119-Dimmi di si

Dopo l’ennesimo tristissimo litigio, che non mi andava certo di riportare, ero chiusa in camera.
Perché riportare sempre le stesse, solite offese?
Come ogni volta, piangevo con le mani a coprirmi la bocca.
Dovevo essere il più silenziosa possibile.
Ero intenzionata a non farmi sentir piangere.
Non volevo darle la soddisfazione di farle sentire quanto fosse ancora in grado di farmi male.
Avevo chiuso la porta a chiave.
Serrato le persiane della portafinestra della mia camera per non dover vederla passeggiare tranquilla sul balcone che circondava il piano.
Sentivo il bisogno di isolarmi da tutto.
Mi sembrava che il cuore mi stesse per scoppiare dal dolore.
Le lacrime non si distinguevano l’una dall’altra.
Proprio in quel momento mi ha chiamata Stefano.
Non sono riuscita nemmeno a parlare.
“Mi dispiace, non è il momento. Ti richiamo io”, ho detto, e indifferente al fatto di essere stata capita o no, ho attaccato il telefono.
Lui mi ha richiamata subito dopo.
“Ti vengo a prendere. Dammi il tempo di arrivare dal deposito a casa tua”.
Non mi ha dato il tempo di ribattere.
Meglio.
Uscire era la soluzione giusta in quel momento.
Gli sono stata grata di sapere che mi avrebbe portata via per un po’.
Giunto sotto casa ha suonato il clacson.
Sono scesa.
A nessuno è importato che uscissi.
Non mi è stata posta alcuna domanda.
Nessun: “Dove vai? Con chi stai uscendo?”.
In macchina ho continuato a piangere.
Stefano non sapeva che dirmi.
Inconsapevolmente mi ha portato al posto dove avevo baciato Gianni per la prima volta.
Non ho potuto sentirmi meglio.
Ho cercato di controllare la respirazione per riprendere un poco il controllo di me stessa.
Un abbraccio di Stefano mi ha fatto sentire meglio.
“Che dici se andiamo a mangiarci uno stuzzichino? Qualcosa di dolce?”,
“No. Preferisco stare in macchina da sola con te”.
Lo hanno incoraggiato le mie parole?
Lapidaria.
Inaspettata.
È arrivata la sua richiesta.
“Clara, sposami. Non sopporto di vederti così. Ti porto via con me. I soldi per poterlo fare ci sono. Dimmi solo di si e io lo faccio”.
Parole così belle potevano farmi star male?
Si.
Quanto avrei voluto poter dire di si.
Gridare di si.
Avrei anche potuto.
Solo non amavo Stefano.
Per salvarmi dai miei genitori e dall’aria viziata di casa mia avrei potuto dire di si?
Troppo egoistico per la mia morale.
Avrei potuto imparare ad amarlo con il tempo?
Si.
Nel medioevo.
Si sposa la persona di cui si è innamorati.
Un matrimonio non poteva partire da un’ipotesi.
Il condizionale non poteva esistere in amore.
Le fondamenta di un abitazione devono costruirsi con i giusti materiali e perfette procedure.
Se ciò non è assicurato una casa può cadere al primo disastro naturale.
Credevo troppo nel matrimonio per accettarlo spinta solo dalla mia disperazione. Avevo troppo rispetto per Stefano.
Mai avrei potuto sfruttarlo a quel modo.
Avevo troppo rispetto verso me stessa.
Gli ho accarezzato una guancia.
“Ti meriti molto meglio di me. Io sono troppo contorta, troppo complicata…E poi ci sono tante cose di me che tu non sai…Non ho voglia neanche di stare qui a parlartene. Preferisco che mi ricordi come pensi che io sia. Mi dispiace Stefano, non posso dirti di si”.
Fino a qualche ora prima ero convinta che lui si fosse accontentato della mia amicizia.
La sua proposta aveva rivelato il contrario.
Mi è dispiaciuto davvero tanto essere stata causa di delusione per lui.
La delusione che poteva derivare da mio no.
Di sicuro l’avevo ferito.
La mia gratitudine per il suo gesto e le sue parole non si potevano tradurre a parole.
L’affetto che provavo per lui non è potuto che aumentare.
Il ritorno a casa non è stato migliore del viaggio di andata.
L’aria in macchina era pesante.
Nessuno dei due parlava.
Non avevo idea idea di ciò che Stefano pensasse.
Io, però, ero certa di una cosa: non gli avrei più permesso di soffrire a causa mia.
Giunti a destinazione, sono scesa dalla macchina.
Sono andata dalla parte del guidatore.
Lui ha abbassato il finestrino.
“Grazie per tutto quello che hai fatto per me, non lo dimenticherò mai; addio Stefano”.
L’ho salutato con il bacio che gli avevo sempre negato.
Ha risposto delicatamente al mio tocco.
Ci siamo allontanati e guardati negli occhi.
Da essi abbiamo compreso che ciascuno dei due aveva rinunciato all’altro in maniera definitiva.

Lascia un commento