107-meno di zero

Nulla era cambiato.
Solito lungo periodo di miseria.
Proprio nel momento in cui non avrei dovuto avere alcun pensiero in testa se non gli esami, l’eterna piaggia di cacca della mia vita sembrava aumentare di intensità.
Viste come stavano le cose, non mi importava più niente di nulla.
A quel punto mi sono lasciata andare in balìa degli eventi.
Non avevo nulla per cui combattere.
Me stessa?
Finché fossi stata tra le mura domestiche non avrei potuto farlo.
L’attività preferita di casa Roselli era spalare merda su di me.
Varcata la porta di casa ogni mia iniziativa perdeva la sua ragione di esistenza.
Mi hanno ferita troppo profondamente.
La mia ferita era troppo, troppo profonda.
Sono stata ripudiata dalla persona per la quale avrei dato la vita.
La persona che difende i figli persino quando sono assassini.
Dicevano che valevo meno di zero.
Ho deciso di offrire loro la possibilità di giustificare le loro parole.
Dicevano che mi inventavo sempre valide scuse per non impegnarmi nello studio.
Era un’ennesima offesa verso di me, ma questo era naturale, nel senso che era facile da immaginare; era un’offesa anche verso loro stessi, perché ciò significava che non comprendevano le conseguenze che le loro parole avevano su di me.
A loro giudizio io ero un fiasco totale e la causa del mio fallimento ero io stessa.
Perché avevano gli occhi tanto ciechi da non saper interpretare nel modo giusto i miei comportamenti?
Se stavo male è proprio perché li amavo.
Perché avevo bisogno del loro amore; perché il mio successo a scuola non faceva di me un indivio sano e intergro.
Loro, il loro supporto, il loro affetto fisico e morale: questo per me era fondamentale.
Fanculo la scuola!
Dovevo arrivare a quarant’anni con tre lauree, uno stipendio da favola e la mia integrità morale messa peggio di una coperta piena di tarme?
“Voi non avete bisogno di affetto. Vi abbiamo tirato fuori dalla merda per farvi studiare e darvi la possidilità di crearvi una posizione nella società”.
Come sono potute uscire dalla bocca di una madre queste frasi senza senso?
Come poteva un padre stare zitto nel momento in cui la moglie diceva queste stronzate!?
Perché diavolo ci avevano adottato!?
Me lo domandavo con rabbia.
Perché gli era stato permesso di adottarci?
Avevano mai detto queste frasi di fronte a quanti li avevano esaminati per giudicare se fossero adatti ad una adozione!?
Stavo iniziando ad avere repulsione verso i miei genitori.
Da mesi avevo smesso di cenare insieme a loro.
“Come potete mangiare insieme a me se pensate che le vostre accuse siano vere? Perché sedermi con voi se valgo tanto poco? Io non intendo dividere la tavola con persone che pensano così male di me”.
Hanno reagito con il silenzio alle mie parole.
Disinteresse totale.
Consumavano i loro pasti insieme a mio fratello e mi lasciavano il piatto a tavola.
Entravo in cucina quando loro ne erano usciti.
Mi preparavo la cena da sola.
Ignoravo ciò che mi avevano lasciato sul tavolo.
Hanno iniziato a non lasciarmi nulla. Evitavano così di dover buttare il cibo.
Ho smesso presto di cucinarmi.
Mi bevevo un bicchiere di latte o del succo.
Mi prendevo qualche biscotto.
Al mio corpo sembrava andare bene così.
Il cibo aveva perso qualunque attrattiva per me.
Mangiucchiavo qualcosa giusto per non dover cadere a terra.
Nemmeno questo è stato interpretato come ribellione: stavo facendo la vittima per attirare la loro attenzione; solo loro erano troppo furbi per cadere nei miei tranelli.
Giusto.
Il cibo aveva perso sapore in virtù dell’assenza dei loro sentimenti positivi nei miei riguardi e i loro occhi miopi vedevano solo la cospiratrice di inutili attenzioni.
In quali brutte mani ero caduta?

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