Non l’avevo cercata.
Mi era capitata.
Del tutto inaspettatamente.
Ci avevo provato.
Non avevo voglia di un ennesimo nodo che poi non avrei avuto il coraggio di sciogliere.
Per mesi e mesi avevo evitato “distrazioni”.
Il resto del genere umano le chiama “attrazioni”.
Per un pochino era stata forte.
Il mio stile di vita poi mi aiutava: la mia minimale vita sociale mi bastava: Valentina e i miei “compagni di tempo”.
Valentina era una delle pietre miliari della mia vita.
La mia amica.
Per gli altri era differente.
Non li giudicavo amici.
Mi trovavo bene in loro compagnia, la simpatia era reciproca ma il legame era molto leggero. Ecco perché non amici ma compagni di tempo.
Era un gruppetto di meno di una decina di persone. Con sole due ragazze. Io e la fidanzata di uno di loro. Con loro avevo trovato una piccola oasi di pace.
Mi sembrava di non avere bisogno di altro.
Credevo che al mio cuore questo potesse bastare.
Qualcosa più grande di me mi ha dimostrato che sbagliavo.
Mi sono trovata davanti ad un nuovo stupido rifugio del quale non riuscivo proprio a privarmi.
Ero recidiva.
Stavo diventando dipendente dal dolore?
Se mi sembrava di stare bene perché cercare una ennesima complicanza?
Ero una sciocca.
“Congelatemi il cuore! Meglio non sentire nulla che dover affrontare nuova sofferenza”, supplicavo ad una divinità ignota.
Non riuscivo farne a meno.
Dovevo amare un altro essere umano.
Volevo vivere delle sensazioni della cotta, dell’innamoramento..Ed era esattamente ciò che era avvenuto.
ora che erano arrivate non sapevo che farmene.
Ero così stufa di non poter avere la tanto agognata normalità.
Avere la semplice normalità: lei avrebbe significato avere tutto.
Avrei potuto avere le forza di affrontare qualunque situazione.
I miei timori, le mie paure, i miei terrori sarebbero stati solo folate di vento freddo; non le aguzze impraticabili montagne ripide e scivolose che non avevo il coraggio di affrontare.
Avrei potuto offrire tutta me stessa e poter amare completamente senza la paura di far ribrezzo.
Mille volte avrei preferito soffrire per aver scelto la persona meno adatta me piuttosto che vivere nella bolla di paura nella quale mi ero rinchiusa.
Avevo poca fiducia in me e ancora meno nel prossimo.
Razionalmente avevo provato a restare lontano da situazioni che erano soltanto strade chiuse.
Il mio anarchico cuore ribelle aveva fatto una scelta differente.
Lui voleva molto di più di ciò di cui si accontentava la mia razionalità.
Quel poco in più che lui poteva avere lo pretendeva.
Ora c’era un’altra persona.
Un altro nome.
Di nuovo confusione.
Di nuovo una persona.
Non sembrava fatta per l’amore. Per il vero amore.
Di certo io non lo ero. Non ero pronta. Mi sarei fermata molto prima di arrivare a quella meta.
Lui non mi dava alcuna certezza.
Il problema era il mio stupido cuore che galoppava felice in direzioni che non riuscivo a controllare.
Questa nuova persona aveva fatto solo una cosa per farmi impazzire: aveva tirato fuori la parte più bella di me.
Con lui diventavo la Clara che avrei voluto essere quotidianamente: scattante, graffiante, sarcastica ma soprattutto sorridente.
Già. Le risate con lui avevano un sapore tutto nuovo.
Mai avevo riso così tanto.
Mai i miei sorrisi erano stati così belli.
Un bravo insegnante e un’alunna capocciona.
Bell’accoppiata.
Io una fra le tante che incontra ogni giorno.
Un piccolo lasso di tempo insieme e nonostante questo quant’era il tempo che passavo pensando a lui?
Ogni minuto durante il quale la mia mente non era impegnata in altro.
In quel piccolo spazio ristretto a ciascuno piaceva la compagnia dell’altro, questo era fin troppo chiaro…ma la nostra era una situazione artificiale.
Il mio stare con lui era dettato dal suo lavoro.
Avevo la sensazione di trovarmi sulle sabbie mobili.
Non volevo essere inghiottita.
L’unica soluzione era quella di allontanarmi da lui.
“Si. Stai alla larga. Ti prego: stammi lontano…Dico che voglio evitarti e prego te di mantenere la distanza…Che mi sta succedendo?”.
Era fin troppo chiaro che ero fuori di testa per lui.