100-la pietra dello scandalo

Le nostre logoranti battaglie verbali si erano ridotte a essere sfoghi irragionevoli.
Mio padre era chiaro, non sapeva essere per nulla diplomtico.
Pensavo che i nostri stramazzi da arpie lo intimidissero.
Un po’ me ne dispiacevo, tuttavia, non ero io che dovevo insegnargli a diventare capofamiglia.
Si era ridotto a essere l’indivio che lavorava per portare i soldi a casa.
Avevo il dubbio che trovasse sollievo nella sua attività lavorativa.
Pensavo che uscire dalla porta di casa nostra per lui fosse una via di fuga.
Da qualche annetto era diventato pendolare.
Partiva il lunedì e tornava il venerdì.
Era diventato un estraneo ancor più di prima.
Mi veniva da ridere quando pensavo a quanto fosse stato difficile per mia madre accettare che il marito passasse le notti fuori dal suo stesso letto.
Per lei era stato un tormento.
L’avevo confortata.
Avevo dormito con lei.
Avevo sciugato le sue lacrime quando aveva pensato che mio padre avesse un’amante.
“Mamma, come puoi solo pensare una cosa del genere? Solo tu non vedi quanto tuo marito sia ancora innamorato di te? Lui non sarebbe mai in grado di farlo”.
Ero convinta di quanto dicevo.
Come sapevo che mi chiamavo Clara, così sapevo che mia padre era fedele a mia madre.
Il lavoro di mediazione mio e di mio fratello era stato lungo e faticoso.
Alla fine ha portato alla loro riappacificazione.
Perché ora mio padre non aiutava me come in precedenza io avevo fatto con lui?
Aveva semplicemente dimenticato?
Non era interessato a farlo?
Era sempre stato così mio padre.
Dall’esterno sembrava che gli scivolasse tutto di dosso.
Non potevo credere, tuttavia che fosse così.
Avrà pure pensato qualcosa dentro di sé.
Avrà una qualunque reazione che nascondeva dentro se stesso.
Dovevo crederlo.
Non poteva essere un automa.
La perdita della figlia aveva forse reso insensibile il suo cuore?
Perché adottarci, allora?…Proprio non lo capivo.
Non avevo comunque il coraggio di cercare di conoscerlo meglio.
Le accuse di mia madre mi hanno toccato troppo nel profondo.
Ora non riuscivo neppure a stare nella stessa stanza con lui.
Mi innervosiva vederlo.
Mi sembrava che mi mancasse l’ossigeno se ci trovavamo da soli nella stessa stanza.
Non sopportavo la mia presenza vicino a lui.
Sapevo benissimo cosa avevo sempre provato per lui: un legittimo amore di figlia.
Il pensiero che mia madre fosse convinta che io ci provassi con lui me lo aveva reso disgustoso.
Come disgusto mi aveva provato la sua passività.
Non riuscivo nemmeno a guardarlo.
Il fatto che lui non avesse reagito alla situazione mi sembrava paradossale. Come poteva non far niente quando era lui la pietra dello scandalo?
Cosa avevo mai fatto per essere arrivata a tutto questo?
Mi sentivo morire dentro.

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