Come poteva una persona starti antipatica, urtarti il sistema nervoso e poi trovarti a contare le ore che passavano senza vederla?
Desiderio di riempire un povero cuore vuoto?
Mi aveva fatto ridere.
Come nessuno mai prima di allora.
Ridere per davvero. Con tutta me stessa.
Il ritorno del sorriso mi aveva resa sensibile. Debole.
La recente relativa tranquillità della mia vita mi aveva fatto abbassare le difese strategicamente erette.
Con lui stavo bene.
Troppo bene.
La sua compagnia era dannatamente piacevole.
Mi stava facendo venire la voglia di normalità.
Mi stava diventando impossibile non pensarci.
Ho iniziato ad aspettare ogni nostro incontro perché con Luca mi sembrava di ritornare a vivere.
Vivere per davvero.
Adoravo il mio stato d’animo nello stare con lui.
Io. Lui.
Quel piccolo spazio e nient’altro.
Ci dedicavamo alla nostra lezione ma all’ultimo quarto d’ora ci lasciavamo andare ai nostri rispettivi sentimenti.
Parlavamo, ciascuno confidente dell’altro e ridevamo, ridevamo tanto.
“Clara attenta a Luca. È uno che vuole divertirsi”.
Ero stata avvisata.
Al primo sguardo mi era apparso insignificante.
Per nulla affascinante.
“Che avrà mai da divertirsi questo coso qua!?”, ho pensato la prima volta che l’ho visto.
Mi ero chiesta che cosa potessero aver mai trovato in lui quelle povere disgraziate che erano cadute ai suoi piedi.
Provare antipatia per lui in principio era stato immediato.
Ora l’avevo capito. L’avevo provato.
E avevo paura.
Si.
Avevo una paura folle di soffrire per l’ennesima volta.
Mi sentivo come un pesce abboccato all’amo.
“Non ti permetterò di prenderti gioco di me. Ti impedirò di offendermi. Come sono stupida! Mi sto facendo l’ennesimo film! Non so neppure che effetto faccio su di te e eccomi qui, a cuocere dentro un brodo di troppo caldo per me. Ti sono simpatica, ti piace il mio spirito, la mia lingua tagliente, la mia intelligenza, ti stupisce la mia poca attitudine alla guida e poi?…Hai fatto rivivere la parte bella di me. È la prima volta che succede con una persona che mi piace. Solitamente la mia timidezza rende insipide le mie qualità e mi banalizza. Forse è meglio starti alla larga. Non incontrarti mai più. Fuggire da te prima che faccia il terribile tentativo di lasciarmi amare. Mi piaci, per questo ti temo. Ho terrore di ciò che provo. Ti stai impadronendo della mia mente. Ti sto pensando troppo. Tutto questo senza nessuna garanzia. Non ho bisogno di una nuova stupida infatuazione. Un nuovo Gianni. Ho faticato tanto per togliermelo dalla testa. Il costo è stato alto. L’ennesima profonda ferita. Desidero l’amore tanto quanto lo temo. Ho una fifa folle”.
Allora scrivevo questo.
A volte mi dicevo che dovevo far di tutto per conquistarlo.
Poi pensavo: “Per offrirgli cosa?”.
“Ti basterà l’amore di una ragazza che si vede deforme con queste sue gambe martoriate? Sarai abbastanza preso da me per combattere la mia pietosa situazione famigliare e tutto ciò che ne deriva? Mi amerai tanto da vincere i miei complessi, quelli che conosco e quelli che sono destinata a scoprire?”.
Chiedevo tanto.
Troppo per il misero potere di scambio della la moneta che offrivo.
Ne ero consapevole, eppure non riuscivo a fermare i palpiti del mio cuore.
Non riuscivo a scacciare il mio buon umore quando pensavo a lui.
Sentivo di non essere pronta a lasciarmi andare.
Non avevo sicurezze.
Mai ne avevo avute.
Non sapevo se mai le avrei avute.
Affrontare le mie paure per lui.
Lasciarmi andare.
Con uno come Luca ne sarebbe valsa la pena?
La mia sensazione era che collezionasse ragazze.
Non avrei ceduto.
Mi sarei distinta dalla massa di pecore che aveva abboccato.
Se mi avesse voluta per davvero sarebbe stato lui a doverlo dimostrare.
“Ho così tanta voglia di una amore vero, genuino, puro, completo.
A vent’anni ho scoperto di non aver avuto un simile legame con qualunque altro essere umano. Farò bene ad aspettarmi così tanto da lui?”.