parentesi

Fermo per un attimo il racconto della mia storia.
Mi prendo una pausa per valutare non il passato, bensì il presente.
Mi sembra di aver lanciato un sasso nelle acque di un lago e di essere rammaricata delle conseguenze del mio gesto.
Venire a conoscenza indiretta delle conseguenze del mio scrivere non è affatto piacevole.
Nell’età della vecchiaia; nel momento in cui godi e raccogli i prodotti degli sforzi di anni e anni e degli affetti, i miei genitori, si sono visti arrivare sassate addosso.
Non sassi ma veri e propri macigni.
Essere artefice di tanto dolore non mi rende felice, tuttavia non posso fermare le conseguenze di quelle che sono state le vostre scelte nel passato.
Non ho motivo di inventarmi nulla: non me ne viene niente.
Non scrivo “perché ha una ciste nel cervello”.
Io sono felice di quella che è la mia vita oggi.
Una vita che ho cominciato quando sono uscita di casa solo con due valigie, la morte nel cuore e per fortuna l’amore di chi è oggi è mio marito.
Negli anni ho sempre cercato un contatto, un rapporto diplomatico che potesse giustificare i pochi gli anni belli vissuti insieme.
Sforzi dovuti al fatto di non accettare la posizione di figlia buttata fuori casa.
“Ma noi ti abbiamo pagato l’affitto della tua camera”.
Come e per quanto tempo?
Questo voi lo sapete e lo sapranno quanti mi seguono.
Sapere anche perché scrivo?
Perché è inaccettabile essere rinnegati, ignorati, trattati come una persona infame…persino gli assassini continuano ad avere l’amore dei genitori…Quale bestia posso essere per meritare la vostra totale disattenzione?
Che male vi hanno fatto le vostre nipotine per meritare la vostra totale assenza?
Io il mio orgoglio l’ho messo da parte molte volte.
Come da parte ho messo il mio dolore ad ogni mio tentativo di connettermi di nuovo con voi.
Ogni chiamata fatta verso di voi aveva bisogno di preparazione fisica: dovevo controllare il respiro, controllare il panico che mi invadeva.
Ed ogni tentavo era una sconfitta, il rinnovarsi di un dolore che mi porto sempre dentro.
Un pianto disperato.
La rabbia dei miei nuovi affetti che non capendo mi dicevano:
“Perché continui a provarci!? Ti fai solo del male! Lasciali perdere!”
Costantemente ferita, irragionevolmente, io sapevo che ci averi riprovato, che avrei continuato a riprovarci.
Ho deciso di dare vita al mio blog quando ho accettato la sconfitta.
Gli ultimi anni con voi hanno significato assenza di amore, solitudine, smarrimento, la totale assenza di qualcuno a cui chiedere un consiglio o aiuto, la vostra continua ricerca di qualcosa che vi avrebbe permesso di buttarmi fuori di casa e non trovandolo avete pensato che pagarmi l’affitto sarebbe stato la soluzione….Mi sono sentita sola al mondo senza la presenza in esso di qualcuno per cui valessi qualcosa.
Mi avete fatta sentire come l’ultimo dei vermi. Meno importante della cacca che si schiaccia per terra.
Avete continuato a farlo fino a ieri.
Vi state sentendo oggi come io mi sono sentita a vent’anni.
E saperlo mi toglie l’appetito.
Ecco come sto reagendo alla consapevolezza del vostro malessere.
Una conseguenza, lo ripeto, di un passato che è un punto di vista, si, il mio punto di vista, di fatti, purtroppo reali.
Sapete perché in passato non ho chiesto aiuto alle autorità che avrebbero potuto tutelarmi?
Perché temevo di ferirvi.
Di farvi del male.
Perché andare contro di voi mi sembrava un atto contro natura.
Ho preferito tenere per me il dolore di figlia rinnegata.
Di vivere la mia vita senza dimenticare di voi perché l’amore che si nutre per un sogno avverato rimane. Anche se infranto.
Io non ho mai accetto la rottura del mio sogno.
Dove è finita la saggezza della vecchiaia?
Mi aspettavo che per la prima volta avreste preso il toro per le corna e avreste cercato il contatto con me.
La vostra reazione invece è stata quella di cercare disperatamente qualcuno che si schierasse dalla vostra parte e carichi di questo appoggio vi sareste fatti forti a puntarmi il dito contro e darmi della bugiarda, della malata, di colei che vuole la calunnia.
Indignati, avete attaccato chi mi ha dimostrato affetto, perché per voi chi ama me non ama voi.
Vi sentivate sicuri perché mi reputavate isolata da parenti e conoscenti. Vi sentivate sicuri della certezza che io fossi una mezza persona. una povera stupida destinata a nulla di buono.
Invece ecco a voi la mia dignità, la mia voce, il rispetto e l’amore che mi sono guadagnata. Sentimenti che non possono essere pretesi ma ricevuti nel tempo perché ritenuti degni di essi.
Vi sentivate al sicuro dal giudizio del mondo perché circondati da un isolamento che avete deciso per voi stessi. Re e regina dentro al loro castello.
Davvero teneramente e follemente ora mi sembravate i Don Chisciotte odierni.
Mi avete insegnato voi che le bugie hanno le gambe corte..Lo avevate dimenticato?
Paradosso di tutto e che io vi sono più vicino di tutti perché dopo aver fatto terra bruciata intorno a voi, meglio di chiunque altro so come vi sentiate.
Avete bisogno di aiuto.
Come molti anni fa io ho avuto bisogno di aiuto per non cadere in errori irreparabili (aiuto che per fortuna la vita stessa ha voluto regalarmi), oggi siete voi ad avere bisogno di aiuto.
Essere consapevoli del proprio malessere è il primo passo verso la guarigione.
Che ci crediate o no io sono preoccupata per voi.

Lascia un commento