I tuoi baci erano diventati vuoti.
Le tue attenzioni erano più dovute che volute.
Lo sentivo.
Lui si stava allontanando.
Non ci trasmettevamo più niente.
Senza che lui parlasse io sapevo cosa pensasse.
Io non ero ciò di cui lui aveva bisogno.
Come dargli torto…I miei continui: “No”, “Non posso”, non erano di incoraggiamento per nessuno.
Io vivevo senza respirare a causa del peso delle mie problematiche irrisolte eppure avrei voluto aiutare lui.
Avrei voluto perdermi dentro di lui e non ritrovarmi mai più. Essere parte di lui e vivergli dentro. Essere il suo angelo custode. Avrei voluto poter proteggere il suo corpo, il suo cuore, la sua mente e la sua anima. Avrei voluto esaudire ogni suo desiderio, allontanare ogni dubbio e paura. Si. gli avrei offerto la mia vita. A patto che mi fosse stato possibile proteggerlo dopo la morte. A patto che fossi diventata la tua pelle, la tua difesa, la tua armatura contro ogni attacco…in fondo cosa vivevo a fare io?…ero arrivata ad un punto per cui persino la morte appariva come un guadagno per me.
Perché mi atterriva il fatto che presto lui sarebbe uscito dalle mie giornate?
Perché senza di lui sarebbe tornato quel vuoto nero. Quella solitudine. Quel nulla tetro ed in quella oscurità avrei dovuto continuare a lottare contro me stessa, contro gli attacchi di mia madre.
Io e Luca ormai ci scambiavamo poco l’uno dell’altro eppure quel poco per me era un’ancora di salvataggio. Un’ancora moritura.
Per fortuna sarei stata troppo occupata per pensare.
Avevo trovato un lavoretto in un ristorante. Si. Ero stufa. Mi vergognavo terribilmente di non avere due euro in tasca. Mai mi ero aspettata soldi dai miei: io la famigerata paghetta non me la meritavo. Pazienza: la avrei guadagnato attraverso la mia fatica. Ecco perché avevo voluto trovare un’occupazione.
Poi c’era lo studio.
Per fortuna c’era lo studio a concedermi la libertà di tenere occupato il cervello…Solo la voce della mia testa era più forte della volontà di concentrarmi sui libri.
Non volevo arrivare a maledire il giorno che avevo incontrato Luca. Mi sarebbero rimasti tanti bei ricordi e il coraggio che mi hai dato nel cercare la mia strada. Vederlo lavorare mi aveva contagiata della sua determinazione.
Quanto era difficile mollare.
Era così duro sentirlo allontanare progressivamente da me.
Lui ci aveva provato.
I miei continui no ti avevano stancato. Lo capivo. Come me, anche lui aveva cercato in me un piccolo pezzettino di paradiso nel quale trovare rifugio.
Si era scontrato nel mio muro di no. No ad andare al mare, no al concerto, no alle uscite durante la settimana, no alla giornata in barca. Tutti rifiuti senza alcuna spiegazione.
Io ho perseverato a non aprire la bocca.
Troppo vigliacca per ammettere la verità.
Ora subivo dolorosamente l’effetto della mia codardia.
Eppure una novità c’era: l’ennesima prospettiva di abbandono mi aveva finalmente dato un po’ di coraggio.
Non avevo nulla da perdere: prima che fosse sparito dalla mia vita Luca doveva sapere perché Clara gli aveva detto sempre di no.
Doveva sapere tutto di me per essere finalmente compresa.
Ero decisa a farlo.
Era un passo, che al di la di come fosse andato, mi avrebbe fatta crescere.