La mia prima storia d’amore segna la svolta della mia vita.
Le lacrime con cui Fabio mi ha dimostrato il suo dolore quando ha scoperto che la mia decisione era definitiva sono stati macigni sul cuore.
Mi sono ripromessa di evitare stupidi tentativi su persone innocenti.
Prima sarebbe stato giusto risolvere le mie questioni morali.
Solo il mio nodo di Gordio sembrava aumentare del suo intreccio, piuttosto che il contrario.
I miei problemi di fatto si erano centuplicati.
Il famoso Big One della mia vita era avvenuto.
La mia premonizione si era avverata.
Il disastro intorno a me era totale.
L’inizio del caos è stato determinato da un guaio che i miei hanno reputato imperdonabile.
Stavo passando la serata con Fabio e due mie conoscenti.
Entrambe accompagnate dai loro ragazzi.
Tre coppie.
In principio siamo stati in casa di Silvana; ci eravamo rifugiati nel garage, posto allestito a festa, più che deposito di un automobile.
Ci siamo fatti cullare dalla musica, ognuna tra le braccia dell’altro.
Poi ci siamo spostati in un’altra casa ma è avvenuto l’irreparabile: ci siamo addormentati.
Tutti quanti.
Abbiamo riaperto gli occhi che erano le tre del mattino.
Terrorizzati, siamo rimasti fermi a chiederci come affrontare la situazione.
Il mio coprifuoco sarebbe dovuto essere la mezza notte.
Sapevo che mio padre mi sarebbe dovuto venire a prendere per quell’ora proprio a casa di Silvana.
Il problemi era che io non ero li.
Questo tre ore prima.
Ero addormentata altrove.
Silvana era con me, persa quanto me nel sonno e nemmeno nel suo caso i genitori sapevano dove stesse perché nella cantina dove stavamo non prendeva il cellulare di nessuno.
Volevamo morire.
Imbarazzati l’uno più dell’altro abbiamo deciso che il ragazzo fornito di motorino mi avrebbe portata a casa per prima perché ero quella che abitava più distante.
Del tutto sprovvista ad un viaggio sulle due ruote mi sono morta di freddo. Mi sembrava che il motorino urlasse mentre la città intera sembrava addormentata.
Troppo silenzio.
Troppa quiete.
Più mi avvicinavo a casa più avevo voglia di morire.
Avrei potuto cercare di entrare in casa facendo il massimo dell’attenzione.
Il massimo silenzio.
Il problema era che non avevo più le chiavi di casa.
Mia madre me le aveva tolte da qualche tempo.
Aveva il tormento che le usassi per fare qualcosa di sbagliato.
Per proteggersi e proteggermi aveva deciso che era più saggio privarmi del libero ingresso in casa mia.
Ho premuto il citofono con la sensazione di aver messo il dito dentro un nido di vespe.
Il ronzio metallico della durata di qualche secondo mi è parso una bomba sganciata dal cielo.
Mi stavo cagando sotto.
Lo scatto che indicava l’apertura del cancello mi ha tolto il respiro.
Ho salutato il ragazzo che mi aveva riportata a casa come il morituro consapevole dell’avvento del boia.
Ho salito i gradini che mi portavano a casa aspettandomi il peggio.
Come cazzo avevo potuto addormentarmi!?
E quando mi avrebbero creduta!?
Difficile crederlo…Lo capivo…Era la verità, però…
Un bel ceffone mi ha accolto dietro la porta accostata.
“Con te facciamo i conti domani mattina”.
Già, troppo silenzio per le nostre discussioni.
Chi ha potuto dormire.
Sono andata in bagno e preparami al letto e con orrore ho scoperto di essermi macchiata.
Avevo le mestruazioni ed era troppo che non mi ero cambiata.
Mi sono infilata al letto.
Si è fatto giorno.
Troppo dannatamente presto.
Sapevo che sarei stata in punizione a vita.
La casa si è svegliata del tutto ma io tergiversavo ad alzarmi dal letto.
Mia madre mi ha stimolata prendendomi dai capelli e portandomi in cucina.
Prima ed ultima volta ce ho ha fatto.
Io ero troppo in torto per ribellarmi della cosa.
“Sei una svergognata! dove sei stata? Tuo padre e tuo fratello ti hanno cercata per due ore! siamo stati costretti a suonare in casa di Silvana per tentare di trovarti! dove cazzo stavi? abbiamo passato tutta la notte svegli!”,
“In casa di del ragazzo di Alessandra”
“E con chi cazzo stavi!?”
“Sai co chi stavo…Ci siamo addormentati…”.
E’ scoppiata a ridere.
“So bene cosa hai fatto: sei una porca: avevi persino i pantaloni sporchi di sangue! Sei una troia! In più sei tornata in casa in motorino! tutto quel baccano! Ti hanno sentita tutti! Non ti vergogni!? ma che può pensare la gente!?”
” Se avessi avuto le chiavi non sarei stata costretta a suonare…”
“E che pensi che le chiavi risolvano tutto!? Ho fatto bene a toglierti le chiavi: io orge in casa mia non le voglio!”.
Li ho smesso di ribattere.
Mia madre era sicura che quella sera io mi fossi abbandonata al sesso sfrenato e che le mie mestruazioni non fossero altro che il manifesto della mia sfrenatezza.
Mannaggia alla sfiga più nera!
Baci, strusciamenti c’erano stati con il mio ragazzo, avevo diciotto anni, d’altrove; ma nulla di più: ci eravamo dannatamente ed ingenuamente addormentati ciascuno al riparo dei propri abiti.
peccato nessuno fosse disposto a credermi.
Casa. Scuola. Nulla di più. A tempo indeterminato.
Mi potevo pure dimenticare l’esistenza del telefono: le mie amicizie balorde non erano più tollerate.
Ho accettato i giusti castighi.
solo il peggio stava per arrivare.