84- inizio della fine

Per un po’ di tempo non scrissi nulla.
Non volevo scrivere.
Poi ne ho sentito il bisogno.
D’altronde ero ancora in punizione per via del mio indimenticabile ritardo e la mia vita era casa-scuola.
Diciotto anni.
Diciotto anni in questo sporco mondo.
Delusa.
Trovai una definizione meglio azzeccata: illusa.
Sbagliato nuovamente: le mie illusioni stavano crepando tutte, una seguito dell’altra.
Dovevo ammetterlo in maniera definitiva: ero una diciottenne disillusa.
Il che era molto peggio del vivere dentro un’illusione; giacchè dalla mia misera vita mi trovavo a non aspettarmi proprio un bel niente.
Non mi sono sentita pronta ad affrontare l’accaduto.
Ho preferito dimenticare, far finta che non fosse avvenuto.
Mi concentravo su avvenimenti che potevano distrarmi.
Preferivo pensare a tutt’altro per distrarmi dal dover metabolizzare determinate parole.
Ho messo in atto un meccanismo di difesa che mi avrebbe permesso di non impazzire.
Meglio coprire pensieri da incubo con pensieri che mi apparivano meno peggio.
In mezzo alla mai confusione ho chiamato Stefania, mi sono confidata con Valeria, con Mariangela e Valentina e tutte mi hanno detto:
“Resisti. Finisci liceeo e università e poi scappa. Stringi i denti. Fai finta di non sentire. Chiuditi a chiave in camera tua”.
Fino ad allora non avevo avuto il privilegio di avere le chiavi della mia camera.
Mi rimaneva l’obbligo di far finta di nulla.
Far finta che non fosse successo.
Un’impresa.
Trovavo misero conforto solo nella lettura.
Un rifugio che tuttavia svaniva nel momento in cui chiudevo la copertina del volume di turno.
Usare lo studio come diversivo?
Non riuscivo e non volevo farlo.
Concentrarmi come dovuto quando avevo una tormenta violenta dentro al cuore per me era impossibile.
Sedare il mio cuore mi costringeva a sedare il mio cervello.
Dovevo trovare il modo di reagire.
Dovevo coprire il mio incubo rifugiandomi nelle mie paure.
Mi sono obbligata a pensare esclusivamente a Fabio.
Finalmente avevo la mia tanto attesa storia d’amore.
Peccato non riuscissi a viverla come sarebbe stato normale.
Avevo goduto e vissuto ogni giornata, ogni ora, ogni attimo come se dovesse essere l’ultimo.
Due mesi di puro amore romantico.
Sapevo fin dall’inizio che era un errore.
Mi sono trovata di fronte ad una situazione più grande della mia volontà.
Come già detto da qualcuno: “La carne è debole..”, il mio spirito lo era altrettanto.
Mi sono trovata di fronte a quel piccolo bel ragazzo che mi guardava adorante.
Che male mi avrebbe fatto uscire con lui per qualche volta?
Così ho fatto.
Ogni appuntamento risultava più bello.
Mi sono lasciata trascinare da una corrente che era troppo dolce per poter essere combattuta.
Mi ero ritrovata con il ragazzo.
I primi tempi sono sempre i più belli.
Passati i quali ho iniziato a sentire disagio.
Si stava avvicinando la bella stagione, Fabio cercava molto galantemente maggiore intimità con me.
Due fattori che proprio non avevo il coraggio di affrontare.
“Che ne dici di passare una giornata al mare?”
“Passi a trovarmi a casa?”
Domande che mi ghiacciavano il sangue.
Fabio conosceva solo la Clara bella, quella sicura in se stessa.
Delle mie zone in ombra, di quelle più buie non ne aveva idea.
La voglia di confidarmi con lui non c’era proprio.
Più trascorrevo il mio tempo insieme a lui più più una sensazione di claustrofobia si sviluppava.
In poco più di due mesi avevo raggiunto i limiti che non avevo il coraggio di sorpassare.
Sapevo che il mio legame con Fabio non sarebbe durato molto.
Era lui a non saperlo.
Non passava giorno in cui Fabio mi dichiarasse un amore profondo e sincero.
Quelle belle parole non mi facevano felice, mi trafiggevano il cuore perchè sapevo che lo stavo ingannando celandogli verità che avrei dovuto condividere con lui.
Il mio egoismo, i miei complessi, le mie paure sono sempre state più grandi del mio senso di rispetto per lui.
E dietro tutto questo c’era la mia situazione famigliare.
Mi sentivo uno zombie.
Mi cibavo di chi era vivo per avere la sensazione di essere viva io stessa.
Una situazione per me intollerabile.
Dovevo farla finita.
Smettere di prenderlo in giro.
Smettere di sfruttarlo.
Non lo meritava.
Mi sono decisa a lasciarlo, consapevole che avvenuto ciò non avrei avuto davvero nulla a cui agrapparmi,; consapevole che avrei perso l’unico velo con cui avevo coperto il totale abbandono della mia famiglia.
Solo le parole: “È finita”, non riuscivano ad uscire dalla bocca.
Volevo allontanarlo da me, eppure trovavo difficile mettere in atto i miei propositi.
Da codarda ho iniziato a cercarlo sempre meno.
Ad ogni mio passo indietro Fabio ne faceva uno nella mia direzione.
Siamo entrati in un circolo falso che mi opprimeva.
Se non fossi stata io a tranciare il nostro legame, lui non lo avrebbe mai fatto.
Gli ho chiesto una pausa.
Gli ho chiesto di cercarci solo dopo l’estate.
Fino alla fine non sono stata affatto sincera.
Dentro di me sapevo che il taglio con Fabio era netto eppure con lui ho potuto solo parlare di pausa di riflessione.
Non ero affatto fiera di me stessa.
Le mie bugie, le questioni sottaciute facevano di me una persona misera misera.
Guardarmi allo specchio è stato difficile per qualche tempo.
Mi sono dovuta arrendere a ciò che già sapevo: alla chiara evidenza che non ero pronta a legarmi con nessuno.
Non me lo potevo permettere.
I pro erano troppo pochi in confronto agli svantaggi: troppa sofferenza per me stessa e il doppio per chiunque si trovasse al mio fianco.
Per questo motivo mi ero costretta a lasciare Fabio e porre fine alla nostra relazione e non nella maniera più giusta.
Dannata la mia sfortuna!
Ma era meglio così.
Fabio iniziava a chiedere troppo da me.
Non perchè pretendesse, ma semplicemente perchè era la normale evoluzione di una qualunque relazione.
Io ero adatta solo all’amore romantico, all’innamoramento più giovane e più puro, un principio di amore di cui ci si stancava presto a quella mia età.
Lo capivo perché me lo sussurra il mio corpo.
Un corpo che aveva i suoi bisogni, un corpo che per me non era un alleato, ma il peggiore dei nemici.
Meglio non dare niente, che illudere di poter dare tutto.
Meglio non chiedere nulla, non avere pretese.
Meglio non dover trovarsi a ingannare chi impara a volerti bene.
Perché devo affrontare tutto questo da sola?…Quanto mi disprezzavo…E poi sotto tutto questo la solitudine più nera.
Il dolore che era un pozzo senza fondo.
La fredda solitudine.

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