“E’ davvero straziante sapere che si è innocenti.
Svegliarsi ogni giorno e scoprire di essere ancora tra le sbarre della solita misera prigione.
Ti sussurri inutilmente: .
Ti aggrappi al freddo ferro e urli rabbiosamente con tutta la voce possibile: .
Però l’intero carcere è vuoto.
Nessuno è interessato a sentirti.
Le tue lamentele, per quanto forti, non possono essere ascoltate da nessun altro fuorché te stesso.
È così che mi sono ridotta.
Questa è l’immagine che ho di me.
A tutto questo segue un continuo e opprimente senso di nausea.
Vorrei scappare da questa brutta realtà.
Non sono disposta ad arrendermi.
Lotterò per costruire il mio futuro.
A costo del sangue e del sacrificio.
Voglio finalmente essere libera di sentirmi me stessa.
Libera di essere quello che sono.
Scrivere libera da occhi indiscreti.
Vivere la mia vita.
Con il giusto. Nel giusto”.
Trasferiti nella casa nuova.
Il sogno dei miei genitori.
Una bella villa nella quale poter stare lontani da tutto e da tutti. Nell’euforia del momento le attenzioni non erano su di me.
La cosa era positiva.
L’aria nuova mi dava l’impressione che i miei problemi fossero sfumati e un po’ più lontani da me.
Non mi facevo ingannare: sapevo che era un’illusione.
Presto sarebbero tornati i soliti tormenti.
Con Stefano andava tutto a gonfie vele.
Dopo un’ennesimo tentativo andato a male di conquistarmi finalmente ha accettato la mia amicizia.
Le nostre uscite erano diventate perfette.
Uscivo con lui sapendo che finalmente mi sarei sentita bene.
Non avevo più apprensioni dovute al fatto che lui avrebbe tentato di baciarmi e io mi sarei dovuta tirare indietro.
Niente mazzi di fiori.
Uscite tra pari per il piacere della reciproca compagnia.
Altra novità era rappresentata dalla scuola.
Ultimo anno di liceo.
Me lo stavo godendo tutto.
Con le mie compagne andava a gonfie vele.
Se negli anni precedenti ero rimasta ai margini e mi ero sempre curata solo di me stessa e delle mie amicizie più intime, ora mi stavo godendo tutto il gruppo classe.
Valentina era sempre la mia amica speciale.
Ho permesso finalmente anche alle altre di godere della mia compagnia.
Hanno così scoperto che ero compagnona e burlona.
Il gruppo mi cercavano molto spesso.
Scolasticamente parlando, né, periodo di vacche magre.
Non mi impegnavo per niente.
Concentrazione ed impegno erano concetti lontani da me.
Adoravo, tuttavia, imparare concetti sempre nuovi.
Diventavo più consapevole e allo stesso tempo più curiosa di fronte a tutto.
Mi sembrava di arricchirmi.
Nel mio arricchirmi, però, il mondo mi sembrava perdere di valore.
Tutto ciò che mi circondava mi appariva ipocrita, egoistico, superficiale.
Mi lamentavo di questo stato di cose quando io stessa ero fatta esattamente allo stesso modo.
La mia vita era stata un susseguirsi di brutte sorprese piuttosto che belle verità.
Scoprirlo a vent’anni ti invecchia dentro.
Allora che cosa avrei fatto?
Cosa avrei voluto fare dopo il liceo?
Non ne avevo idea.
Non sapevo che dovevo fare della mia vita.
Come altre volte: lasciavo tempo al tempo.
Le coincidenze avrebbero determinato le mie scelte.
In questo mondo pazzo mi sarei fatta guidare dal caso.