Di nuovo mia madre tirava fuori la storia di Raffaella.
Aveva cominciato a dire che la nostra amicizia era finita perchè lei si era stufata di farmi copiare.
Fino ad allora ero andata benino a scuola solo perchè lei mi aveva concesso di servirmi dei suoi compiti in classe.
Passata la vergogna di essere stata scoperta a mentire spudoratamente ho iniziato ad annoiarmi delle sue accuse.
Giusto riconoscere i propri torti, accettare le conseguenze e chiedere scusa; ma l’esagerazione delle sue torture verbali mi logorava.
Neppure per convenienza era mia intenzione avere un rapporto speciale con Raffaella.
Appoggiarmi a lei per far lievitare i miei voti sarebbe stato inutile: non sono mai stata capace di copiare.
Finivo per farmi scoprire.
Per questo non lo facevo mai.
Copiare per me era un’arte che mi era preclusa.
Preferivo reggermi sulle mie uniche forze; mi limitavo a produrre ciò che ero in grado di fare da me.
Il greco era un caso particolare: proprio non lo digerivo: di fronte ad una traduzione leggevo il titolo ed inventavo di sana pianta; ogni tanto facevo finta di cercare un vocabolo sul Gi, così, per avere un’aria più professionale.
Quando l’odiosa professoressa Batosta ridava gli scritti mi si avvicina:
“Bella la tua ultima traduzione Clara: un italiano molto buono, non mi hai fatta annoiare; peccato che sia interamente di fantasia e fosse una traduzione dal greco all’italiano: non hai beccato una parola”, mentre leggevo l’ennesimo cinque.
Era persino stata generosa nella valutazione.
La naturale conseguenza è stata il debito in greco.
Invece di tentare capire la ragione della mia passività rispetto alla scuola, la sentenza di mia madre è stata una sola:
“Finalmente anche le insegnanti hanno capito chi sei in realtà: ora sanno che i voti alti non sono farina del tuo sacco”.
Ok il debito a greco ma il resto non era poi così malaccio…Vero: lei vedeva solo il negativo, il peggio.
Diventavo via via inappetente alle frasi con cui cercava di ferirmi.
Che le dicesse nella speranza di risquotermi e farmi reagire alla mia decadenza scolastica?
Al di là delle affermazioni di mia madre, non era mia intenzione iniziare il liceo con il debito a greco; perciò l’estate successiva mi sono messa sotto a studiare.
Da sola.
Da un giorno all’altro mi ha dato fastidio il non riuscire a distinguare un sostantivo da un verbo.
Con pazienza mi sono messa a studiare con l’attenzione dovuta la grammatica.
Riprese le fondamenta ho preso Esopo ed ho iniziato a fare minimo due traduzioni al giorno.
Le correggevo da sola, servendomi della traduzione italiana delle sue fiabe.
Prima dell’inizio dell’anno scolastico ho contattato un professore in pensione che mi correggeva i compiti che stabiliva per me.
Ho iniziato il liceo recuperando il debito.
Un sospiro di sollievo per i miei; una dimostrazione delle mie capacità per me.
Sapevo che il mio odio per il greco in particolare, per il latino e l’italiano era dato dalla mia antipatia per la docente di quelle materie.
La fine del ginnasio per me ha significato il distacco dalla sua scomoda presenza.
Mi irritavano profondamente i suoi cambiamenti repentini: di fronte alle alunne voleva dimostrarsi la docente a cui confidare le proprie incertezze giovanili, ci rassicurava della sua presenza con un sorriso tra i più falsi mai incontrati; prometteva il massimo riservo e poi correva a ripetere le nostre parole ai nostri genitori. E’ successo solo una volta perché nessuna tra le mie compagne si è più fidata di lei.
Entrava in classe a testa alta, quasi guardando il soffitto, a passi talmente larghi che sembrava voler prendere le misure della stanza. Le sue spiegazioni si svolgevano ad una velocità pazzesca.
Parlava mantenendo un tono di voce al minimo in modo da garantirsi il massimo silenzio. Le sue lezioni ci lasciavano in suo ricordo un eterno mal di testa. Nessuno le stava dietro.
Informata della cosa ha saputo rispondere solo in un modo: piangere. Il primo pianto della mia vita che non mi ha commossa ma solo infastidita.
Come usciva dall’aula diventava un cane che camminava con la coda tra le gambe. Da prima donna diventava un pedone senza voglia di mettersi in mostra.
Studiare e tradurre tornò ad essere molto più facile: sapevo che non l’avrei più rivista.
La mia reazione voleva essere la dimostrazione che se avessi voluto avrei potuto essere più che capace: anche senza la presenza di Raffaella.
Lentamente mia madre ha finito di nominarla; anche se dimostrò sempre un debole per lei, e nel parlare al telefono con le mie compagne di classe preferite: Valeria, Mariangela e Valentina, lei, terminata la telefonata, scuoteva la testa e sospirava:
“Era troppo una brava ragazza Raffaella…altro che queste sciacquette!”,
“Se ti va la chiamo e ci esci insieme. Io preferisco altre compagnie”,
“Certo, perchè sei una bagascia!”.
Via alle nostre guerre verbali.