103-mogia monotonia e disinteresse

Vigilia della vigilia.
Stessa identica mogia monotonia da qualche anno.
Non sentivo alcuna forma di entusiasmo.
Nemmeno la gioia di fare qualche regalo: i nostri pensierini non sono mai stati graditi; mia madre sembrava offendersi della nostra scelta; papà ci concedeva ancora il gusto di essere lieto dei nostri regali: sempre gli stessi: una cravatta e l’ultimo disco di Celentano che casualmente usciva sempre a ridosso del Natale.
Tutto era noia.
Eravamo tutti terribilmente noiosi.
Giornate ridotte add un rituale del tutto formale e senza sentimento.
Più si cresceva più questa festività perdeva di valore: bisognava essere bambini per vivere a fondo il senso del Natale.
Ingenuità.
Purezza.
Spensieratezza.
Strana magia.
Luci e colori.
Frenetica aspettativa.
Ne avremo avuto un bisogno estremo.
Allora si che si sarebbe potuto perecepire e condividere l’ebbrezza che invadeva i più piccoli.
Quanto avrei voluto poter tornare bambina e cristalizzarmi in quegli attimi.
Mi sembravano un sogno meraviglioso le festività passate con mio nonno e tutti gli altri parenti.
Mi mancavano da morire quelle abbondanti tavolate e il rumore chiassoso di quella vitalità che ci invadeva tutti.
Cosa era rimasto di quel passato?
Solo i ricordi.
Troppo lontani, opposti alla realtà di oggi per poterlo tollerare.
Il nostro Natale era ridotto alla miseria.
Noi quattro.
I miei genitori, me e mio fratello.
Love is in the air.
Che tristezza.
I vani ed inutili tentativi di mia madre di cucinare qualcosa di diverso e di buono.
L’attesa della mezzanotte davanti alla tv mentre ognuno di noi era immerso nei propri pensieri.
Mio padre che ci consegnava delle buste con dentro i soldi con i quali soddisfare i nostri piccoli desideri.
Io e Javier che gli diamo il solito regalo.
Il nulla per la regina. In principio avevamo pensato che facesse solo la preziosa. Vedere che si rifiutava persino di aprirli ci aveva ferito troppo per poter fare ulteriori tentativi.
Per fortuna le notti portavano a nuove giornate.
Io amavo le mattine delle vacanze natalizie.
Bastava un po’ di sole per riscaldare me e soprattutto il mio cuore.
Quel bel calore tiepido riusciva a distrarmi dalla noia e dal disinteresse reciproco che regnava in casa.
Il sole era il mio regalo di Natale.

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