornate; ciò non voleva dire che non mi mancasse. Pensavo continuamente ed a seguito di ogni ricordo mi sforzavo di soffocare i miei sentimenti.
Il mio rimpianto più grande era la persona che ero quando mi trovavo insieme a lui. Sapeva stimolarmi. Era stato la molla che aveva attivato un meccanismo che era pronto a funzionare ma a cui mancava una motivazione per rendersi attivo.
Era divenuto la mia motivazione. Per ogni atto, pensiero e volontà.
Tutto questo ora era terribilmente lontano da me.
Era stato un soffice e delizioso raggio di sole in mezzo all’oscurità che mi circondava perenne.
Addio dolce amaro ricordo del più adorabile demonio del paradiso.
Pagavo così lo sbaglio di essere nata e soprattutto pagavo così lo sbaglio di essere cresciuta nell’errore.
Ero il frutto marcio di un albero corrotto.
La mia vita era un continuo viaggio da un errore ad un altro.
Come mi riusciva ancora di sorridere?
Come tutto era iniziato dal nulla tutto era tornato al nulla.
Ora che non avevo altro che semplici e banali ricordi mi chiedevo se era valsa la pena di mettermi contro i miei per e attenzioni di Luca.
Avevo perso lui e ora anche loro avevano capito che era tutto finito.
Stavo troppo a terra perché venisse ignorato.
Peccato la strega usasse il mio dolore per abbattermi ancora di più.
Oramai la chiamavo così. Non madre ma strega.
“Ha avuto quello che voleva e ora è scappato, vero? Non ti cerca più perché ha capito che sei una puttana”.
Un brutto misto di tristezza, dolore, rabbia e solo Dio sapeva cos’altro mi sommergeva. Tentavo di non risponderle. Di non farle capire quanto le sue parole andassero a segno.
L’insistenza del suo crudele modo di stuzzicare era troppo doloroso da ignorare. Rispondevo.
Così iniziava l’ennesima battaglia verbale che ci martorizzava entrambe.
Un gioco dannatamente crudele.
“Sei così lurida che dai il culo a tutti”
“Non è colpa mia se è così bello da passare inosservato”
“Hai proprio la faccia come il culo, non ti vergogni?”
“Vuol dire che ho un viso altrettanto bello..ecco perché mi fanno tanta corte…”
“Finiscono subito visto che ti fai scopare da tutti. Anche questo Luca non si fa vedere più…come mai?..”.
Colpita e affondata.
Brava mamma.
Mi stavo stancando di vivere.
Lei usava i miei stessi dolori per lacerarmi sempre più in profondità.
Ero così stanca di vedermela addosso.
Era uno strazio.
Correvo in camera mia per evitare di strapparle quella linguaccia velenosa. Quanto sarei potuta ancora resistere là dentro?
Usavo il mio solito pianto silenzioso per sfogarmi un pochino. Era dannatamente importante non farle sentire che era riuscita a farmi piangere. Una soddisfazione che non volevo darle: perché farle capire che la sua battaglia era vinta?
Quanto avrei voluto che le sue terribili parole, le accuse fossero state vere! Avrei sofferto la metà!
Essere vista da quella che doveva essere mia madre come la peggio puttana ed essere allontanata dai ragazzi perché mi ritenevano una fragile verginella era un bel paradosso…non era possibile! Surreale!
Basta.
Basta.
Mi sarei cercata un lavoro fisso e avrei cercato di prendere in affitto una stanza.
Non avevo alternative. Ne andava della mia sanità mentale.
Là dentro o diventata pazza quanto e come lei, o sarei finita per togliermi la vita.
Non li sopportavo più.
Quell’ameba di mio padre, una madre che era una vipera velenosa e mio fratello lontano da me anni luce e che si faceva semplicemente i cavoli suoi…Perché sarei dovuta restare qui dentro?
Perché dovevo continuare a soffrire a questo modo?
Basta. Basta. Basta.

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