La mia esperienza con Marco segnò una svolta nella mia vita.
La nostra fu una breve storia estiva fatta di baci.
Lui mi ha riempita di attenzioni, se lontano, mi mandava sms molto romantici.
Già pochi minuti dopo la fine del nostro primo appuntamento mi ha mandato messaggi in cui ero diventata il suo tesoro, il suo amore.
Prima volta in vita mia che un ragazzo usava queste termini per indicare me.
Leggerli non mi ha dato il piacere che avrei immaginato.
Marco mi era sembrato troppo generoso nel attribuirli.
Mi ha quasi infastidita leggerli.
A certi termini attribuivo un peso di un’importanza notevole. Tesoro e amore erano due termini che dovevano essere guadagnati, usati con parsimoniosità.
Ho dato poco peso alla cosa…In fondo sapevamo entrambi che tornati ognuno nel suo mondo non ci saremo mai cercati.
Quella mia prima piccola storia determinò un cambiamento improvviso.
Come se fossi stata un brucio dentro il bozzolo mi sono vista sbocciare.
E’ stato quasi un cambiamento inaspettato del quale non mi ero affatto resa conto.
Improvvisamente sono diventata visibile per l’altro sesso.
Mi sono accorta con orgoglio che iniziavo ad attirare le prime occhiate di interesse.
Le mie compagne mi presentavano amici che avevano espresso il desiderio di conoscermi.
Iniziarono i miei primi appuntamenti.
Si svolgevano il pomeriggio.
Alla luce del sole.
esclusivamente il sabato pomeriggio.
Difficilmente non accettavo gli inviti che mi erano stati fatti.
Li prendevo come occasioni di confronto.
Alla fine erano passeggiate, chiaccherate leggere che terminavano con un reciproco ringraziamento per il tempo condiviso.
Non regalavo baci.
Dovevano essere meritati.
La mia autostima prese vita. Ho iniziato a provare orgoglio per me stessa.
Stavo evidentemente migliorando il mio aspetto.
Il mio corpo stava facendo tuto da solo. Ero la rappresentazione vivente del brutto anatroccolo. Finalmente anche io stavo diventando cigno.
Non ho mai cercato di fare il primo passo; mi piaceva aspettare di essere corteggiata.
Non mi sono mai comportata da civetta o da antipatica,;offrivo sempre un sorriso, anche ai ragazzi che non rispondevano ai miei gusti: ero stata troppo tempo dalla parte di chi era stato ignorato per comportarmi da stronza e soprattutto era troppo piacevole ricevere attenzioni che fino ad allora non erarano mai state destinate a me.
Attribuirmi termini quali: “amore, tesoro, piccola mia..” era un grosso errore. Chi sentivo svendere questi termini con troppa disinvoltura non mi rivedeva due volte.
Pensavo che se erano così generosi con parole che ritenevo di un certo peso emotivo, allora il loro cuore doveva esssere certamente mercenario.
Non volevo avere a che fare con tipi di questo stampo.
Se finalmente l’altro sesso mi concedeva attenzioni tutte positive, mia madre sembrava volere la discussione continua.
Che donna pesante.
Ha cambiato frase preferita.
Nel sentirsi offesa da un mio cattivo voto o da un mio comportamento questa era diventata la sua domanda di rito:
“È così che mi ringrazi per averti tirata fuori dalla merda?”.
La prima volta che l’ho sentita parlare così la mia confusione mi ha letteralmente lasciata di sasso. Come non poteva riflettere sul suo modo presentare le sue lamentele?
Le sue parole mi hanno offesa.
Avrei dovuto ringraziarla per avermi adottata, essere come lei mi avrebbe voluta semplicemente perchè lei mi aveva tolto dalla miseria?….Non avevo idea di come mia madre si immaginasse la mia vita precedente; si, avevo vissuto nella miseria, nella merda come diceva lei, con mio padre, e non era stata certo lei a tirarmi fuori da quella situazione.
Lei mi ha presa con se quando l’unica cosa che mancava nella mia vita era l’amore e le attenzioni di una famiglia.
In orfanotrofio mangiavo tutti i giorni, avevo un comodo letto tutto mio, avevo la possibilità di godere di ogni festività dell’anno…perciò non vivevo affatto nella merda…Si, la mia vita era misera, perchè carente di tutto quel mondo emozionale che solo un genitore può donare al proprio figlio…Mi mancava l’amore, mi mancava una famiglia.
Bisogni che mi erano rimasti pur avendo un padre e una madre.
Siamo state sfortunate, nessuna riusciva a rispondere ai bisogni dell’altra.
Parlavo di noi due, in realtà avrei dovuto riferirmi ad ogni componente della mia famiglia.
La mancanza di dialogo, di comprensione, di empatia ci portava ad estenuenti litigi ciechi e sordi. Stavamo diventando bravi solo in una cosa: abili nel ferirci reciprocamente.
Sporadicamente pensavo di parlare con mio fratello per cercare un alleato che potesse essere di aiuto nel non sentirmi così dannatamente sola e non capita.
Vedere con quanta sufficienza mi lanciava i suoi sguardi superficiali mi spiazzava. Bastavano quelli a ricordarmi che lui non aveva una considerazione migliore di me: mi considerava una sciocca, una stupida…E poi mio fratello era troppo impegnato a pensare a se stesso…Le false speranze in casa mia non erano utili nemmeno a risollevare il morale, tutt’al più mi facevano sentire ancora più disarmata nell’affrontare una vita che non mi sarei mai immaginata.
Negativamente parlando.