Eccomi qui.
Con un peso su cuore e un peso sull’anima.
Quanto tempo della mia vita mi sembrava volar via sprecato.
Quante cose mi sarebbe piaciuto fare!
Non nella mia prigione.
Mi erano state poste troppe sbarre.
In parte quelle che mi ero creata io stessa, poi quelle che mi avevano creato i miei genitori.
Perché ero capitata proprio qui quando sarei potuta capitare ovunque nel mondo. Qualunque posto sarebbe stato meglio di questo manicomio.
Lo dicevo perché mi sembrava che chiunque altro avesse la possibilità di godersi la vita molto meglio di me.
Perché allora non fantasticare un po’ per tirarsi su?
Sarei potuta andare a dei genitori statunitensi dalla mente aperta.
Un padre chirurgo plastico.
Mi avrebbe rimesso a posto le gambe.
Una madre avvocato.
Avrei preso da lei disinvoltura, arguzia e lingua tagliente.
La paghetta settimanale sarebbe stata non indifferente (non come ora: dieci euro il sabato pomeriggio da dividere con mio fratello).
Bel quadretto.
Era ora di tornare alla realtà.
Avevo fatto un giro in vari centri commerciali per lasciare un po’ di curriculum nei negozi.
Scesa dalla metro mi ero sentita piccola piccola con quei fogli in mano.
Li avevo compilati bene?
Cosa avrei dovuto dire nel consegnarli?
Perché a scuola non insegnavano cose utili come queste!?
Presentazione di se stessi e stesura del cv sarebbero dovute essere materie obbligatorie in tutte le scuole per legge.
Mi erano aumentati i battiti del cuore.
Cosa era giusto dire?
Come era giusto presentarsi?
Già i cartelli affissi sulle vetrine dei negozi mi avevano lasciata sconvolta. “Cercasi commessa max 22 anni con esperienza”,
“cercasi commessa esperta max 20 anni”.
Si erano impazziti tutti?
Come può una persona uscire fresca fresca dalla scuola e avere dietro le spalle anni e anni di esperienza?
Mi sono sentita come se mi avessero tagliato le gambe.
Profumo ancora dell’odore tipico dei libri e già mi sentivo opprimere dal primo impatto con un probabile posto di lavoro.
Avevo capito che trovare un lavoro banale come la commessa non era affatto semplice.
Soprattutto per chi era all’inizio.
Per fortuna una ragazza ha avuto pietà di me.
“Guarda inutile che lasci il tuo cv qui. Il personale è al completo. Però ti do qualche dritta: metti sempre una tua foto, firma sempre il foglio, e finisci di compilare il curriculum con il decreto legislativo 675/96. Tutto questo è essenziale. Ti consiglio di lasciarlo solo nei negozi dove vedi che cercano personale. In bocca al lupo”.
Ecco. In poche parole avevo fatto un curriculum di merda.
Sbagliato e con esperienze lavorative zero.
Mi sono sentita ignorante e sprovveduta.
Mi sono vergognata.
Ho ringraziato il mio angelo custode e ho pensato che tutti i cv lasciati nei negozi precedenti non erano stati affatto una buona presentazione.
Tentativi falliti in partenza.
Mi sono sentita un’ imbecille.
Se non ero stata abile neppure nel presentare me stessa come potevo ottenere un posto di lavoro?
Delusa e mogia mogia sono stata costretta a ritirarmi a casa.
Ho buttato al primo secchio quelle decine e decine di copie del mio cv che avevo stretto al petto con tanta speranza.
Sarebbe stata dura, avevo l’impressione che sarebbe stata davvero tosta.
Avevo immaginato sarebbe stato più semplice. Meccanico.
Bella testata contro la realtà.