83-fine dell’illusione

Non ho fatto in tempo a sedermi a tavola che ho voluto togliermi ogni mio dubbio.
“Dimmi quando mai ti ho fatto credere che io ci stessi provando con te”, ho detto a mio padre guardandolo negli occhi davanti a tutta la mia famiglia.
Ha riso nervosamente.
Non ha aggiunto altro.
Non gli è uscita una parola.
Nulla.
Pensavo stesse riflettendo.
“Ti prego, fai qualcosa! Aiutami!”, ho pensato disperatamente dentro di me.
Tutto quel tempo per formulare un pensiero?
Per pronunciare le parole che avrebbero salvato la situazione prima che precipitasse?
Era questo il capofamiglia?
Il padre che il destino mi aveva assegnato?
Regnò solo il silenzio.
Mi si è stretta la gola.
Ho smesso di respirare mentre lui riprendeva a mangiare come se niente fosse.
Mi sarei strappata i capelli; non osavo crederci.
Stavo sognando.
Era solo un incubo.
Mia madre e mio fratello mi guardavano a bocca aperta.
Nessuno sentiva bisogno di una spiegazione?
Era un argomento che riguardava solo me?
Mi sono costretta a parlare, nonostante la mia unica voglia fosse quella di scappare il più lontano possibile.
Dovevo coprire quell’odiato terribile silenzio che mi stava lacerando il cuore.
“Mamma ha aspettato che fossimo sole per fare un certo discorso. Ho pensato che se anche tu avessi pensato lo stesso che mi ha rivelato lei me lo avreste detto insieme”.
Mia madre è diventata improvvisamente nervosa. Ha iniziato a mangiare agitatamente.
Per me il cibo era uno degli ultimi pensieri.
Mi faceva schifo pensare al cibo dopo quanto mi era successo quel pomeriggio.
Di nuovo quell’odiato silenzio.
Nessuna domanda circa l’accaduto da parte di mio fratello o di mio padre.
Mio fratello non mi stupiva.
A sconcertarmi era mio padre.
Persino il silenzio aveva più carattere di lui.
Possibile che non capisse che gli stavo chiedendo aiuto?
Si era dimenticato quanto lo avessi supportato quando mia madre pensava che lui la tradisse?
Si era dimenticato quanti stratagemmi avevo portato avanti affinchè si riapacificassero?
Unica occasione in cui io e mio fratello abbiamo collaborato per il benessere della famiglia.
Ecco il ringraziamento: solo e sempre silenzio.
“Tu hai frainteso le mie parole. Non hai capito cosa volevo dirti in realtà…”, ha blaterato senza convinsione mia madre.
“C’era poco da fraintendere nelle parole che mi hai sputato addosso. Dimmi cosa non avrei capito? Se vuoi lo ripeto. Correggimi se sbaglio”.
Ho ripetuto il suo discorso.
Difficile dimenticarlo.
Me lo porterò dietro per tutta la vita.
Di nuovo nessuno ha reagito.
Continuavano a mangiare come se niente fosse.
Faticavo a crederlo.
In quale manicomio ero mai finita?
Mia madre mi aveva rinnegata, mi aveva dato dell’animale in calore, e loro continuavano a mangiare!?
Che razza di uomo, padre di famiglia o fratello può fare una cosa del genere?
Quale mostruosità eravamo diventati?
Le lacrime mi salirono incontrollate agli occhi.
Addio sogni di famiglia.
Non lo saremo mai stati.
Non ebbi il coraggio di continuare a guardarli.
Mio fratello, finito di cenare, andò in camera sua a studiare.
Giusto: lo studio prima di tutto: per il nostro futuro…ma la violenza morale, lo stupro della mia anima non aveva alcun valore?
I miei sono rimasti a tavola come se niente fosse.
Il mio sogno era finito.
Come un vetro rotto era fatto solo di pezzi.
Crollato.
frantumato in parti troppo devastate perpoter essere aggiustato.
Mi schiantai davanti alla realtà con la stessa violenza con cui si perde la vita con un incidente automobilistico.
Per giorni e giorni ho ricostruito a ritroso la mia vita e mi è diventato chiaro che mia madre non mi soffriva già da molto tempo.
Aveva dovuto solo legittimare la sua repulsione nei miei confronti.
Finalmente aveva trovato il modo di farlo.
Nel suo cuore non c’era mai stato posto per me, non in maniera definitiva.
Ho perso quel privilegio quando ho smesso di essere bambina e sono diventata ragazzetta.
E non certo la ragazzetta che lei desiderava.
Lei non avrebbe accettato nessun ‘altra donna in famiglia.
Io ero un estranea che era diventata sua rivale.
Solo per pochissimo tempo sono stata una figlia per lei.
Ecco perchè da anni mancavano le carezze, gli abbracci, i baci, la voglia di vivere in armonia.
Lei non lo aveva mai voluto.
Se mio padre aveva pensato che il silenzio avrebbe sciolto da solo la situazione che si era creata, io aveva la convinzione che per mia madre non era finita: era appena cominciata la battagli finale. L’ultimo scontro, quello definitivo aveva preso vita.
Lei era follemente convinta delle sue affermazioni.
Il fatto che mio padre non avesse reagito avrebbe rappresentato una conferma per lei.
Non lo aveva detto.
Non sarebbe passato molto tempo prima che lo avesse fatto.
Io ne ero convinta.
Stavo annegando dentro una casa nella quale mi sentivo un’ospite indesiderato.

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