123-cambiamento

Tutto risultava essere cambiato radicalmente.
Prima sezione di esami alle stelle.
Voti brillanti.
Lodi dai docenti stessi.
L’inizio della mia esperienza universitaria era stato grandioso.
Lo ammetto: avevo studiato come non facevo da anni, vale a dire con determinazione, concentrazione e voglia di buoni risultati.
Ero orgogliosa di me stessa.
Talmente felice che mi sembrava tutto fosse diventato meno pesante.
Più facile da affrontare.
Gli studi procedevano bene e poi avevo con me la mia Valentina.
Una piccola oasi di pace che mi ha fatto bene al cuore.
Del tutto inaspettatamente cambiò qualcosa anche in casa.
Sorrisi e attenzioni che non vedevo da anni.
Potevamo apparire come una normale famiglia felice.
I miei genitori sembravano fieri di me.
Mi faceva piacere ma non davo troppo peso alla cosa.
Mi godevo la quiete, sapendo bene, che tutto si reggeva su equilibri precari e illusori.
Non confidavo in questa relativa tranquillità.
I sorrisi, il parlare assertivo, l’armonia in casa erano anni e anni che mancavano.
Come poteva sorprendermi tutto ciò che sarebbe dovuto essere normale in qualunque nucleo famigliare?
Era bella quella pace, quella tranquillità.
Godevo di esse prendendo con le pinze questo nuovo clima famigliare, ben sapendo che sarebbe finito.
Questa relativa quiete si reggeva su un filo, troppo sottile per essere destinato a durare a lungo.
Pazienza.
Vivevo questi momenti senza contarci troppo.
Benché ci parlassimo non contavo di tornare a sedermi a tavola con loro.
Mi accontentavo di quella pace stagionale.
Mi ha sorpresa mia madre.
“Andiamo: ti insegno a guidare”.
Sono caduta dalle nuvole.
Quanto sapevano essere contraddittori i miei genitori.
Non potevo dire che non gli importasse proprio nulla di me: qualcosina provavano per me se ritenevano importante che io imparassi a portare la macchina…O no?…Davvero mi disorientavano.
Con riluttanza l’ho seguita verso l’automobile. Mio fratello già faceva le guide insieme a mio padre…Io mi sentivo del tutto impreparata ad affrontare quest’esperienza. ho pensato che la scusa del non avere il foglio rosa mi avrebbe salvata.
“Facciamo solo un giro qui intorno a casa.
Il passaggio di macchine intorno alle villette dove era situata anche la nostra era molto scarso, senza entusiasmo mi sono seduta alla guida.
Breve spiegazione e poi via in modalità tartaruga.
Se la Peugeot procedeva lentissima lo stesso non si poteva dire del mio sudore: un lago dietro la schiena, sulle mani. Ero spaventosissima. La presenza di mia madre al mio fianco non sapeva essermi di conforto.
Alla terza curva le mie mani sul volante sono state più lente del procedere dell’auto.
La fiancata destra della macchina si è fatta tutto il muro divisorio della proprietà sfortunata. Il rumore del passaggio della carrozzeria sul mattone è stato da far drizzare i peli di tutto il corpo. Mia madre non ha saputo reagire al mio errore: si è aggrappata alle maniglie della sua portiera senza correggermi o tirare il freno a mano.
Stoppata la macchina io ho aperto la mia di portiera e sono scappata a casa in camera mia.
Mai più avrei provato a guidare. Non era cosa per me.
A ricevere più rimproveri da mio padre è stata lei. L’errore più grande lo aveva commesso lei in quanto improbabile istruttrice. Mi sono sentita terribilmente in colpa.
Il giorno seguente mia madre mi ha stupita ancora.
“Vieni con me: devi riprovare subito a portare la macchina; devi affrontare subito la tua paura o non imparerai mai più”.
La consapevolezza della veridicità delle sue parole ha vinto.
Con le mani tremolanti e i piedi che mi sembravano essere diventati di piombo l’ho ascoltata e ho ripetuto il tragitto del giorno prima. Senza grossi errori: la macchina non ha subito altre modifiche violente.
Mia madre aveva pensato a me. Alla mia difficoltà, alla mia paura.
Sono andata al letto con una tormenta chiamata confusione.
Il sonno tardava a venire.
Ero incredula.
Che stesse davvero cambiando qualcosa!?

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