102-chi sarà “il tempo futuro”

Devo essere sincera, benché abbia scritto poco di lui, ancora mi riusciva difficile toglierlo dalla testa.
Difficile dover rinunciare al mio personale scaccia pensieri.
Quanto riusciva ad essere incostante il mio cuore!
Dimenticarlo?
Davvero pensavo di poter prendere in giro te stessa?
Lo sapevo bene: lo cercavo ancora.
Lo cercavo con la stessa frenesia con cui bramavo in incontrarlo prima di sapere il suo nome.
Passavo ore intere seduta su una panchina in attesa di vederlo passare; allora il mio cuore inquieto si rilassava. Una una sorta di strana carica per il mio corpo freddo.
Vederlo e sentire battere il mio cuore come un tamburo mi faceva sentire viva.
Come avrei voluto sapere cosa gli diceva la sua bella testolina!
Gli avrei gettato le braccia al collo.
Era sempre bello il mio Gianni.
Mi scombussolava.
Mi stordiva.
Amavo sentire questi sentimenti dentro di me.
Mi struggevo, ma, in qualche modo, il fatto che mi restasse lontano mi soddisfaceva.
Vederlo falsamente indifferente a me, con i suoi meravigliosi occhi nocciola che lanciavano fiamme se incrociavano il mio sguardo mi bastava.
Come avrei potuto portare avanti una storia con lui?
In nessun modo.
Semplicemente sarebbe stato impossibile.
Quanto ero complicata!
Quanto era complicata la mia vita.
Desiderio.
Frenesia.
Stordimento.
Vero e proprio struggimento.
E contemporaneamente totale tranquillità.
Quasi felicità di non poter ottenerlo.
Come potevo volerlo a questo modo e gioire di non poter farlo mio?
Come potevo accettare contemporaneamente il si e il no?
L’avere e il non avere?
Come potevo accettare quaesta non decisione?
Non riuscivo a collocarlo definitivamente nel settore dei ricordi e viverlo come tale.
Lo volevo come prima.
In qualche maniera più profondamente di prima.
Era confusione che portava confusione che generava altra confusione.
Ha detto di essersi allontanato perché vuole rispettarmi.
“Perché sei un fiore raro”.
Nel fare il mio male ha fatto il mio bene.
Il fatto che abbia preposto me al suo pene me lo ha reso ancora più caro. Razionalmente sapevo che aveva fatto la cosa più giusta per me.
Lui ignorava le vere ragioni del perché avevo fatto tanti passi indietro con lui; io non volevo dare spiegazioni, mi stava bene che credesse alla cosa più facile. Meglio che mi ritenesse una candida verginella che non la Clara complessata che ero.
Solo, qualche volta, il mio cuore non lo accettava.
Avrei voluto tanto poterlo riavere e pregavo che mi stesse lontano.
Avevo pietà di me stessa.
Il tempo, il domani, mi avrebbe aiutata nel dare un po’ di ordine a questa mia confusine?
Chi sarà “il tempo futuro”?

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