98-Tentazione e bugie

È avvenuto quanto avevo sognato.
Mi ha baciata, mi ha stretta a se.
Avrebbe voluto fare molto di più.
Non io.
Non posso e non voglio.
È stato semplicemente splendido essermi ritrovata tra le sue braccia.
Almeno per un po’.
Aveva la sicurezza di un uomo ma la leggerezza, la sfrontatezza, la superficialità che si adattavano meglio su di un ragazzo.
Che ne sapevo?
Avevo avuto altri appuntamenti e quei pochi a cui avevo concesso un bacio andavano incoraggiati, rassicurati che tutto stava procedendo nel verso giusto. Quasi tremavano. Impacciati nel loro tentativo di essere virili.
Non era mia intenzione essere l’esperta che non ero. Semplicemente lasciavo libero sfogo alle mie sensazioni, quasi il mio tatto non passasse per i polpastrelli ma attraverso il cuore.
Mi ha spaventata il fatto che volesse arrivare al sodo dopo così poche uscite.
Chi lo conosceva?
Non mi sarei mai svenduta con tanta leggerezza e sopratutto c’erano i miei fantasmi.
Mi sono bloccata e mi sono fatta riportare a casa.
Non ho dato nessuna spiegazione.
Lui non ha chiesto nulla.
Mi riempiva le mani e le labbra di baci non appena un semaforo rosso glielo consentiva.
Infinitamente grata e rivitalizzata da tante attenzioni finalmente mi sono sentita tornare alla vita.
Nella solitudine delle mura di casa mia mi sono costretta a riflettere.
Cosa voleva da me Gianni?
Io ero innamorata di lui. Mi ero innamorata di un totale estraneo.
Volevo conoscerlo. Capire chi fosse. Senza fretta. Senza che nessuno avesse nessuna pretesa sull’altro.
Usciva da una storia lunga con una ragazza molto più giovane di lui.
Ora sentiva il bisogno di vivere senza pensare troppo al domani.
Bene.
Ne era pieno il mondo con donne pronte a compiacerlo.
Io non ero una di quelle.
Io volevo un amore vero.
Ero alla disperata ricerca di sentimenti veri e profondi.
Non volevo l’attenzione momentanea che si è soliti destinare ad un giocattolo.
L’immagine idillica che avevo nella mente del mio autista si è dovuta scontrare con il vero Gianni che stavo conoscendo.
Mentre mi parlava al telefono suonava la chitarra elettrica.
Probabilmente era ancora fidanzato; non me la raccontava giusta.
Milioni di allarmi interni mi rimbombavano dentro la testa, eppure non trovavo la forza di togliermi dalla mente quei baci caldi che mi avevano fatta sentire una regina.

Ho accettato un suo ulteriore invito a uscire benchè sapessi che facevo un errore.
L’amore è cieco e irrazionale.
Io non riuscivo a stargli lontana.
Mi ha portata al lago di Velletri.
Davvero romantico.
Poche parole e mi si è gettato addosso.
Alla fine si è fatto quello che volevo io.
Vale a dire tante coccole per entrambi.
I baci di Gianni, tuttavia, erano stati, come dire, animaleschi; se ero uscita di casa di tutto punto, con un trucco perfetto e una meravigliosa valanga di profumati capelli ricci; al mio ritorno a casa sono apparsa come uno spaventa passeri. Neppure l’ombra della Clara che era uscita qualche ora prima.
Sarebbe stato de tutto inutile dire:
“Tranquilli, non è come sembra: non ho trombato con nessuno”.
Se avessi avuto una famiglia vera, probabilmente lo avrei fatto.
È stato prorio il rifiuto di mia madre e il disinteresse di mio padre a buttarmi tra le braccia di Gianni.
Se avessi avuto dei genitori veri non mi sarei mai buttata in un avventura che suonava strana persino a me stessa.
Il mio disperato bisogno di amare e di sentirmi amata mi hanno portata tra le braccia del mio autista.
Quanto era misera la mia vita.

Stavo sviluppando un potere di preveggenza?
Avevo sentore che Gianni si sarebbe allontanato presto da me.
La sua ex è tornata a cercarlo e lui prefisce non avere alcun tipo di tentazione.
Non mi cercherà più.
Non credevo ad una sola parola.
Non importava.
Meglio che si fosse allontanato lui.
Se non lo avesse fatto lui lo avrei fatto io stessa.
Bene così.
Come apparivo forte.
Non lo ero affatto.
A malapena vedevo il foglio su cui scrivevo.
Le mie lacrime avevano sbavato quanto avevo appena scritto.
Loro sapevano essere molto più sincere di me.
Cancellavano bugie che dicevo a me stessa.

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